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La rivincita delle persone introverse

Si tende a pensare che l’atteggiamento introverso sia sinonimo di passività. A partire da questo, non è raro che negli ambienti lavorativi le persone più introverse siano vittime di una falsa percezione che le vede meno adatte a eccellere rispetto ai colleghi più portati a comportamenti votati all’interazione e alla socialità. Secondo lo studio The introverted leader: building on your quiet strength della PhD statunitense Jennifer Kahnweiler della Florida State University, che al tema ha dedicato negli anni diverse pubblicazioni, le persone con questi tratti hanno tutte le caratteristiche per essere imprenditori e imprenditrici di successo. E forse anche più degli altri.

Innanzitutto, ha fatto notare Kahnweiler, gli introversi non sono necessariamente silenziosi o timidi. A caratterizzarli è invece la tendenza a essere più introspettivi e a ricavare energie – un po’ come delle batterie che si ricaricano – dai momenti privi di interazioni con le altre persone. Per la ricercatrice questo atteggiamento porta questa tipologia di individui a immergersi poi nel mondo con una notevole ricchezza di stimoli e a entrare, a quel punto, in contatto con gli altri a un livello più profondo. Al contrario, gli estroversi sono portati ad affrontare i problemi attraverso la discussione e gli spunti che emergono dai momenti di socialità.

Il legame tra introversione e creatività

Per Kahnweiler inoltre è bene sottolineare che, come per qualsiasi altra caratteristica umana, l’essere introversi non è totalizzante: lo si può essere in un range che va da ‘pochissimo’ a ‘moltissimo’. Si tratta insomma di uno spettro che porta con sé tutte le sfumature del caso e che dovrebbe aiutare a non attribuire a chi ha questa caratteristica tratti che non appartengono alla persona stessa. Inoltre, se il successo, almeno a livello imprenditoriale, consiste nel prendere decisioni intelligenti e risolvere i problemi non si vede come questo debba necessariamente passare da un atteggiamento estroverso.

C’è inoltre un legame tra introversione e creatività. Molti dei più importanti personaggi che stanno facendo la storia dell’imprenditoria – inclusi, per fare alcuni, esempi Bill Gates, Elon Musk e Warren Buffett – si considerano, o sono considerati, introversi. Questo perché essi tendenzialmente amano esprimersi in modo creativo attraverso il loro lavoro. Nel suo libro di memorie iWoz: computer geek to cult icon, il Co-Fondatore di Apple Steve Wozniak ha scritto: “La maggior parte degli inventori e degli ingegneri che ho incontrato sono come me: sono timidi e vivono nelle loro teste. Sono quasi come gli artisti. In effetti, i migliori di loro sono artisti. E questi ultimi lavorano meglio da soli dove possono controllare il design di un’invenzione senza che molte altre persone la progettino per il marketing o per qualche altro team”.

Appassionati di idee e ottimi ascoltatori

Altra grande qualità degli introversi, in termini di performance, è il fatto che essi generalmente non si concentrano sull’acquisizione di potere o sull’essere al centro dell’attenzione. Secondo Susan Cain, autrice della pubblicazione Quiet: the power of introverts in a world that can’t stop talking e fondatrice del sito dedicato al tema Quiet revolution, la natura introversa porta ad appassionarsi a una, due o tre cose nella propria vita, sempre però al servizio della passione per un’idea, che porta le persone introverse a costruire alleanze e reti che la sostengano e a fare tutto il necessario, incluso l’acquisire competenze per realizzare quest’idea. Come imprenditori, dunque, si concentrano sul bene dell’azienda piuttosto che sulla gloria personale.

In generale, poi, gli introversi sono bravi ad ascoltare e a instaurare un rapporto empatico con le altre persone. Questa caratteristica è particolarmente preziosa quando si ha a che fare con clienti e collaboratori e quando ascoltare e porre le domande giuste è essenziale: le persone introverse non parlano a meno che non abbiano qualcosa che ritengono realmente utile dire e tendono a mantenere la calma in mezzo al caos; fare un passo indietro per osservare e analizzare una situazione è il loro punto forte. Oltre a essere grandi ascoltatori, gli introversi sono anche sempre alla ricerca delle migliori soluzioni. Questo li rende propensi a mettere da parte il loro ego e prendere fortemente in considerazione le idee degli altri quando si trovano a dover prendere una decisione.

L’errore di associare l’estroversione alla leadership

Mentre gli estroversi tendono a essere circondati da persone, gli introversi si prendono molto tempo per sé. Trascorrere molti momenti da soli dà il tempo di elaborare e analizzare con calma i problemi in modo che si possa pianificare con attenzione la prossima mossa. Per esempio la capacità di apprezzare i momenti di solitudine è utile anche durante i primi anni di attività imprenditoriale, che comportano lunghi periodi di lavoro in solitaria.

Gli estroversi non sono insomma necessariamente i migliori capi, a discapito del sentire comune che li associa alla leadership. A questo proposito, una ricerca condotta da Adam Grant, Docente alla Wharton School of the University of Pennsylvania, ha rivelato che i leader introversi hanno ottenuto risultati migliori nella gestione dei lavoratori proattivi rispetto agli estroversi. Sembra che la ragione principale risieda nel fatto che essi lasciano che i loro collaboratori più propositivi siano al centro dell’attenzione, non andandone a loro volta alla ricerca. Mentre gli estroversi possono essere distratti dalla ricerca di conferme, gli introversi fanno tutto il possibile per supportare la loro squadra e far sentire apprezzate le persone più valide.

Fonte: World Economic Forum

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Erica Manniello

Laureata in Filosofia, Erica Manniello è giornalista professionista dal 2016, dopo aver svolto il praticantato giornalistico presso la Scuola superiore di Giornalismo “Massimo Baldini” all’Università Luiss Guido Carli. Ha lavorato come Responsabile Comunicazione e come giornalista freelance collaborando con testate come Internazionale, Redattore Sociale, Rockol, Grazia e Rolling Stone Italia, alternando l’interesse per la musica a quello per il sociale. Le fanno battere il cuore i lunghi viaggi in macchina, i concerti sotto palco, i quartieri dimenticati e la pizza con il gorgonzola.

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