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Tecnologie e persone, nell’agenda dei C Level

Instabilità economica, incertezza per il contesto normativo-regolamentare, per il lavoro e sulle conseguenze dell’innovazione tecnologica. Sono queste le principali preoccupazioni scritte nelle agende dei vertici delle aziende a livello globale. E in Italia? Minacce cyber, preoccupazione per attraction e retention delle persone e aumento della pressione regolatoria. A raccontare nei dettagli le preoccupazioni delle organizzazioni è stata la 13esima edizione dell’Executive perspectives on top risks survey, promossa da Protiviti – società di consulenza Usa parte del gruppo Robert Half, con sedi in tutto il mondo e una presenza consolidata anche in Italia – in collaborazione con la North Carolina State University.

La ricerca ha coinvolto oltre 1.200 executive, tra Amministratori Delegati e Manager in posizioni apicali, con l’obiettivo di individuare i principali rischi percepiti su un orizzonte di breve (due o tre anni) e lungo termine (10 anni). Le risposte raccolte hanno evidenziato alcune differenze significative tra la prospettiva globale e quella italiana: le aziende del nostro Paese hanno manifestano una maggiore preoccupazione per la sicurezza informatica, posizionata al primo posto nella classifica nazionale, seguita dalle difficoltà legate alla gestione del personale e dall’incremento della pressione della normativa. A livello globale, invece, l’instabilità economica è rimasta in cima alle priorità, seguita dagli attacchi cyber e dall’aumento del costo del lavoro.

“La survey fotografa un contesto in cui l’incertezza non è più un’eccezione, ma una condizione permanente: viviamo in uno stato di ‘perma-crisi’, dove ogni nuova emergenza – economica, geopolitica o normativa – si aggiunge alle precedenti, senza che queste siano mai realmente risolte”, sottolinea Guido Zanetti, Managing Director di Protiviti. “Le imprese, oggi, non possono più permettersi di affrontare i rischi con approcci estemporanei: è necessario integrare il Risk management nella pianificazione strategica e guardare al futuro con strumenti che aiutino a immaginare scenari alternativi non per avere una sfera di cristallo, ma per allenarsi a pensare in modo più strutturato e anticipare le trasformazioni”.

Più consapevoli delle minacce digitali

Le differenze emerse dalla survey di Protiviti tra l’Italia e il resto del mondo hanno sottolineato l’unicità del nostro Paese. In particolare, l’attenzione al rischio cyber ha evidenziato una crescente consapevolezza dell’esposizione a minacce digitali sempre più sofisticate. Allo stesso tempo, il secondo posto dedicato alla capacità di attrarre e trattenere persone qualificate riflette la necessità di affrontare una transizione profonda del mercato del lavoro, accentuata dalla carenza di personale con competenze specialistiche.

Sul fronte normativo, l’Italia ha mostrato una forte sensibilità alla crescente complessità regolatoria, anche per effetto delle numerose direttive europee, come quelle connesse alla sostenibilità e alla rendicontazione rispetto ai criteri di Environmental, social e governance (ESG). È significativo che, mentre la sostenibilità non è comparsa nella top 10 globale dello studio, si è posizionata all’ottavo posto nella classifica italiana.

I risultati italiani si discostano ulteriormente da quelli internazionali nella percezione del rischio legato al cambiamento dei mercati globali e delle politiche commerciali (in Italia occupa la quinta posizione). Questo dato riflette una preoccupazione concreta per le tensioni geopolitiche e commerciali che coinvolgono direttamente le economie europee. In particolare, gli impatti del conflitto in Ucraina, l’instabilità in Medio Oriente e l’incertezza generata dalla nuova Presidenza Usa stanno rafforzando il senso di vulnerabilità delle imprese italiane. Sempre in questa logica, anche i rischi connessi alla resilienza della Supply chain risultano più avvertiti in Italia che nel resto del mondo.

“Se si guarda ai rischi legati all’attuale situazione macroeconomica generata dalla crisi, emerge che in Italia sono percepiti come più pesanti rispetto ad altri Paesi, come per esempio gli Stati Uniti. È comprensibile: per gli Usa le guerre sono ‘lontane’, mentre non è così per noi”, commenta Zanetti.

L’AI questa… sconosciuta

Un altro dato interessante emerso dallo studio di Protiviti riguarda la diversa percezione del rischio tecnologico. A livello globale, l’Intelligenza Artificiale (AI) è presente in tre diverse posizioni nella graduatoria Top 10. In Italia, invece, il tema non è entrato tra le principali preoccupazioni. Come si spiega? Il fenomeno potrebbe essere un segnale del ritardo con cui il mercato italiano sta affrontando la trasformazione digitale o come una minore esposizione diretta alle implicazioni di questa tecnologia. Nonostante ciò, anche nel nostro Paese è emersa una consapevolezza crescente sul potenziale impatto che l’AI può avere sull’organizzazione del lavoro e sulla necessità di una formazione adeguata.

Negli Usa la preoccupazione sull’AI è più bassa rispetto al dato globale: è probabile che Oltreoceano siano più avanti; lì è nata l’industria dell’AI e le aziende, avendo fatto più ‘esperimenti’, ne vedono sia i vantaggi sia i rischi; in Italia siamo un po’ più indietro sul tema”, commenta Zanetti.

Il confronto tra breve e lungo termine analizzato dalla survey ha mostrato un’alta coerenza: i rischi percepiti oggi restano rilevanti anche su un orizzonte decennale. Le preoccupazioni legate alla geopolitica, ai cambiamenti climatici, alla complessità normativa e alla continuità operativa sono centrali nelle agende degli executive e sono destinati a esserlo per lungo tempo. Elementi come disastri naturali e fenomeni meteorologici estremi, infatti, hanno acquisito rilievo crescente nella prospettiva futura, rafforzando la centralità dei temi legati alla sostenibilità ambientale.

Sostenibilità, le norme generano incertezza

Lo studio commissionato da Protiviti – realizzato in un particolare momento storico, cioè quando gli Usa erano nel pieno della campagna elettorale presidenziale che ha poi condotto Donald Trump alla Casa Bianca – non esaurisce però tutti i trend strategici del momento. In questo caso è Zanetti che prova a fare una sintesi, partendo dall’AI (“Uno dei temi più richiesti dalle aziende, ma sul quale c’è maggiore confusione”) e che richiederà un approccio organico per evitare grande entusiasmo iniziale seguito poi da confusione e da una inefficace implementazione. Per il manager, la sostenibilità è una forte priorità, anche se la sua evoluzione normativa genera ancora incertezza.

In ambito digitale, Protiviti osserva la tendenza a sviluppare applicazioni custom, sfruttando strumenti di programmazione più accessibili. Questa strategia consente soluzioni mirate, meno dispersive e più concrete, soprattutto per realtà che vogliono integrare la digitalizzazione nei processi core senza stravolgere l’organizzazione.

Nel complesso, il quadro emerso è quello di un mondo aziendale consapevole delle sfide globali, ma fortemente caratterizzato da un mix di urgenze locali, regolatorie e organizzative. Il rafforzamento della cultura del Risk management, soprattutto nelle aziende di medie dimensioni, resta una frontiera ancora da esplorare. Come sottolinea Zanetti, al di là dalle grandi imprese il livello di maturità su questi temi è ancora basso: solo un’azione strutturata può colmare questo divario nei prossimi anni.

Intelligenza artificiale, sostenibilità, risk management, Protiviti


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Dario Colombo

Articolo a cura di

Giornalista professionista e specialista della comunicazione, da novembre 2015 Dario Colombo è Caporedattore della casa editrice ESTE ed è responsabile dei contenuti delle testate giornalistiche del gruppo. Da luglio 2020 è Direttore Responsabile di Parole di Management, quotidiano di cultura d'impresa. Ha maturato importanti esperienze in diversi ambiti, legati in particolare ai temi della digitalizzazione, welfare aziendale e benessere organizzativo. Su questi temi ha all’attivo la moderazione di numerosi eventi – tavole rotonde e convegni – nei quali ha gestito la partecipazione di accademici, manager d’azienda e player di mercato. Ha iniziato a lavorare come giornalista durante gli ultimi anni di università presso un service editoriale che a tutt’oggi considera la sua ‘palestra giornalistica’. Dopo il praticantato giornalistico svolto nei quotidiani di Rcs, è stato redattore centrale presso il quotidiano online Lettera43.it. Tra le esperienze più recenti, ha lavorato nell’Ufficio stampa delle Ferrovie dello Stato italiane, collaborando per la rivista Le Frecce. È laureato in Scienze Sociali e Scienze della Comunicazione con Master in Marketing e Comunicazione digitale e dal 2011 è Giornalista professionista.

Dario Colombo


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