Il lean thinking a misura di PMI

Liberarsi degli eccessi per lavorare meglio. È questa la base della filosofia lean, che si può applicare a tutti i livelli produttivi e alle tipologie di impresa. Questa idea è nata in Giappone ben prima che analoghi principi orientali diventassero ‘di moda’ e venissero applicati alla quotidianità delle nostre vite, abitudini ed abitazioni. Possiamo dire, infatti, che il primo a sviluppare il metodo fu, negli Anni 40, l’ingegnere capo della Toyota, Taichii Ohono che, ispirandosi al fordismo, ideò un sistema produttivo guidato dal principio della lotta allo spreco.

Oggi il lean thinking continua a trovare applicazione con successo in imprese di ogni dimensione. Gianfranco Zatta, Founder & Senior Consultant di GMV Consulting Sas, racconta di un piccolo mollificio artigianale che, grazie all’applicazione dei principi lean, è riuscito a crescere, a risultare più produttivo, aumentando i profitti. Infatti, alla base di questo pensiero c’è, prima di tutto, l’attenzione al cliente, sia interno sia finale. Il ruolo delle persone è fondamentale: per questo occorre un continuo e costante allineamento del management (e di tutti coloro che lavorano nell’azienda) verso un obiettivo comune. Infine, la già citata lotta agli sprechi porta a un miglioramento continuo, che coinvolge tutta l’organizzazione.

Consulenza e formazione sul pensiero lean

Questo spiega perché qualunque attività può applicare con successo i principi lean. Come si imparano? “Sostanzialmente in due modi: attraverso la consulenza e la formazione”, spiega Zatta. GMV Consulting fa proprio questo. Accompagna le aziende nel miglioramento dei propri indicatori di performance, cercando di far fruttare il patrimonio di competenze utili a generare una maggiore redditività. Ma l’aspetto più importante e innovativo è quello della formazione.

GMV Consulting Sas consente di farla sul campo: questo, in particolare, è molto utile per le PMI, che, altrimenti, da sole, non avrebbero le risorse per testare i processi più innovativi, né soluzioni nuove per la propria linea produttiva. Eppure, forse, sono proprio queste ad avere più bisogno di liberarsi del superfluo. Ecco che manager, imprenditori, semplici addetti possono apprendere il lean thinking nella ‘minifabbrica per imparare’. Si tratta di una metodologia originale e unica nel suo genere, sviluppata da GMV: un laboratorio di apprendimento, in grado di riprodurre fedelmente le attività di un’azienda nel suo mercato di riferimento.

Nella ‘fabbrica in miniatura’ i partecipanti possono simulare i diversi ruoli organizzativi e passaggi produttivi, in un role playing che, attraverso questa metodologia non formale, in poche ore ricostruisce ciò che, in un’azienda, avviene in alcuni mesi. Come in una palestra, i partecipanti si allenano a reagire in modo coerente alla complessità delle dinamiche interne ed esterne al sistema. Essi sviluppano, così, competenze manageriali, tecniche e trasversali, contribuendo poi a generare, nelle proprie attività, reali cambiamenti ed innovazioni dei sistemi di lavoro.

Sviluppare un cambiamento in ottica lean

In particolare, coloro che provano la simulazione nella ‘minifabbrica’, portano con sé in azienda i cinque principi base della filosofia lean. Essi si applicano anche alle più piccole imprese artigiane, in cui il cosiddetto flusso a valore aggiunto è nascosto da grandi quantità di semi lavorati, di prodotti finiti, di materie prime e, per riportarlo alla luce, occorre un’azione che sia insieme formativa e operativa, come nel caso del mollificio citato.

“Il primo passo è portare in azienda le ‘5 S’, ovvero le basi del lean thinking: ordine, sistemazione, pulizia, standardizzazione e mantenimento dei risultati. Fatto questo, si può implementare il sistema lean in tutta l’azienda”, spiega Zatta. Il valore aggiunto di questa svolta sta nell’aggregare conoscenze e competenze, che vengono inserite nelle diverse divisioni, dalla vendita, alla produzione, alla logistica, per chi se ne occupa direttamente.

Infatti, entro otto o nove mesi dall’avvio del processo si può procedere con il secondo step, che è quello della creazione dei team interfunzionali. Questi aiutano molto a portare avanti il concetto lean anche nelle PMI, abbattendo i silos della visione tradizionale per funzioni dell’azienda. Si individua, poi, un responsabile della lean, che lavora con un team dotato delle competenze necessarie per quel tratto di processo, arrivando ad aprire definitivamente l’orizzonte.

Cambiare il sistema produttivo per la competitività

Ma cosa spinge una realtà, magari piccola, periferica, a rivoluzionare così il proprio sistema produttivo, che, magari, va avanti da anni, da quando era una realtà artigianale? “La spinta è quasi sempre la competitività”, osserva Zatta. “L’imprenditore comprende che, per restare nel mercato, occorre individuare le criticità, evidenziare gli sprechi e fare emergere opportunità di miglioramento. A quel punto, può ottenere una standardizzazione dei processi. La lean viene, dunque, percepita come uno strumento strategico per abbattere i costi, partendo, ad esempio, dalla riduzione delle scorte e dall’abbattimento dei tempi di consegna”.

Il successo della ‘minifabbrica’ di GMV sta proprio nella possibilità di toccare con mano i vantaggi: “Abbiamo realizzato diverse edizioni, per esempio, al ‘Cubo Rosso’ di Padova, realtà esperienziale di Confindustria, ovvero uno spazio per simulare, sperimentare, rielaborare nuovo know how tecnico e manageriale da trasferire al sistema delle PMI”, spiega Zatta.

I partecipanti alla formazione a tema lean, di aziende diverse, sono stati tutti soddisfatti e, tramite il passaparola tra manager e imprenditori, sono diventati i primi testimonial dell’efficacia del sistema: chissà se l’emergenza sanitaria che stiamo vivendo, ancora di più, darà la svolta definitiva alla ‘lotta al superfluo’, anche in azienda.

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Chiara Pazzaglia

Bolognese, giornalista dal 2012, Chiara Pazzaglia ha sempre fatto della scrittura un mestiere. Laureata in Filosofia con il massimo dei voti all’Alma Mater Studiorum – Università degli Studi di Bologna, Baccelliera presso l’Università San Tommaso D’Aquino di Roma, ha all’attivo numerosi master e corsi di specializzazione, tra cui quello in Fundraising conseguito a Forlì e quello in Leadership femminile al Pontificio Ateneo Regina Apostolorum. Corrispondente per Bologna del quotidiano Avvenire, ricopre il ruolo di addetta stampa presso le Acli provinciali di Bologna, ente di Terzo Settore in cui riveste anche incarichi associativi. Ha pubblicato due libri per la casa editrice Franco Angeli, sul tema delle migrazioni e della sociologia del lavoro. Collabora con diverse testate nazionali, per cui si occupa specialmente di economia, di welfare, di lavoro e di politica.

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