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Adesso basta!

Ci risiamo. L’ennesimo atto del Governo è arrivato al termine del weekend. Questa volta a dominare la serata della domenica è toccato al decreto Ristori quater che riguarda il possibile esonero delle tasse per le categorie più colpite dalla pandemia di Covid-19. E come già accaduto in passato, la decisione costringe le aziende a correre per concentrarsi sull’interpretazione di quanto deciso dall’Esecutivo, sottraendo tempo prezioso al proprio core business. Perché le scadenze su cui si concentra il decreto Ristori sono immediate e l’atto in questione ne ha anticipato di poco l’esecuzione. Insomma, si mettono le toppe in fretta e furia dimenticandosi dell’impatto. La sensazione dominante è che si prendano decisioni per poter ammettere che non si è stati inermi e si è fatto qualcosa.

Così la mattinata del 30 novembre 2020 è stata tutta dedicata all’analisi dell’ultimo atto governativo, che, ovviamente, è scritto per non essere intellegibile ai più. Ma anche per trovare il modo per rientrare – con un po’ di italica ‘astuzia’ – nei parametri utili per godere dei vantaggi. Per esempio, tra le decisioni del nuovo decreto, c’è la proroga, dal 30 novembre al 10 dicembre, del versamento del secondo acconto di Irpef, Ires e Irap per tutti i soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione. Che cosa possa cambiare in 10 giorni non è chiaro: forse si spera – ormai viviamo di speranze – in un boom di acquisti natalizi…

Il decreto, per onor di cronaca, estende la proroga al 30 aprile 2021 per quelle imprese che nel 2019 hanno avuto un fatturato non superiore a 50 milioni di euro e che nel primo semestre 2020 hanno avuto un calo del 33% del business rispetto al 2019. E quindi, tutti a calcolare il calo di fatturato per capire se si rientra o meno nella percentuale. Inoltre, la proroga vale anche per le attività oggetto delle misure restrittive del Dpcm del 3 novembre 2020 e per tutte le aziende delle zone rosse (e i ristoranti in zone arancioni), al di là dell’andamento del fatturato.

L’atto governativo, poi, prevede la sospensione dei contributi previdenziali, dei versamenti delle ritenute alla fonte e dell’Iva (scadenza a dicembre 2020). Anche in questo caso la misura vale per le aziende con fatturato 2019 non superiore a 50 milioni di euro; ma questa volta il calo del 33% del fatturato è calcolato su novembre 2020 rispetto allo stesso mese del 2019. E chi non avesse ancora registrato qualche fattura (siamo ancora a novembre 2020) ha ancora tempo per rinviarne la registrazione a dicembre…

Il problema è che questa situazione va avanti da mesi. Nel weekend abbiamo scritto che siamo tutti impegnati a dare seguito alle polemiche (sterili) su ogni questione (e non sempre di fondamentale importanza), ma a nessuno interessa davvero che siamo alla mercè di chi decide del nostro destino a tarda notte nei weekend. Siamo capaci di indignarci di ciò che succede nei Paesi che ci circondano – leggasi le cariche della polizia francese sui manifestanti – ma siamo bravissimi a tacere su quanto dovrebbe interessarci maggiormente: come si fa a fare impresa in queste condizioni? Nessuno mette in dubbio la difficoltà del momento, ma evidentemente siamo ancora fermi all’inizio del Novecento: all’azienda ci penserà il sciur padrun. Che, a quanto pare, si è davvero stancato.

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Dario Colombo

Articolo a cura di

Giornalista professionista e specialista della comunicazione, da novembre 2015 Dario Colombo è Caporedattore della casa editrice ESTE ed è responsabile dei contenuti delle testate giornalistiche del gruppo. Da luglio 2020 è Direttore Responsabile di Parole di Management, quotidiano di cultura d'impresa. Ha maturato importanti esperienze in diversi ambiti, legati in particolare ai temi della digitalizzazione, welfare aziendale e benessere organizzativo. Su questi temi ha all’attivo la moderazione di numerosi eventi – tavole rotonde e convegni – nei quali ha gestito la partecipazione di accademici, manager d’azienda e player di mercato. Ha iniziato a lavorare come giornalista durante gli ultimi anni di università presso un service editoriale che a tutt’oggi considera la sua ‘palestra giornalistica’. Dopo il praticantato giornalistico svolto nei quotidiani di Rcs, è stato redattore centrale presso il quotidiano online Lettera43.it. Tra le esperienze più recenti, ha lavorato nell’Ufficio stampa delle Ferrovie dello Stato italiane, collaborando per la rivista Le Frecce. È laureato in Scienze Sociali e Scienze della Comunicazione con Master in Marketing e Comunicazione digitale e dal 2011 è Giornalista professionista.

Dario Colombo


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