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Fusione FCA-PSA, Rebaudengo: “Sindacati nel Cda? Che confusione”

La fusione tra FCA e PSA è destinato a cambiare il panorama del mondo automobilistico. Un’operazione importante, voluta fortemente da entrambi i gruppi. Per capire meglio l’operazione ci siamo rivolti a Paolo Rebaudengo, Responsabile di Relazioni Industriali quando ancora FCA si chiamava Fiat.

“Si tratta di un’operazione necessaria perché le dimensioni dei due gruppi non erano tali da poter competere in un mercato che richiede volume e quantità di investimenti che, se sono ripartiti nelle singole realtà, pesano eccessivamente sulla redditività. Con questa manovra, che somma i volumi produttivi, si ottiene una maggior efficacia del capitale investito con positivi risultati sul conto economico. Sia FCA sia PSA hanno una dimensione significativa, ma non erano pronte singolarmente a competere con le principali case automobilistiche (General Motors, Toyota, Volkswagen)”.

Si sta scrivendo molto sui termini dell’accordo, su chi ci guadagna più e chi meno. Ma Rebaudengo ha un’idea ben precisa a riguardo: “Se due persone fanno un accordo, è perché hanno un interesse a farlo. Pertanto, se l’accordo è stato concluso, ciascuno pensa di avere un vantaggio, altrimenti non si sarebbe arrivati a una firma. Vedo che per entrambi c’è soddisfazione e convincimento, ed è un elemento fondamentale”.

Sullo stesso piano è il tema della leadership, che si presta a più di un’interpretazione, visto che Carlo Tavares (PSA) è stato scelto come CEO. “PSA mette a disposizione un uomo forte come Tavares. Probabilmente si è valutato che non essendoci più Sergio Marchionne in FCA, non ci sia più un uomo in grado di governare una situazione di questo tipo; Tavares, invece, è nelle condizioni di farlo”, è il pensiero di Rebaudengo.

In merito a John Elkann, indicato come Presidente, per l’ex manager vuol dire che “si è voluto riconoscere un ruolo importante all’esponente di una famiglia che, a livello globale, è sempre stata riconosciuta dalla grande finanza internazionale”.

Il precedente di General Motors e la novità del Cda

Eppure in Italia sono in molti a storcere il naso rispetto a quest’operazione. Sono tantissime le aziende italiane che stanno stringendo patti con i partner globali: da Mediaset a Ferrero, fino a LuxotticaEssilor. E l’opinione pubblica vede in queste operazioni la debolezza delle realtà italiane.

Rebaudengo, però, sottolinea un altro aspetto: “In Italia c’è grande potenzialità e grande capacità imprenditoriale. Il fatto che ci siano gruppi e società straniere che hanno interesse a fare accordi con le nostre realtà, vuol dire che c’è un riconoscimento di queste capacità”.

Rispetto a questo aspetto, l’ex manager fa riferimento al precedente accordo di Fiat con General Motors, firmato in un momento nel quale, ricorda Rebaudengo, “Fiat era molto più in difficoltà rispetto a FCA”: “Anche quell’accordo fu siglato perché si vedevano benefici da ambo le parti, e Marchionne utilizzò in modo eccezionale l’accordo, recuperando nel 2005 circa 2 miliardi di dollari. In generale nel settore auto, le dimensioni sono tali che questi accordi spesso diventano necessari; FCA, con questa fusione, ha una sua continuità, uno sviluppo che sarebbe stato più complicato portare avanti senza questa soluzione”.

Ormai, infatti, la competizione non è più nazionale, ma neppure continentale. “Non dobbiamo commettere l’errore di fare valutazioni solo nell’ottica europea: in tal caso oggi PSA sembrerebbe più solida rispetto a FCA, ma se ci spostiamo in Nord America e in Sud America, FCA è molto più consolidata dei francesi”.

La grande novità, tuttavia, è rappresentata dal fatto che per la prima volta anche due rappresentanti dei lavoratori saranno presenti nel Cda. Su quest’aspetto, l’ex manager pare aver più di qualche dubbio: “Si tratta di una decisione da valutare. Personalmente, credo si tratti di una formulazione molto politica. Chi saranno questi due rappresentanti che, forse, entreranno in consiglio? Con quale ruolo? Si apre il dibattito su come verranno individuati questi due rappresentati dei lavoratori. Verranno scelti a livello globale o a livello europeo? Ci sarà anche una rappresentanza del Nord America? È un escamotage per superare la direttiva europea sull’European world council? Se valutiamo solo la realtà europea, ci sono tantissime sigle sindacali: i lavoratori saranno espressione di quale sigla sindacale? Soltanto in Italia ce ne sono quattro o cinque; in Polonia ce ne sono altre, poi ci sono i sindacati francesi. Qui vedo molta meno chiarezza, vedremo che cosa succederà”.

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