
Il nuovo (dis)ordine del mondo
Con la caduta del Muro di Berlino, l’Europa ha creduto di aver seppellito le guerre sotto la promessa della democrazia e del libero mercato. Oggi, però, come osserva Giuliano Noci, Prorettore del Polo territoriale cinese del Politecnico di Milano, nel libro Disordine – Le nuove coordinate del mondo (Il Sole 24Ore, 2025), quella narrazione si sgretola davanti al ritorno dei conflitti, all’ascesa del protezionismo e a un digitale che, da promessa di libertà, si trasforma sempre più in strumento di controllo. “Siamo davvero pronti a guardare in faccia la realtà?”, è la domanda provocatoria che percorre le pagine del libro del docente, autore anche di articoli per le testate della casa editrice ESTE (l’ultimo intervento è stato pubblicato da MIT Sloan Management Review Italia sul numero di Luglio-Agosto 2023, dal titolo “La riarticolazione globale delle catene di fornitura”).
Il nuovo saggio non è soltanto una diagnosi del presente, ma un tentativo di dare forma al caos. “Fare chiarezza nel caos di oggi è un’impresa temeraria, ma necessaria. Non possiamo rassegnarci alla complessità come fosse un destino ineluttabile”, scrive Noci. L’analisi si arricchisce grazie ai dialoghi con personalità provenienti da mondi diversi: Amalia Ercoli-Finzi, tra le maggiori esperte di Ingegneria Spaziale; Marco Bentivogli, voce autorevole sul tema dell’innovazione industriale e del lavoro; Paramjit Kaur, giovane studentessa che rappresenta lo sguardo delle nuove generazioni.
Grazie agli stimoli emersi nei tre dialoghi, il libro si articola attorno a quattro coordinate che convergono verso un’unica stella polare: il futuro sostenibile. È questa la direzione che deve orientare ogni scelta, non solo ambientale, ma soprattutto politica ed economica. “Il degrado ecologico è sotto gli occhi di tutti, ma la vera forza del cambiamento verrà da chi, domani, avrà il potere di decidere cosa acquistare e chi votare”, sottolinea l’autore.
L’Artico è il nuovo Mar Rosso
Fissata la stella polare, l’analisi inizia dalla prima coordinata: la geopolitica. Per decenni l’Occidente ha coltivato la convinzione di poter dettare le regole del gioco, con gli Stati Uniti come arbitro indiscusso. Oggi, però, quel tavolo è saltato. “Trump o non Trump, gli Usa non hanno più la forza di plasmare il Pianeta a loro piacimento. Con il tycoon alla Casa Bianca, rischiano addirittura di diventare il nemico del mondo, perché nessuno accetterà di restare sotto il giogo di un’America imprevedibile e mercenaria”. Per l’Italia questo scenario rappresenta un’occasione per valorizzare il proprio vantaggio geopolitico, legato a una posizione geografica e culturale unica.
Il secondo punto, strettamente legato alla geopolitica, riguarda l’Artico, che Noci definisce “il nuovo Mar Rosso”. Mentre l’attenzione internazionale si concentra sulle crisi più immediate, il futuro delle rotte commerciali globali si sta ridisegnando altrove. Lo scioglimento dei ghiacci apre passaggi che riducono in modo drastico tempi e costi dei collegamenti tra Asia ed Europa. Ma l’Artico non è soltanto un corridoio marittimo: custodisce giacimenti di minerali rari e strategici, indispensabili per l’energia verde e per lo sviluppo delle tecnologie avanzate. In questa partita, l’Europa rischia di rimanere spettatrice se non coglie la portata del cambiamento.
L’AI non sostituisce i lavoratori
Dopo aver guardato all’estero, l’attenzione deve, successivamente, spostarsi all’interno dei confini nazionali. Il terzo punto riguarda, infatti, la produttività, l’elefante nella stanza del dibattito italiano: è un tema noto che non trova soluzione, visto che tra il 2014 e il 2022 il tasso medio annuo di crescita della produttività del lavoro in Italia è stato dello 0,5%, contro l’1,3% della media europea (fonte Istat). A questo si aggiunge, secondo Noci, un sistema marginale di investimenti in ricerca e sviluppo e un’istruzione che fatica a rinnovarsi. Il rischio, ammonisce l’esperto, è che l’Italia si trasformi in un museo a cielo aperto. “Bellissimo da visitare, ma irrilevante nel mondo”, è la provocazione di Noci.
Infine, il quarto e ultimo punto riguarda l’intelligenza artificiale (AI), che può rappresentare un alleato decisivo per sostenere la coordinata precedente. Di fronte al calo demografico, all’invecchiamento della popolazione e alla fuga di cervelli, il già citato declino produttivo rischia di accentuarsi ulteriormente e può essere arginato solo attraverso l’automazione. “Pensate al sistema sanitario: senza assistenti robotici e diagnosi automatizzate, il crollo sarà inevitabile. E pensate alle fabbriche: la catena di montaggio diventerà un’appendice della macchina, non dell’uomo. È una buona notizia? Sì, per chi saprà adattarsi”.

Alessia Stucchi è giornalista pubblicista. Laureata in Lettere Moderne in triennale e in Sviluppo Economico e Relazioni Internazionali in magistrale. Nel 2023 ha vinto il Premio America Giovani della Fondazione Italia Usa che le ha permesso di conseguire il master Leadership per le relazioni internazionali e il made in Italy. Nel tempo libero si dedica alle camminate, alla lettura e alle serie tivù in costume.
