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Progettare uno spazio di lavoro, una strategia per aumentare la produttività

Negli ultimi due decenni, il porre l’accento sull’estetizzazione degli spazi organizzativi nelle scienze sociali ha fornito una lente affascinante attraverso la quale la vita organizzativa può essere meglio compresa.

In questo campo, la maggior parte degli studi si è occupata di approfondire gli spazi dominanti nelle organizzazioni (Dale e Burrell, 2008). Gli spazi esplorati, infatti, sono principalmente quelli progettati, definiti e spesso gestiti.

Ci si è dunque concentrati principalmente su uffici, aule del personale, sale riunioni, reparti ospedalieri o parrucchieri (Baldry, 1999; Chugh e Hancock, 2009; McElroy e Morrow, 2010). Di recente, un’attenzione crescente è stata dedicata agli spazi liminali del luogo di lavoro (Shortt, 2015), come per esempio ascensori, porte, scale, bagni e armadi.

Gli articoli sotto analizzati inquadrano bene l’approfondimento attuale degli spazi lavorativi nella letteratura manageriale e organizzativa. Il tema dell’articolazione degli spazi organizzativi è centrale anche per avvicinare i componenti di un’organizzazione e favorire una reale integrazione fra le varie componenti.

Lo dimostrano i testi di seguito esaminati, che si soffermano sulle potenzialità che il disegno degli spazi ha nel favorire la creazione e la diffusione di nuove idee o indagano il disegno degli spazi organizzativi come fattore di influenza per l’integrazione di persone con disabilità.

Pratiche di estetizzazione degli spazi lavorativi

De Molli F., Mengis J., Van Marrewijk A. (2019), The aestheticization of hybrid space: the atmosphere of the Locarno film festival, in Organization Studies, 1-22

Attualmente le imprese stanno investendo molto nella ‘este- tizzazione’ degli spazi organizzativi per porre l’accento su valori e comportamenti specifici. Allo stesso tempo, però, stiamo assistendo alla scomparsa del tradizionale ambiente di lavoro, poiché il lavoro viene svolto sempre più spesso in spazi ibridi e polifunzionali che combinano quelli aziendali, domestici e pubblici.

Gli autori dell’articolo cercano di comprendere l’estetizzazio- ne di questi spazi, attingendo teoricamente dalla nozione di atmosfera proposta dal filosofo Gernot Boehme. Esplorando etnograficamente il modo in cui un festival del cinema urba- no (il Locarno film festival) crea la sua atmosfera unica, la ricerca mira a identificare tre pratiche, intrecciate tra loro, che sono alla base dell’estetizzazione dello spazio ibrido: l’in- terrelazione di diversi codici ed espressioni estetiche, la guida processuale dell’esperienza estetica e la messa a disposizio- ne di un centro di esperienza.

Gli autori mettono in particolar modo in evidenza come l’ambiguità, la molteplicità e la diversità possano diventare una risorsa nel processo di estetizzazione dello spazio ibri- do, ricordandosi di essere critici anche quando emergono atmosfere che vanno oltre l’attenta progettazione estetica dello spazio.

Dalla ricerca etnografica, emerge inoltre chiaramente come, a differenza dei tradizionali luoghi di lavoro, i quali hanno confini fisici ben definiti, gli spazi ibridi risultino essere ben più fluidi. Ricerche future potrebbero dunque mirare ad approfondire ulteriormente l’estetica spaziale nelle nuove forme di organizzazione.

 

Gli autori di questo articolo sono Roberta Sferrazzo ed Enrico Torchia, 

L’articolo integrale è pubblicato sul numero di Gennaio-Febbraio 2020 di Sviluppo&Organizzazione.
Per informazioni sull’acquisto di copie e abbonamenti scrivi a daniela.bobbiese@este.it (tel. 02.91434400)

produttività, design organizzativo, spazio di lavoro, spazi organizzativi

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