Welfare aziendale, è ora di digitalizzarsi (per davvero)
Il mercato del lavoro sta cambiando rapidamente; e non è mai stato così alto, dal 2016, l’indice che misura la talent shortage, cioè la carenza di personale qualificato (soprattutto a livello tecnologico). Per il 40% circa delle imprese italiane è difficile trovare lavoratori con le qualifiche richieste e nel resto del mondo va anche peggio, […]

Il mercato del lavoro sta cambiando rapidamente; e non è mai stato così alto, dal 2016, l’indice che misura la talent shortage, cioè la carenza di personale qualificato (soprattutto a livello tecnologico). Per il 40% circa delle imprese italiane è difficile trovare lavoratori con le qualifiche richieste e nel resto del mondo va anche peggio, perché tre su quattro denunciano questa problematicità. Lo ha rivelato il recente report Upwork’s future workforce, pubblicato dal World economic forum.
La domanda che le organizzazioni si stanno facendo a livello globale, quindi, è come si attraggono i talenti. Offrire un modello di welfare aziendale adeguato alle sfide attuali è una delle risposte, come è emerso dalla prima edizione del Welfare Day organizzato da Sodexo Benefits & Rewards Services Italia. Un modello al passo con i tempi, oggi, è sinonimo di digitale: “Il digitale è elemento ormai sempre più diffuso e centrale nella vita quotidiana di lavoratori e consumatori. E anche i servizi di welfare devono adattarsi a questa trasformazione”, ha dichiarato Anna Maria Mazzini, Chief Growth Officer Sodexo Benefits and Rewards Services.
Anche recenti stime nazionali lo confermano: i pagamenti digitali con carta e le transazioni contactless, per esempio, nel 2022 hanno registrato un +14%, superando i 45 miliardi di euro. Dalla sfida posta dalla digitalizzazione, quindi, non è esente il mondo del welfare, che nel 2022 ha vissuto importanti novità (in particolare dal punto di vista normativo). Il Legislatore ha infatti incentivato l’utilizzo dei fringe benefit per i lavoratori, che possono comporre liberamente il proprio paniere di beni e servizi da acquistare attraverso il budget assegnato. Per i dipendenti questi benefit rappresentano un ammontare non soggetto a contribuzione né a prelievo fiscale, liberamente spendibile. Uno strumento che consente all’utente di scegliere ciò che gli è più utile e all’azienda di andare incontro alle esigenze specifiche del personale. Sodexo Multi, la smart card di Sodexo per la gestione dei benefit aziendali, per esempio, fa effettuare transazioni direttamente dall’App, senza la necessità di avere la card sempre con sé, e monitorare il saldo dei buoni pasto e le operazioni svolte.
La legislazione per i fringe benefit è ancora favorevole
La soglia di esenzione fiscale dei fringe benefit – raddoppiata e portata a 516 euro nel corso del 2021, per poi tornare alla cifra iniziale di 258 euro – è ora giunta a toccare i 600 euro con il cosiddetto “Decreto Aiuti bis” (cioè il Decreto legge 115/2022). Inoltre, per far fronte all’impennata del costo dei carburanti e dell’energia, il Governo uscente ha previsto un bonus di 200 euro a supporto dei dipendenti. Una somma anch’essa interamente deducibile dall’azienda, che porta così l’ammontare totale a 800 euro. In questo contesto, le aziende sono sempre più interessate a integrare piattaforme digitali per la gestione dei vari servizi di welfare e, soprattutto, di benefit offerti ai propri collaboratori, in grado di consentire un facile accesso da remoto. Il 79% dei dipendenti delle imprese italiane si aspetta infatti un ampliamento del programma di benefit aziendale, mentre quasi tutte le aziende (92,2%) hanno compreso l’importanza della salute e della sicurezza dei propri dipendenti, e due su tre hanno intenzione di investire di più nel welfare aziendale, secondo i dati raccolti da Sodexo Benefits and Rewards Services. Inoltre, da una classifica interna realizzata tra i clienti del player, in Italia risulta che i benefit più richiesti siano i premi immediati in denaro, seguiti dai buoni pasto, dall’assicurazione medica e da quella finanziaria.Esigenze diverse per generazioni differenti
La flessibilità oraria, per esempio, risulta agli ultimi posti tra i desiderata delle persone, ma secondo Mazzini è dovuto al fatto che le nuove generazioni la diano per assodata. Lo ha confermato nel suo intervento Angela Lepore, Group HR Director di SeCo, per la quale c’è poi molta diversificazione nelle esigenze delle varie generazioni aziendali, in particolare tra i neo assunti e coloro che sono vicini all’età pensionabile, ma anche in base al ruolo che si ricopre. Stessa differenza che si ritrova nelle conoscenze digitali, a sfavore delle componenti più operative, come ha dichiarato Maurizio Caponi, Direttore delle Risorse Umane di Impresa Pizzarotti, intervenuto all’evento. In Italia, però, restano degli ostacoli alla digitalizzazione dei sistemi di corporate welfare, come è emerso durante i panel promossi dal Welfare Day. L’attenzione sembra ancora troppo focalizzata sugli aspetti fiscali e legislativi e meno sull’effettivo wellbeing dei dipendenti, che parte dall’ascolto delle esigenze delle persone e dalla conseguente personalizzazione dei servizi offerti. “Tuttavia, sono proprio gli strumenti digitali a nostra disposizione che consentono di creare una connessione sempre più stretta tra azienda e dipendenti, semplificando notevolmente i processi per le HR (nonché la fruizione per i dipendenti) e intercettando in modo innovativo i bisogni delle persone e degli utenti”, dichiara Mazzini.Categoria: Risorse Umane, Welfare aziendale
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