La lezione della pandemia è ascoltare le persone
Ritorno in sede, Smart working perenne, modalità ibride. Ogni impresa sta scegliendo il modello di lavoro più adatto alla propria organizzazione, soppesando vantaggi e criticità. La valutazione, però, sembra sia rimasta appannaggio dei vertici, poco inclini a tenere in considerazione l’opinione del personale. Nel Regno Unito, secondo il Chartered Management Institute soltanto il 50% dei […]
Ritorno in sede, Smart working perenne, modalità ibride. Ogni impresa sta scegliendo il modello di lavoro più adatto alla propria organizzazione, soppesando vantaggi e criticità. La valutazione, però, sembra sia rimasta appannaggio dei vertici, poco inclini a tenere in considerazione l’opinione del personale.
Nel Regno Unito, secondo il Chartered Management Institute soltanto il 50% dei manager ha discusso con il proprio staff sui futuri assetti di lavoro. La maggior parte dei responsabili si aspetta che tre dipendenti su cinque riprendano il proprio posto in sede a partire dal 21 giugno 2021, giorno in cui il Governo britannico di Boris Johnson ha annunciato un allentamento delle attuali restrizioni.
Ann Francke, Chief Executive di CMI, ha avvertito del rischio che la flessibilità, sperimentata nel corso dell’ultimo anno, vada persa, se la voce dei dipendenti resti inascoltata. “Nel 2020 sono stati fatti progressi reali nelle modalità di lavoro. Ritornare al modello tradizionale, con sei ore giornaliere sul posto di lavoro, significherebbe fare un passo indietro”.
Il modello di lavoro ibrido incontra al momento le preferenze dei dipendenti: due terzi dei lavoratori, sia uomini sia donne, vorrebbe operare da casa almeno un giorno alla settimana. In base alle ricerche condotte da CMI, le performance dei dipendenti migliorano quando questi possono dire la loro sugli assetti di lavoro, disegnandoli in modo da ottenere un miglior equilibrio tra vita e lavoro e una maggiore produttività.
Circa otto manager su 10 confermano, d’altronde, che i propri dipendenti appaiono preoccupati dal ritorno in ufficio. Distanziamento sociale (50%) e ricorso ai mezzi pubblici per recarsi in ufficio (48%) sono i timori più sentiti, ma ancor più diffusa è l’apprensione per gli effetti collaterali del lavoro da casa: isolamento (71%), distrazioni (70%), timori per la salute mentale (66%) e per il work-life balance (60%).
Fonte: Personnel Today
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