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Una formazione integrata per orientare i lavoratori del futuro

L’innovazione sta cambiando il mondo del lavoro. Secondo i dati raccolti dall’Ocse, il 32% dei professionisti deve acquisire nuove competenze per adattarsi alle diverse mansioni richieste dalla digitalizzazione. Cambia il contenuto delle prestazioni, cambiano le infrastrutture del lavoro e aumenta il bisogno di formazione.

“Il futuro non può che essere quello di una formazione integrata, che parta dall’istruzione scolastica, prosegua con quella universitaria e continui per tutta la durata della vita lavorativa dell’individuo”, spiega Francesco Franco, Presidente di FondItalia.

Il Fondo paritetico interprofessionale per la formazione continua, promosso da Ugl e FederTerziario, festeggia nel 2019 i 10 anni di attività. Dal 2009 a oggi ha formato oltre 700mila lavoratori, provenienti da 125mila imprese di tutti i comparti, per un totale di più di 3 milioni di ore di formazione.

Il Rapporto 2019 sulle attività di FondItalia, presentato a Roma in occasione del convegno Il futuro della formazione continua, fotografa una crescita costante del ricorso al fondo, soprattutto da parte delle microimprese.

Aumentano i corsi di gestione aziendale

Le aziende non si rivolgono più al fondo interprofessionale soltanto per assolvere agli obblighi formativi di legge: mentre diminuisce l’attività legata alla formazione obbligatoria (dal 48% al 23%), aumentano invece i corsi nelle materie di gestione aziendale (Risorse Umane, Qualità, Logistica) e Amministrazione.

A FondItalia si rivolgono in prevalenza imprese localizzate al Sud e nelle Isole (66%) e quasi sempre di dimensioni ridotte: nell’89% dei casi hanno da uno a nove dipendenti.

“L’utilizzo dei Fondi interprofessionali è soprattutto una chance per le Piccole e medie imprese, perché realizza iniziative formative coerenti rispetto ai bisogni e alle dimensioni aziendali, consentendo l’accesso a programmi formativi un tempo costosi in termini di denaro e tempo”, sottolinea Stanislao Di Piazza, Sottosegretario per il Lavoro e le politiche sociali.

“Oggi i Fondi rivestono un ruolo strategico, sia sul fronte dello sviluppo e dell’aggiornamento delle competenze dei lavoratori occupati, sia per la creazione di condizioni di competitività delle imprese”.

L’Italia in una fase di low skill equilibrium

Le riforme degli ultimi anni hanno inserito i Fondi interprofessionali in una rete nazionale di politiche del lavoro, assoggettandoli al rispetto delle linee guida ministeriali e alla vigilanza di Anpal. Ai Fondi paritetici Interprofessionali va lo 0,30% del contributo obbligatorio per la disoccupazione involontaria versato dalle aziende all’Inps.

Con questa dotazione sono chiamati alla costruzione di un sistema informativo della formazione professionale e a prestazioni di sostegno al reddito in presenza di un rapporto di lavoro.

Per Raffele Ieva, Dirigente della divisione 4 di Anpal, “è venuto il momento di porsi il problema non solo della quantità delle risorse, ancora limitate, ma anche della qualità delle azioni e delle attività formative messe in campo”.

La strada è quella di un adeguamento in tempi rapidi dell’apprendimento, per stare al passo con il cambiamento tecnologico e la sempre più rapida obsolescenza delle competenze. “L’Italia è da anni in una situazione di low skill equilibrium, in cui la debole domanda di lavoro resta orientata verso posti con un basso livello di competenze”, spiega. “E le persone più scarsamente qualificate sono quelle che sfuggono di più ai percorsi di formazione”.

Servono politiche attive per accompagnare le trasformazioni

Secondo l’identikit tracciato dal Rapporto 2019, il lavoratore medio formato da FondItalia è uomo (61%), cittadino italiano (82%) e lavora al Sud (41%). Di regola ha un’età compresa tra i 35 e i 44 anni ed è in possesso di licenza media o diploma di scuola superiore.

“Quelle che vengono formate sono in prevalenza le fasce intermedie, mentre rimangono esclusi i giovani che hanno appena fatto il loro ingresso nel mondo del lavoro e gli Over 50. Sono scarsamente coinvolti anche le donne e i lavoratori stranieri, che invece avrebbero maggior bisogno di formazione”, spiega Egidio Sangue, Direttore di FondItalia.

Il Fondo interprofessionale di Ugl e FederTerziario può contare su oltre 300 enti attuatori accreditati. Per i suoi progetti – ne ha finanziati per 54 milioni di euro nei primi 10 anni di attività – si serve del conto formativo monoaziendale e del conto di rete pluriaziendale.

Solo nell’ultimo biennio 2018-2019 ha già pubblicato quattro avvisi Femi, con una dotazione economica complessiva di circa 20 milioni e 700mila euro per il finanziamento di progetti a valere sui conti di rete. Sono 745 i progetti già approvati.

“In uno scenario economico e produttivo estremamente dinamico, caratterizzato da un forte impulso tecnologico, si rende necessario concepire modi e strumenti per fotografare il presente e immaginare il futuro”, aggiunge Sangue.

“È fondamentale lavorare per lo sviluppo di un sistema di politiche attive che sostengano processi di sviluppo, innovazione e trasformazione organizzativa delle imprese, al fine di orientare i lavoratori, accompagnandoli nei loro percorsi di crescita e cambiamento professionale”.

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