Diversity, il test belga contro il pinkwashing delle aziende 

Il Belgian Pride, l’evento più importante organizzato dalla comunità LGBT+ in Belgio, ha annunciato che sottoporrà a monitoraggio tutte le aziende e le organizzazioni che si candidano come sponsor della manifestazione, per esaminare le loro politiche sulla diversity. 

“Con questo test vogliamo evitare il pinkwashing”, spiega al quotidiano The Brussels Times Laurent Mallet, co-organizzatore del Pride, riferendosi al fenomeno per cui una compagnia si fa portavoce delle cause LGBT al solo scopo di entrare nel remunerativo mercato pink. “Non desideriamo più lavorare con i brand, ma con le persone che in Belgio lavorano per l’inclusione, sia con la loro politica in materia di Risorse Umane sia con le loro scelte comunicative interne ed esterne”. 

Il diversity scan sarà attuato dalle associazioni no-profit Kliq di parte fiamminga e Arc-en-ciel di parte francese. Assumerà tre diverse modalità, a seconda delle dimensioni dell’impresa. Per le più piccole, con un numero di dipendenti inferiore a 20, sarà sufficiente un’autovalutazione attraverso la compilazione di un questionario. Le compagnie che impiegano tra i 20 e i 50 dipendenti potranno richiedere a una delle due no-profit di effettuare una valutazione a pagamento: il costo della certificazione è di 1.250 euro. Infine, le imprese più grandi, con più di 250 dipendenti, affronteranno l’intero scan che include un esame della loro comunicazione interna 

Per superare la valutazione, le aziende dovranno rispondere a domande su politiche di selezione e non discriminazione, comunicazione esterna e questioni quali l’uso dei pronomi maschili e femminili, così come sui rapporti con fornitori esterni in materia di diversity. Lo scan si applicherà anche ai partiti politici che intendano farsi promotori degli eventi legati al Pride. 

Fonte: The Brussels Times 

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Giorgia Pacino

Articolo a cura di

Giornalista professionista dal 2018, da 10 anni collabora con testate locali e nazionali, tra carta stampata, online e tivù. Ha scritto per il Giornale di Sicilia e la tivù locale Tgs, per Mediaset, CorCom - Corriere delle Comunicazioni e La Repubblica. Da marzo 2019 collabora con la casa editrice ESTE. Negli anni si è occupata di cronaca, cultura, economia, digitale e innovazione. Nata a Palermo, è laureata in Giurisprudenza. Ha frequentato il Master in Giornalismo politico-economico e informazione multimediale alla Business School de Il Sole 24 Ore e la Scuola superiore di Giornalismo “Massimo Baldini” all’Università Luiss Guido Carli.

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