presentazione libro Race_De Felice

Solo l’etica può difenderci dall’AI

Oltre le Colonne di Ercole della Rete c’è un “mondo nuovissimo”, caratterizzato dall’Intelligenza Artificiale (AI). E in questo luogo, non ancora esplorato a fondo, che nasce il libro Il mondo nuovissimo (Luiss University Press, 2023), il cui obiettivo è promuovere l’utilizzo etico dell’AI. Scritto da Fabio De Felice, Professore di Ingegneria all’Università degli Studi di Napoli e componente della taskforce Digitalization del B20 (il Business Forum del G20), e da Roberto Race, Consulente e Segretario generale di Competere.Eu e membro della taskforce Finance e infrastructure del B20, il libro è strutturato in 19 dialoghi che sembrano richiamare il modello delle Operette morali di Giacomo Leopardi o il Dialogo sopra i massimi sistemi del mondo di Galileo Galilei. Le due parti che compongono l’opera prevedono l’analisi degli autori e poi i commenti di manager apicali di diverse aziende che espongono il proprio punto di vista.

C’è però una questione che collega come un fil rouge i diversi dialoghi ed è la difficoltà delle persone di rimanere al passo con i progressi tecnologici perché, se le precedenti rivoluzioni avevano richiesto molti anni per la formazione delle competenze adeguate e consesso ampio tempo ai sistemi economici per assestarsi, ora i cambiamenti si avvicendano con grande rapidità. “La nostra natura ci porta a essere abili nell’adattarci al cambiamento, ma in un orizzonte temporale molto ampio. Oggi assistiamo a un’accelerazione senza precedenti, che sta mettendo a dura prova le abitudini a cambiare”, commentano gli autori nell’introduzione del libro. Di fronte a questa situazione, l’essere umano del XXI secolo sperimenta un’alienazione quasi novecentesca, un senso di “smarrimento labirintico” amplificato dall’AI, cioè la percezione che, a causa del tracciamento costante delle tecnologie, la possibilità di scelta è limitata.

Fondamentale è, quindi, riflettere sull’utilizzo etico della tecnologia, che deve essere controllata dalle persone e non deve verificarsi l’esatto opposto. Il discrimine nel tracciare la superiorità è comprendere che la capacità controfattuale delle persone – “se non fosse successo A, sarebbe successo B” – è un valore aggiunto degli esseri umani, non replicato dalle macchine. Fissata questa differenza, si può percorrere con maggiore consapevolezza la strada tracciata di intersezione profonda tra macchina e persona. “Le ondate di AI stanno rimodellando il modo in cui viviamo. È un bene? È un male? Dipende da noi”, sottolinea De Felice. La sfida non è tecnologica, ma etica, come evidenza Race, cioè riflettere sulla domanda: “Ciò che sto facendo, ciò che l’uomo sta producendo, lo rende più umano o meno umano?”.

Per mantenere un’umanità, serve costruire un’etica dell’AI, perché nessun algoritmo può garantire l’equità della decisione automatica; solo la supervisione umana può correggere o contraddire una conclusione prodotta di un sistema automatizzato. “L’AI e il Deep learning devono basarsi su una tecnologia che resti rispettosa della dignità umana e dei fondamentali diritti individuali, quali la privacy, la trasparenza e il corretto uso dei dati”, riflette De Felice. In questo, il libro sottolinea che può aiutare una Carta dei valori che riguardi il rapporto tra AI, impresa e società.

L’AI e il lavoro (senza) futuro

Il rapporto tra AI e aziende deve essere maggiormente analizzato perché è al centro della rivoluzione che sta investendo la società: le nuove tecnologie sono sempre più integrate nei processi e in grado di automatizzare lavori meccanici di routine. Alcune figure lavorative che si pongono come interfaccia tra i dati scompariranno perché i compiti saranno delegati all’AI. La deriva è, però, delegando compiti sempre più impegnativi alla macchina, assistere all’instaurarsi di un processo di deresponsabilizzazione: “Rinunciamo alla nostra capacità di saper rispondere alla domanda ‘come sarà il futuro?’, chiamando in causa l’immaginazione”, avvertono gli autori.

La domanda su cui riflettere non è solo come sarà il futuro, ma come sarà il lavoro nel futuro; anzi ci si dovrebbe chiedere se ancora esisterà il lavoro, per lo meno con le caratteristiche e i valori che gli sono attribuiti oggi. Nel libro si riporta come il lavoro, nella società contemporanea, sia stato per lungo tempo il fulcro attorno a cui è ruotata l’identità e il senso di appartenenza della persona. Attraverso di esso, l’individuo definiva se stesso, si realizzava e trovava un senso di compimento. Ora, invece, si sta configurando uno scenario complesso e contrapposto: da una parte l’adorazione, definita dagli autori “quasi religiosa”, del lavoro e dall’altra il suo rifiuto. La soluzione, come sempre, è nel mezzo: “Dobbiamo fare in modo di iniziare a costruire una società in cui il lavoro non sia l’unico mezzo per trovare uno scopo di vita”, spiega De Felice.

La strada per sviluppare la società nuovissima non è altro che, come evidenzia il libro, l’empowering people, cioè l’importanza degli esseri umani nei processi automatizzati. Nella relazione persona-macchina, sarà proprio la componente umana a costituire un fattore strategico sia per la qualità dei beni sia per i servizi prodotti. In concreto, serve ora, secondo gli autori, fornire ai sistemi di AI le traiettorie nelle quale muoversi. “Solo in questo modo faremo dell’AI lo strumento di supporto per la ‘testa’, così come la leva per il ‘braccio’”, risponde De Felice a una domanda posta da Race. Serve, infine, introiettare la metafora, proposta in chiusura di uno dei capitoli, ideata da John Steinbeck, autore statunitense, nel libro La valle dell’Eden quando descrive l’avvento del XX secolo: di fronte alla nuova era digitale, non si può essere come l’anziano che teme il cambiamento e lo aspetta con disgusto, ma serve affrontarlo con metodo e, soprattutto, con etica.

Intelligenza artificiale, etica, Mondo nuovissimo, Fabio De Felice, Roberto Race


Alessia Stucchi

Alessia Stucchi

Alessia Stucchi è giornalista pubblicista. Laureata in Lettere Moderne in triennale e in Sviluppo Economico e Relazioni Internazionali in magistrale. Nel 2023 ha vinto il Premio America Giovani della Fondazione Italia Usa che le ha permesso di conseguire il master Leadership per le relazioni internazionali e il made in Italy. Nel tempo libero si dedica alle camminate, alla lettura e alle serie tivù in costume.

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