Integrare retribuzione e bisogni dei lavoratori, l’era del welfare equo

Avvantaggiare fiscalmente l’applicazione del welfare aziendale, dice Perfumo (Eudaimon), è un beneficio per tutti.

A due mesi dall’introduzione del raddoppio dell’esenzione fiscale per i fringe benefit contenuto nel Decreto legge 104, la novità è ancora oggetto di confronto tra gli esperti del settore. I fringe benefit, infatti, possono risolversi in servizi di welfare, ma pure in buoni spesa o in voucher. E se i fringe benefit si trasformano esclusivamente nella fornitura di buoni, allora siamo di fronte alla forma più vicina alla retribuzione monetaria che un’azienda può erogare e di certo lontani dall’idea di welfare aziendale.

Alberto Perfumo, Fondatore e Amministratore Delegato di Eudaimon, società pioniera nel welfare aziendale, critica questa deriva, conseguente alla recente scelta del Governo. “Capisco l’intento di rendere assolutamente ‘fruibile’ il welfare aziendale, ma non basta per cogliere tutti i suoi benefici”, ha raccontato durante la puntata di venerdì 9 ottobre 2020 di PdM Talk, il talk del quotidiano Parole di Management, dal titolo “Il welfare come nuova forma di retribuzione?”.

Perfumo, infatti, si batte da anni perché sia riconosciuto il valore sociale del welfare, superando chi lo vorrebbe ricondurre a un surrogato della retribuzione cash: “Il senso profondo del welfare va collegato all’evoluzione delle esigenze delle persone e alla difficoltà del welfare pubblico di soddisfarle”. Il rischio è di creare disparità: ci sono i dipendenti di aziende con il welfare strutturato che possono cogliere i benefici di questo sistema; ci sono poi altre imprese che ‘sfruttano’ solo la convenienza economica del welfare, senza però avere un piano strategico specifico di welfare; infine, ci sono cittadini che lavorano in imprese che non fanno welfare, o che non lavorano affatto.

La maggior parte delle aziende con un piano strutturato ce l’aveva già prima del 2016, quando con legge di Stabilità si è cercato di chiudere la forbice della disparità dei trattamenti nel welfare aziendale”, ha ricordato Perfumo.

Il welfare pubblico non ha risposte adeguate ai bisogni attuali

Il problema attuale, invece, è che non ci sono risorse adeguate ai bisogni che crescono. “Lo Stato pensa con un modello di welfare pubblico che ha sicuramente i suoi benefici rispetto ad altre nazioni, ma è stato costruito decenni fa e non regge alla prova delle necessità attuali”, ha sottolineato l’Amministratore Delegato di Eudaimon. Può ricalibrarsi? Non subito.

Nel frattempo, l’auspicio di Perfumo è che il welfare aziendale provveda in maniera integrativa, non sostitutiva, a fornire servizi al lavoratore ‘aiutando’ il sistema pubblico. In questo modo, se i lavoratori hanno una copertura adeguata, le risorse pubbliche possono essere destinate a chi non lavora o ad altri soggetti che non possono accedere ai servizi tramite l’azienda. È la logica della ricalibrazione di risorse e servizi.

“Non è altro che la ratio della legge del 2016, perché avvantaggiare fiscalmente l’applicazione del welfare aziendale è un beneficio per tutti: aziende, collaboratori e servizio pubblico, con una redistribuzione adeguata delle risorse”. Serve quindi più equità nella redistribuzione del welfare, all’interno delle aziende e nel pubblico.

Equità e inclusività nell’utilizzo delle risorse

L’importanza data all’equità, infatti, è uno dei fattori che ha consentito a Eudaimon di aggiudicarsi la gara europea della Banca d’Italia e della Commissione nazionale per le società e la borsa (Consob) per l’implementazione e la gestione dei piani di welfare aziendale. La società guidata da Perfumo è risultata vincitrice per la tecnologia all’avanguardia che caratterizza la piattaforma, l’esperienza ventennale e il suo modello basato su equità e inclusività.

Banca d’Italia e Consob hanno scelto di adottare lo strumento dei flexible benefit suddividendo la popolazione aziendale in categorie omogenee, individuate secondo i bisogni specifici di ogni lavoratore e nucleo familiare. Questa modalità consente di mettere a disposizione un credito base uguale per tutti, a cui sommare i contributi welfare aggiuntivi per chi ha più bisogno in funzione del numero dei figli, della loro età e di eventuali disabilità dei dipendenti stessi o dei loro figli.

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Elisa Marasca

Elisa Marasca è giornalista professionista e consulente di comunicazione. Laureata in Lettere Moderne all’Università di Pisa, ha conseguito il diploma post lauream presso la Scuola di Giornalismo Massimo Baldini dell’Università Luiss e ha poi ottenuto la laurea magistrale in Storia dell’arte presso l’Università di Urbino. Nel suo percorso di giornalista si è occupata prevalentemente di temi ambientali, sociali, artistici e di innovazione tecnologica. Da sempre interessata al mondo della comunicazione digital, ha lavorato anche come addetta stampa e social media manager di organizzazioni pubbliche e private nazionali e internazionali, soprattutto in ambito culturale.

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