Rilanciare un’impresa, oltre alle tasse c’è di più

Il tema delle tasse resta sempre di grande attualità negli Stati Uniti (e non solo). Lo diventa ancora di più quando personaggi influenti della storia recente americana scendono in campo per criticare l’attuale sistema. È il caso del Fondatore di Microsoft, Bill Gates, che ha proposto al Governo americano di trasferire il carico fiscale più sul capitale che non sul lavoro.

“Sono a favore di un sistema in cui, se si hanno più soldi, è necessario pagare una percentuale più alta di tasse“, ha scritto il secondo uomo più ricco del mondo (dopo il numero uno di Amazon Jeff Bezos) in un post pubblicato sul suo blog dal titolo Inequality in the next decade. What I’m thinking about this New Year’s Eve (La disuguaglianza economica nel prossimo decennio. Cosa sto pensando alla vigilia del nuovo anno).

“Credo che i ricchi dovrebbero pagare più di quanto paghino oggi, incluso me. Ci dovrebbe essere una tassa sui guadagni in conto capitale (plusvalenze) – ovvero una tassa sui soldi accumulati facendo investimenti – che dovrebbe colpire i più ricchi, anche perché nessuna delle persone più ricche al mondo ha fatto una fortuna soltanto con il proprio stipendio”.

Diversi aspetti da considerare

La discussione sulle tasse tiene banco da tempo anche in Italia, soprattutto rispetto all’attività delle imprese. La casa editrice ESTE ha affrontato spesso la questione cercando di capire come sia possibile dare nuovo slancio alle aziende senza fermarsi al tema della riduzione delle tasse.

Qualche tempo fa Luciano Pilotti, Professore Ordinario di Economia e Management presso l’Università degli Studi di Milano, scriveva sulla rivista Sviluppo&Organizzazione che più che dalla riduzione delle tasse, la produttività passa da una revisione della struttura delle imprese e da un’analisi di diversi aspetti, che vanno dalle modalità prevalenti di presa delle decisioni alla percezione del rischio fino agli investimenti in innovazione nel medio-lungo termine.

Le nostre imprese, si legge l’articolo, hanno un assetto societario spesso sotto-patrimonializzato e a basso tasso di managerializzazione, con una struttura dimensionale spesso troppo fragile per poter reggere la competitività dei mercati globali e tuttavia con grandi opportunità di personalizzazione e di valorizzazione del Made in Italy.

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