Controllo costi

La centralità delle previsioni nella gestione della crisi

La crisi geopolitica scatenata dal conflitto in Ucraina ha avuto effetti significativi sull’economia globale: secondo il rapporto dal titolo Commodity markets outlook, pubblicato dalla Banca Mondiale, lo choc che stanno vivendo i mercati energetici e delle materie prime è il più grande dalla crisi petrolifera del 1973. Ciò crea difficoltà a moltissimi comparti economici, specialmente nella Manifattura, dove materie prime ed energia rappresentano input primari, in grado quindi di spostare enormemente gli equilibri relativi alla sostenibilità e continuità delle attività produttive.

“Per le imprese manifatturiere la capacità di reagire a questo genere di choc è fondamentale per garantire la continuità operativa”, racconta Renzo Ghedin, Chief Financial Officer e socio di Saep Informatica, realtà attiva da oltre 40 anni nella realizzazione e distribuzione di una propria suite ERP. “L’aumento del costo delle materie prime è uno degli aspetti più impattanti per una azienda produttiva, data la centralità che ricoprono in questi processi i materiali e l’energia. La capacità di reazione a queste situazioni dipende in una certa misura dalla possibilità, per l’azienda, di correggere in maniera efficace la rotta rispetto alle previsioni effettuate all’inizio dell’anno”, racconta l’esperto di Saep Informatica.

L’importanza del benchmarking nella gestione dell’incertezza

Il controllo dei costi è un prerequisito fondamentale per operare nelle imprese contemporanee: “Immaginiamo il caso di un’azienda che effettua una serie di stime per il 2022; queste non rilevano grandi scostamenti rispetto alle previsioni fino ad aprile, momento in cui scoppia il conflitto. Da questo momento la situazione cambia; si verificano le prime difficoltà sulle catene di approvvigionamento e le imprese più avvedute iniziano ad apportare le revisioni al budget”, racconta Ghedin. In queste situazioni non è possibile temporeggiare: “La revisione è necessaria per comprendere se posso aspettarmi di ottenere gli stessi risultati oppure no e quali risorse sono necessarie per ottenerli. Restare a guardare come si evolve la situazione senza ritarare le previsioni con delle nuove stime rappresenta un rischio a cui l’azienda non può esporsi”.

Quest’ultimo è un aspetto centrale, come abbiamo detto, per le imprese manifatturiere, data l’incidenza dei costi legati alla produzione: in questi casi l’equilibrio potrebbe essere molto sottile, per la quale è stata programmata una pianificazione finanziaria che deve essere rimodulata sulla scorta delle nuove stime. Un evento che sposta in maniera così importante gli equilibri potrebbe mettere in discussione l’intero anno; con l’aumento dei costi, l’azienda potrebbe non disporre dei margini per assorbire efficacemente lo choc e dovrebbe pertanto ripensare la propria strategia e adottare efficaci manovre correttive. “Il concetto dei costi previsionali è uno dei fondamenti sui quali ci si basa per prevedere efficacemente le attività per l’anno successivo e sono fondamentali per comprendere come l’impresa deve muoversi negli scenari che possono delinearsi”.

L’impresa potrebbe, per esempio, trovarsi nella situazione di richiedere un finanziamento per acquisire uno stock più grande, qualora preveda che il prezzo per il materiale continui a salire; in questi casi sono da sostenere costi finanziari non preventivati, che andranno a influire sul risultato dell’anno. “Quando si verifica una situazione in cui devo rivedere le previsioni per l’anno, dovrò effettuare un nuovo ciclo di stime che mi permettano di mettere l’impresa in una situazione di sicurezza, preparandola al peggio ma assicurando una serie di manovre che possano contenere l’impatto e garantire dei risultati verosimili”, prosegue il CFO di Saep Informatica. “La componente dei costi è l’elemento scatenante che impone di ripensare tutto: stime, strategia, aspettative di risultato, ma anche le manovre correttive che possono essere delle più disparate, non esiste una formula magica che possa funzionare per tutti”.

Il software non basta: servono le competenze per gestire la crisi

La revisione delle stime ha un effetto a cascata su tutta una serie di strumenti che l’azienda impiega per il raggiungimento dei suoi obiettivi: con le nuove previsioni l’impresa dispone ancora delle coperture finanziarie necessarie per raggiungere gli obiettivi? Il cash flow è sufficiente a garantire la continuità o sono necessarie coperture ulteriori?

Oltre agli aspetti finanziari legati al controllo dei costi, queste situazioni hanno ripercussioni anche sulla parte gestionale. Racconta l’esperto Saep Informatica: “Anche lato gestionale è necessario raccogliere nuovi dati, revisionare il budget e fare nuove previsioni per l’anno. L’azienda potrebbe, per esempio, decidere di spostare la produzione o di utilizzare un materiale diverso per un determinato componente; come cambia il costo in questo caso? Chiarire questi aspetti è fondamentale per avere previsioni accurate sui risultati attesi dell’esercizio”.

Entrambi questi aspetti – finanziario e gestionale – sono strettamente legati e concorrono con i loro impatti al raggiungimento dei risultati d’impresa. “Determinare l’impatto dell’aumento di prezzo di un determinato componente e le sue conseguenze sulla produzione non basta: queste considerazioni devono essere poi riassunte in un budget, in cui verranno formulate nuove ipotesi di ricavo”.

A questo proposito, Ghedin dice: “È fondamentale disporre di una visione olistica delle circostanze e dei contesti scatenanti che influenzano lo scenario di mercato; il software da solo non risolve tutti i problemi, ma è sicuramente di grande aiuto. In Saep Informatica comprendiamo le realtà aziendali e le loro esigenze, fornendo un software di qualità che permetta all’impresa di guardare alla complessità nella sua interezza e di trovare risposte efficaci per garantire la continuità operativa”.

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