Open innovation

I vantaggi dell’Open innovation nel Manifatturiero

Il paradigma dell’Open innovation (OI) rappresenta innanzitutto un’innovazione organizzativa che può permettere alle imprese manifatturiere (anche operanti in settori maturi) e al comparto stesso di strutturare i propri processi di innovazione in modo più efficace ed efficiente, riducendo in modo significativo i costi, i tempi e quindi i rischi dell’innovazione. 

L’OI garantisce infatti alle aziende di focalizzarsi su quegli elementi e competenze del processo di innovazione che sono per loro maggiormente distintivi e su cui basano il proprio vantaggio competitivo. Innovare è un processo complesso, che riguarda dinamiche tecniche e di mercato, e non è detto che le organizzazioni abbiano tutte le competenze per gestire con successo questo processo. Quello che l’OI, di fatto, propone è di concentrarsi su quelle parti del processo di innovazione che si sa affrontare meglio, gestendo le altre con logiche di mercato che rispondono a meccanismi di domanda e offerta di innovazione.  

Un’impresa può comprare idee, soluzioni e competenze dall’esterno per integrare il proprio processo interno di innovazione, oppure cedere le idee, soluzioni e competenze all’esterno, facendosi quindi carico solo di una parte specifica e ben delineata del processo di innovazione, senza necessariamente arrivare al cliente finale. Attraverso l’OI l’attività di ricerca e sviluppo delle aziende cambia, tanto che i Dipartimenti di Ricerca e Sviluppo non sono più indicati con l’acronimo “R&S” ma “C&D”, dove “C” sta per “connect”: il ricercatore deve quindi diventare un ‘broker’ capace di innovare integrando e ricombinando conoscenze interne quanto esterne all’impresa stessa. 

Il supporto dell’Open innovation nei processi di transizione 

Il supporto che l’OI può offrire alle imprese nella loro transizione verso la cosiddetta fabbrica del futuro possiamo di fatto sintetizzarlo in una serie di strategie e conseguenti benefici. Per esempio consente di creare sinergie e collaborazioni con il sempre maggior numero di startup che offrono soluzioni di Smart manufacturing (basti pensare all’alleanza tra Maserati e Vis Lab, spinoff dell’Università di Modena e Reggio Emilia. 

Permette poi alle Piccole e medie imprese (PMI) di costruire partnership in mercati lontani, riorganizzarsi in un’ottica di maggiore snellezza ed efficienza, sfruttando le opportunità date dalle produzioni in co-buying, co-design e co-create. 

È utile per avvicinare ricerca e industria attraverso nuovi incentivi e modelli di allineamento tra domanda e offerta di innovazione; inoltre favorisce lo scouting di partner industriali e tecnologie per la transizione verso modelli di Industria 4.0; permette alle imprese di acquisire competenze per la trasformazione digitale dei processi produttivi. 

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Antonio Messeni Petruzzelli

Professore Ordinario di Gestione dell’Innovazione presso il Politecnico di Bari  

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