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Lavorare da casa e il benessere che passa dall’ergonomia

L’utilizzo della tecnologia per lavorare è diventato un imperativo in questo momento di confinamento dovuto all’emergenza coronavirus. Ma lavorare da casa non è come lavorare dall’ufficio. E non solo per la mancanza dei colleghi. Anche la postura ne risente, visto che negli uffici si può solitamente fare affidamento a sedute e scrivanie idonee per svolgere il lavoro con le tecnologie. Si sa, infatti, che una scorretta postura può provocare vari problemi fisici, con conseguente calo di produttività.

Come gestire questa situazione? Una maggiore consapevolezza di questi aspetti è certamente vantaggiosa sia per i dipendenti sia per le aziende. In un articolo pubblicato su Sviluppo&Organizzazione Luciano Guglielmini analizza l’argomento e la sua lettura è quindi molto attuale visto lo scenario che stiamo affrontando.

I principi ergonomici a volte dimenticati

È sicuramente determinante considerare ‘la materialità dell’organizzazione’ un’ottima base di partenza per pianificare il lavoro, ma è auspicabile farlo con una visione quantomeno accettabile, in particolare durante la configurazione delle postazioni operative. È quindi altrettanto determinante non sottovalutare un’evidente criticità.

Troppo spesso non si prende in considerazione quanto sia importante la responsabile applicazione dei principi ergonomici, come peraltro previsto dalla legge (D.lgs 81/08 del Testo Unico, Titolo VII, artt. 172-179) e dalle Linee Guida della Società italiana medicina del lavoro (Siml), importante, poiché direttamente connessa al notevole aumento delle work activity con smartphone, tablet, palmari, ecc.

Smart, Flexible, Agile working, sono modalità ben diverse tra loro eppure nel concreto condizionano sempre più la vita lavorativa, e non solo, della popolazione. In Italia abbiamo ancora molto da imparare: nell’applicazione corretta del metodo, così come nella valutazione delle priorità esecutive, per assicurare un benessere operativo molto più reale e molto meno virtuale.

A mio parere, il gruppo di lavoro all’interno dell’azienda dev’essere ‘politecnico’: le varie competenze dovrebbero confrontarsi apertamente per individuare un percorso progettuale che ponga la persona al centro dello stesso e condividerlo senza riserve. Quali sono, a tal proposito, le più ricorrenti riserve a parte il budget di investimento?

In primis, la definizione della postazione di lavoro, non tanto nelle dimensioni, quanto nella corretta abitabilità: posizionamento del monitor a una distanza fisiologicamente corretta, della tastiera, del mouse, dei documenti, assicurando sempre un adeguato illuminamento sul piano di lavoro.

Non è raro osservare che i dispositivi di lavoro siano posizionati in modo completamente errato, anche perché l’abitudine persistente delle persone è quella di assumere una postura incongrua, oltre che troppo protratta verso lo schermo, causando fastidiosi disagi all’apparato muscolo-scheletrico e visivo, nonché maggiore affaticamento e minor efficienza.

Le aziende come educatrici

In base alla mia esperienza sono molte le aziende che non si preoccupano più di tanto di informare e educare i propri collaboratori ad assumere una postura assisa appropriata. In altri termini si potrebbe definire un disimpegno colposo che non è certo frutto di ignoranza della materia, ma sicuramente di una mancanza storica di informazioni mai ricevute; qualora infatti un’impresa trascurasse coscientemente tali disposizioni sarebbe un vero e proprio autolesionismo aziendale, traducibile in minore efficienza, crescenti stati di insoddisfazione e insicurezza, assenza per malattia e molto altro ancora che attiene anche alla sfera psicologica del lavoratore.

A questo punto, come anticipato, è più che mai necessaria una visione politecnica del progetto: risorse umane, responsabili IT, facility manager e altre figure professionali, anche esterne (medico del lavoro, ergonomo, ecc.), che dovrebbero interagire per definire, per quanto possibile, le migliori soluzioni operative, nonché consultare fornitori professionalmente preparati che possano dare un contributo costruttivo in termini di metodologia ergonomica e non solo tecnico commerciale.

Le persone che lavorano, senza ombra di dubbio, sono la risorsa più preziosa all’interno dell’azienda ed è un vero peccato non metterle nella condizione ideale per offrire il massimo della loro efficienza. I benefici all’interno dell’azienda – e nella loro vita privata – risulteranno talmente evidenti a prescindere da tutti i nuovi termini, molto affascinanti, ma altrettanto virtuali se non definiti in ogni minimo dettaglio. La perfezione non esiste, ma il desiderio di provarci dovrebbe essere un obiettivo comune, un traguardo da raggiungere, magari poco per volta, ma da raggiungere, assolutamente!

L’articolo originale è pubblicato sul numero 291 di Sviluppo&Organizzazione.
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