I benefit come leva per il ritorno in ufficio
Non tutti sono pronti a rimettere piede sul posto di lavoro. E le aziende provano a ingegnarsi. Uscire dalla comfort zone del lavoro da casa non è facile. Nonostante lo Smart working resti fortemente raccomandato, anche per ragioni di sicurezza, gli italiani hanno ormai preso confidenza con il rientro in ufficio e con le nuove […]

Non tutti sono pronti a rimettere piede sul posto di lavoro. E le aziende provano a ingegnarsi.
Uscire dalla comfort zone del lavoro da casa non è facile. Nonostante lo Smart working resti fortemente raccomandato, anche per ragioni di sicurezza, gli italiani hanno ormai preso confidenza con il rientro in ufficio e con le nuove abitudini che il ritorno in sede porta con sé. Altrove, invece, complice anche una più recente fine del lockdown, non tutti sono propensi a rimettere piede sul posto di lavoro. E le aziende provano a ingegnarsi.
Nel Regno Unito, c’è chi punta su assistenza extra per i figli, pasti gratuiti, posti auto un tempo riservati agli executive. Se la maggior parte delle compagnie inglesi non intende far pressione sui propri collaboratori perché riprendano al più presto il proprio posto in ufficio, alcune grandi firm stanno tentando la strada opposta. Offrendo servizi aggiuntivi e incentivi al proprio staff affinché rientri in sede.
Negli uffici londinesi di Goldman Sachs gli impiegati possono ora contare su colazione e pranzo take away offerti dalla banca. Se prima della pandemia avevano diritto a 20 giorni gratuiti di asilo nido aziendale, adesso possono chiedere 10 giorni aggiuntivi se fanno fatica a dividersi tra lavoro e cura dei figli.
La concorrente JP Morgan, invece, ha messo a punto un’App interna che permette ai senior banker in ferie di cedere il proprio posto auto ai membri più giovani dello staff che vogliono tornare in ufficio, ma temono il viaggio sui mezzi pubblici. Sempre per incentivare un tragitto in sicurezza, la banca ha aperto gli spogliatoi della palestra a chi decide di andare al lavoro in bicicletta o dopo una corsa.
Gli studi legali specializzati in Diritto del Lavoro, però, avvertono: c’è il rischio che misure simili si rivelino discriminatorie per i dipendenti che non vogliono o non possono tornare in ufficio per ragioni di salute. Nel momento in cui offrono un benefit aggiuntivo a chi rientra, le aziende dovrebbero, dunque, verificare se stanno garantendo un vantaggio equivalente a quanti restano a casa, per esempio perché affetti da disabilità.
Il consiglio degli esperti di Diritto è, dunque, quello di evitare pressioni sul personale. Soprattutto se l’analisi dei rischi non è stata condivisa e il ritorno in ufficio non è stato concordato con i dipendenti, le imprese potrebbero dare l’impressione di voler ‘comprare’ con qualche benefit la fiducia dei propri collaboratori.
Fonte: The Guardian
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