Interconnessione_macchine

L’Industria 4.0 si potenzia con il manager dell’interconnessione

L’Industria 4.0, sempre più digitalizzata, ha una forte esigenza di interconnettere le varie parti del processo produttivo. Così, se la figura professionale preposta a questo compito (finora) è stata per lo più un tecnico, deputato al controllo e alla manutenzione dei macchinari, alcune realtà particolarmente attente all’evoluzione aziendale, hanno sentito il bisogno di dedicare una professionalità specifica a questa attività. Tesar, nata 30 anni fa proprio con lo scopo di sostenere le imprese nel difficile percorso della trasformazione digitale, ha per prima introdotto la figura del Machinery interconnection manager, comprendendo l’importanza di avere in azienda un professionista dedicato all’interconnessione. 

Il ruolo prevede di conoscere in modo preciso come avviene la produzione, skill fondamentale per ridurre gli sprechi e, dunque, i costi, ma anche per evitare errori, individuare inefficienze e permettere agli operatori di lavorare meglio. Alessandro Morelli è Machinery interconnection  Manager di Tesar ed è lui stesso a spiegare in che cosa consistono le mansioni di questa figura: “Questo professionista è un layer, cioè un livello intermedio situato tra il Project manager che gestisce il progetto MES di Tesar e gli strumenti che consentono la raccolta dati sul campo. Si tratta quindi di un ‘collante’, che permette lo scambio di informazioni tra i due livelli”. L’analisi dei dati, come è noto, è determinante nell’Industria 4.0, perché permette, per esempio, la manutenzione predittiva, che ha enormi vantaggi sui costi, sulla produttività e minimizza il rischio di guasti e incidenti. 

Il coinvolgimento in tutte le fasi del processo produttivo 

La raccolta di informazioni da parte delle macchine è oggi alla base di tantissimi progetti d’innovazione importanti, come quelli riguardanti i Digital twin (gemelli digitali), ovvero copie virtuali di macchine e processi, utili a studiarne tutti i vantaggi e i limiti. Spiega Morelli: “Questa nuova figura specializzata è vista come un consulente in versione 4.0, perché aiuta i clienti a gestire tutta la logica di perizia che la digitalizzazione porta con sé”. Ma un ruolo importante lo occupa anche nel dialogo con i fornitori, dal momento che questi fanno parte del sistema (che deve essere interconnesso). Infine, il Machinery interconnection manager può essere di aiuto anche al cliente finale. Morelli ricorre a un’efficace metafora descrittiva: “Il 4.0 è una tavola rotonda, a cui partecipano i clienti, i fornitori, i periti e il system integrator, che ha il compito di gestire tutti questi interlocutori”.  

Ognuno di questi attori ha esigenze peculiari, caratteristiche proprie e richieste specifiche, compiti da portare a termine relazionandosi con gli altri; ma ha anche dei limiti e delle difficoltà, che vanno tenute in considerazione, inefficienze da individuare e gestire, risorse da ottimizzare: su questi aspetti di relazione e collaborazione si inserisce il Machinery interconnection manager, che quindi individua, raccoglie, ottimizza e gestisce dati, persone, compiti. È questa l’interconnessione del futuro e uno dei punti di forza del consulente 4.0 è di partecipare, come spiega Morelli, all’analisi delle logiche di funzionamento dell’impianto già in fase di prevendita, ossia quando l’utente sta contrattando sulle funzionalità di un determinato impianto, in maniera tale da individuare sin dall’inizio i vincoli, le peculiarità e le logiche di un’interconnessione.  

Questa funzione è molto utile per evitare sorprese sia a livello di tempi sia di costi: “L’impianto 4.0 è così progettato con parametri che rispondono a una determinata logica e presentano le caratteristiche atte a effettuare l’interconnessione 4.0, in maniera stabile e duratura; dunque, con il suo background di competenze, di progetti effettuati, di attività eseguite, di fornitori con cui ha lavorato, il Machinery interconnection manager permette all’azienda di risparmiare molto tempo e non si rischiano repliche o ridondanze di attività”, specifica il manager di Tesar. 

Dalla teoria alla conoscenza pratica dell’attività 

Morelli fa poi l’esempio di un caso in cui il suo ruolo è stato fondamentale, per risolvere una difficoltà in un’azienda, che doveva procedere con l’interconnessione tra sistemi intelligenti Micro electro-mechanical systems (Mems) e i propri impianti. Nella sua esperienza professionale al manager era già capitato, infatti, di collegare numerose tipologie di impianti con diversi tipi di interlocutori, che eseguono processi totalmente diversi. Questo ha fatto sì che le logiche di interconnessione che doveva seguire per il cliente non fossero per lui nuove, ma qualcosa di già visto: ciò gli ha consentito di replicarlo in senso migliorativo. Dunque, l’esperienza tecnica diretta è fondamentale per il professionista dell’interconnessione, che non conosce solo il livello teorico delle attività, ma anche tutti i passaggi fondamentali del percorso produttivo. 

Per collaborare in maniera proficua, l’utente deve affidarsi al consulente avendo già in mente un obiettivo di raccolta dati, che successivamente, in base alla propria esperienza, lo accompagnerà in questo percorso. Per farlo nel modo più corretto, il Machinery interconnection manager ha bisogno di un elenco puntuale dei macchinari e degli impianti a disposizione, delle tecnologie applicate, dei fornitori (e dei loro contatti) e produttori di questi impianti, dei quali siano noti i Programmable logic controller (PLC) o i controlli numerici che vi sono stati montati. Avendo chiari questi passaggi, il consulente 4.0 può efficacemente accompagnare l’impresa lungo il difficile, ma fondamentale, percorso di digitalizzazione della propria fabbrica. 

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Chiara Pazzaglia

Bolognese, giornalista dal 2012, Chiara Pazzaglia ha sempre fatto della scrittura un mestiere. Laureata in Filosofia con il massimo dei voti all’Alma Mater Studiorum – Università degli Studi di Bologna, Baccelliera presso l’Università San Tommaso D’Aquino di Roma, ha all’attivo numerosi master e corsi di specializzazione, tra cui quello in Fundraising conseguito a Forlì e quello in Leadership femminile al Pontificio Ateneo Regina Apostolorum. Corrispondente per Bologna del quotidiano Avvenire, ricopre il ruolo di addetta stampa presso le Acli provinciali di Bologna, ente di Terzo Settore in cui riveste anche incarichi associativi. Ha pubblicato due libri per la casa editrice Franco Angeli, sul tema delle migrazioni e della sociologia del lavoro. Collabora con diverse testate nazionali, per cui si occupa specialmente di economia, di welfare, di lavoro e di politica.

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