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Liberare la soggettività per governare le organizzazioni fluide

“Organizzazione” è un concetto complesso insito nella natura umana, che si manifesta come metodo per conoscere la realtà o per costruire istituzioni volte al conseguimento di determinati fini. In quest’ultimo senso, storicamente, si presenta come ‘arte’, espressa da singole personalità, generalmente dotate di grande leadership. Importanti organizzatori furono, per esempio, Alessandro Magno, Giulio Cesare, Napoleone e tanti altri. Poi giunse il Novecento, “Il secolo dell’impresa”, così definito dall’economista spagnolo Vicente Salàs Fumas, nel quale il predominio di istituzioni imprenditoriali portò alla creazione di apposite business school, nelle quali l’organizzazione divenne ‘scienza’ del management aziendale, “un ramo delle scienze sociali”, con l’utopia di normalizzare e generalizzare il concetto di arte.

Professore Emerito dell’Università Carlo Cattaneo di Castellanza (di cui è stato Rettore) e Direttore di Sviluppo&Organizzazione, Gianfranco Rebora ha studiato il mondo delle organizzazioni, riguardandole attraverso una sua cultura umanistica vastissima e approfondita che lo ha reso interprete di un vero nuovo Rinascimento intellettuale. Ha quindi scritto, in passato, un ponderoso trattato dal titolo Scienza dell’organizzazione (Carocci editore, Roma 2017), nel quale, esponendo le diverse teorie manageriali, discuteva della routine organizzativa in presenza delle emergenti tecnologie informatiche, soffermandosi anche sulla Italian way of doing industry e sulle ipotesi istituzionali del Made in Italy.

Sin d’allora, Rebora ipotizzava il problema emergente del troppo rapido cambiamento e dell‘esplosione della soggettività e poi introduceva l’emergente concetto di caos, citando Karl Edward Weick: “I piccoli eventi possono avere grandi conseguenze”. Ma ecco subentrare il Terzo Millennio, immediatamente caratterizzato da profonde crisi ed emergente complessità, che impongono nuove meditazioni. Da qui il titolo del nuovo libro del Direttore di Sviluppo&Organizzazione: Governare le organizzazioni nel rumore e nel caos (ESTE, 2023), presentato a Milano l’11 luglio 2023 presso la libreria Hoepli.

Un libro che riconcilia il lettore con la grande cultura umanistica, in un mondo sempre più oscurato dalla carenza di valori, nel quale “la scontentezza è il male oscuro della vita presente”, come afferma Marcello Veneziani, citato nel testo, dove sono ricordati una molteplicità di autori e grandi interpreti d’arte – Cezanne, Renoir, Melville, Thomas More, Flaubert, Canetti, Severino, Celli – per indicarne solo alcuni, in compagnia dell’imprenditore illuminato Adriano Olivetti che rese celebre il Made in Italy nel mondo. Si rivisitano figure mitologiche – Achille, Ercole, Enea, Dionisio, e, su tutti, vediamo primeggiare la personalità di Ulisse, l’eroe dell’intelligenza, della volontà, della curiosità, della ricerca.

La necessità di sviluppare pensiero autonomo e critico

Lo studio dell’organizzazione ‘giusta’ per i problemi emergenti che attualmente creano rumore e caos, porta Rebora a considerare nuovamente il management come arte della soggettività, volta a interpretare costantemente la scienza delle regole, riscoprendo un nuovo umanesimo culturale. Il rumore, caratteristico del nostro tempo ed effetto della fretta che ormai coinvolge tutti, fra gli altri è stato contestato da Italo Calvino, che ha invocato la leggerezza del silenzio nelle sue Lezioni Americane, vero manifesto di un Made in Italy della grande cultura italiana.

Ma il rumore nasce anche dalla velocità tipica della vita attuale –velocità contestata da Lamberto Maffei, neurobiologo già Presidente dell’Accademia dei Lincei, il quale, nel delizioso saggio Elogio della Lentezza (Il Mulino, Bologna 2014), afferma: “Se la realtà presente significa correre verso mete non chiare […], senza avere tempo neppure di ripensare se l’informazione sia vera o manipolata, allora mi prende il desiderio di tornare […] al lento ritmo del linguaggio parlato e scritto”. E ricorda il festina lente (affrettati lentamente) letto sulle pareti del Salone dei Cinquecento a Firenze affrescato dal Vasari su commissione di Cosimo I Medici (1512-1574) “come simbolo del suo modello di agire e del suo pensiero”.

Ritrovo questi luoghi nel trattato di Rebora a proposito della leadership: “Il visitatore che entra nel salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio a Firenze resta colpito da una delle più grandiose celebrazioni di un leader e di un potere assoluto mai realizzate nella storia. Cosimo De’ Medici occupa il centro del soffitto, raffigurato nella sua apoteosi in una posa che richiama Zeus”.  E il nostro autore, ripensando a un ruolo critico dell’arte, cerca di riportare la leadership dalla grandiosità alla normalità per un più agevole confronto con l’attuale complessità di scenario, concludendo: “Nell’era della flessibilità e dell’incertezza, l’umano resta vitale attraverso la diversità, la trascendenza, la creatività, la combinazione di disciplina e passione”.

In realtà la nostra epoca è proprio caratterizzata dal caos e come tale Rebora la chiama “l’era di Ulisse”, suggerendo di affrontarla facendo ricorso “a una quarta cultura che assimili, ma anche oltrepassi le tre culture che hanno caratterizzato il Novecento”: la prima sulla complessità tecnica; la seconda sulla complessità sociale e sulle relazioni interpersonali; la terza di natura strategica; la quarta, inedita, può definirsi come cultura della rete e si configura su di una complessità politica che impone la soggettività di un pensiero autonomo e critico.

L’organizzazione che trae ispirazione dalla creatività

Così, oggi, la scienza organizzativa torna a dover essere interpretata ancora come un’arte dell’organizzare che ricorda il distico pascoliano “c’è qualcosa di nuovo oggi nel sole / anzi d’antico”. Secondo Rebora: “Un’arte di organizzare che vada oltre la scienza, tragga ispirazione dalla creatività artistica e dalla dimensione estetica e lavori a una costruzione sociale, di ricerca di senso e di significato in un contesto aperto e pluralistico”. Un’arte per governare le attuali organizzazioni divenute fluide, con un “management del futuro […] chiamato a competere, a gestire la sfida del confronto con gli specialisti e i professional che governano lo sviluppo delle tecnologie, gli algoritmi, l’Intelligenza Artificiale, con i migliori specialisti che si occupano di innovazione e ricerca”.

Il futuro del lavoro e il lavoro del futuro vedrà sempre più impegnati knowledge worker per assicurare la necessaria sostenibilità, utilizzando software agili per consentire significativi decentramenti reticolari nei quali, con processi di delega per obiettivi da conseguire, assumerà una sempre maggiore importanza la comunicazione interpersonale. Temi questi che interesseranno le imprese di Terzo Millennio, da trasferire anche ai sistemi pubblici, ancora caratterizzati da scarsa autonomia e intensa centralizzazione.

In un mondo che cambia con vertiginosa rapidità, caratterizzata da complessità crescente e rischi spesso non prevedibili, giustamente Rebora conclude il suo trattato ricordando ancora la figura di Ulisse, come metaforico esempio di riferimento: “La stessa scena del confronto con le sirene, vero paradigma ante litteram del Risk management, dà evidenza a quanto sia forte il radicamento della gestione del rischio nella sfera esistenziale”.

organizzazione aziendale, management, Gianfranco Rebora, arte organizzare


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Gianfranco Dioguardi

Professore Ordinario di Ingegneria Gestionale presso il Politecnico di Bari e Presidente Onorario di Fondazione Dioguardi


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