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Il prezzo (umano) dell’ecommerce

La pandemia ha incrementato le vendite online, ma non ha migliorato le condizioni di lavoro dei corrieri. Con la diffusione della pandemia, gli acquisiti online sono cresciuti in tutto il mondo. In Sud Corea, la domanda di beni consegnati a casa è aumentata del 30%, raggiungendo nel 2020 la cifra record di 3,6 miliardi di […]
4 Gennaio 2021
Di: Giorgia Pacino
4 Gennaio 2021
La pandemia ha incrementato le vendite online, ma non ha migliorato le condizioni di lavoro dei corrieri. Con la diffusione della pandemia, gli acquisiti online sono cresciuti in tutto il mondo. In Sud Corea, la domanda di beni consegnati a casa è aumentata del 30%, raggiungendo nel 2020 la cifra record di 3,6 miliardi di pacchi spediti. Sono migliorati i profitti delle compagnie di corrieri e logistica, ma non le condizioni di chi lavora in prima linea. Secondo i dati raccolti dall’Agenzia nazionale per la salute e la sicurezza sul lavoro, in Sud Corea soltanto nella prima metà del 2020 sono morti nove corrieri e gli infortuni sul lavoro sono cresciuti del 43%. A oggi i decessi contati dai colleghi sarebbero 15: i lavoratori delle consegne raccontano che stanno morendo di gwarosa, ovvero troppo lavoro. Lavorano una media di 12 ore al giorno, sei giorni a settimana. Considerati come lavoratori autonomi, la maggior parte dei 54mila corrieri del Paese – taekbae gisa in coreano – non ha beneficiato delle ultime riforme del lavoro che hanno aumentato i livelli di protezione dei dipendenti. Nel 2018, il governo sudcoreano ha ridotto da 68 a 52 ore la settimana lavorativa, per assicurare un migliore equilibrio dei tempi di vita e di lavoro e garantire il diritto al riposo. Per i corrieri, invece, non sembra esserci alcun limite d’orario. Sono sempre più numerosi i beni che i sudcoreani hanno preso l’abitudine di ordinare online, senza contare il tempo impiegato per le consegne al piano, visto che i cittadini più spaventati dal contagio rifiutano l’accesso all’ascensore ai corrieri. Alcune compagnie di logistica, di recente, si sono scusate con l’opinione pubblica, dopo il clamore suscitato dal crescente numero di corrieri morti. Hanno promesso di garantire benefit e check up medici ai propri collaboratori e di assumere nuovo personale per ridurre le ore di lavoro e gestire i volumi in crescita. Fonte: The New York Times

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