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Correre nel lockdown in cambio di dati e tracciamento

Nubi scure sono apparse all’orizzonte. Ci aspettano tempi difficili di lockdown, più o meno light. Non è questo lo spazio per parlarne: frequento con assiduità Risk Manager che già prima dell’estate mi avevano anticipato scenari che – ahinoi – si stanno verificando ben prima delle previsioni. Ma nel blog voglio parlare solo di corsa.

Nella puntata del 30 ottobre 2020 di PdM Talk, il talk show del quotidiano che dirigo, Parole di Management – testata che ospita questo blog – si è parlato di Big data in economia e sanità: si è analizzata la differenza tra numeri, dati e informazioni e dei motivi per cui in azienda di faccia largo uso di Big data mentre nella società i cittadini alzino barriere in nome della privacy, salvo poi regalare ogni tipologia di dato sensibile ai social network. Per chi volesse rivedere la puntata, questo è il link: https://www.youtube.com/watch?v=g4Bj31-f9W0

Tra gli ospiti di PdM Talk c’era anche Francesco Picconi, Senior HR Leader, Corporate R&D and Technology di Saudi Aramco, la compagnia di Oil & Gas più importante del mondo, detenuta interamente dall’Arabia Saudita e, per chi ne fosse allo scuro, società che si contende con Apple il titolo di azienda di maggior valore del mondo. Dunque, parlare di Saudi Aramco equivale a parlare dell’Arabia Saudita. Un particolare, quest’ultimo, interessante soprattutto per capire come Riad sta gestendo la pandemia di Covid-19.

Come sempre, prima della puntata, mi sono confrontato con gli ospiti per preparare la scaletta da seguire. Con Picconi – che nella puntata di PdM Talk si è concentrato in particolare sulle competenze umane per la lettura dei dati – abbiamo discusso di gestione dell’emergenza sanitaria. Consultando il sito che aggiorna in tempo reale l’andamento della pandemia (https://www.worldometers.info/coronavirus/#countries), ho notato che l’Arabia Saudita ha finora avuto circa 5mila decessi a fronte di poco meno di 350mila contagiati; rispetto ai tamponi, Riad ne ha fatti a oggi 8 milioni (in pratica il 30% rispetto al totale della popolazione, contro il 25% dell’Italia). Per questo ho chiesto, a chi conosce e vive nel Paese mediorientale, qualche delucidazione.

La gestione digitale della quotidianità

Tra le varie informazioni, Picconi mi ha spiegato che l’Arabia Saudita ha realizzato vari sistemi di tracciamento (più o meno che corrispondono al modello italiano di Immuni). Quello che mi interessa di più in questa sede è l’App per correre. Come funziona? Chi vuole uscire per una seduta di allenamento – ma anche per una camminata – deve scaricare un software sullo smartphone; poi può ‘prenotare’ l’uscita (di 60 minuti) che sarà tracciata dall’applicazione. In cambio si può correre entro un raggio di 5 chilometri dal proprio domicilio: rispetto ai 200 metri che erano stati concessi all’Italia nel primo lockdown significa uno spazio di 25 volte superiore! L’App, infatti, monitora la densità di persone nelle diverse aree ed è quindi in grado di gestire le richieste di uscita.

Da due giorni vorrei che qualcuno dall’Arabia Saudita chiamasse il Governo per suggerire questa soluzione e per far scaricare l’App Immuni – che è l’unico sistema di tracciamento dei contagi ideato dall’Italia – finora scaricata da 10 milioni di utenti (il dato è di fine ottobre 2020). Non mi dilungo sullo sciame di polemiche e di giustificazioni di chi si rifiuta di installare l’applicazione, ma rifletto che, in caso di lockdown, pur di correre sarei certamente disposto a cedere ogni dato generato in un’ora di corsa.

In fondo, da anni indosso uno smartwatch al polso che registra ogni singolo battito del mio cuore e traccia ogni luogo che visito. Se mai qualcuno volesse conoscere il mio stato di salute, sapere se soffro di disturbi del sonno o se ho problemi cardiovascolari, non dovrebbe far altro che frugare tra i dati. Per la verità, mi hanno spiegato fonti molto autorevoli, gli hacker in grado di trasformare questi numeri in informazioni sono davvero pochi. Infatti, l’attacco informatico subito dall’azienda produttrice del mio smartwatch nell’estate 2020 aveva ‘solo’ l’obiettivo di ottenere il pagamento del riscatto dei server, tenuti in ostaggio da un ransomware e non certo di rubare i dati, aspetto ben più complicato da trasformare in moneta sonante.

Ecco con l’App saudita il popolo dei runner potrebbe continuare a correre anche nel lockdown, contribuendo a mantenersi in salute, assumendo però comportamenti responsabili ed evitando le scene che sono costretto a vedere sul Naviglio, con grupponi di persone che corrono beatamente vicini senza mascherina e sbattendosene del distanziamento sociale. E se poi il Governo volesse dare anche un’occhiata ai miei dati, potrebbe – in caso di necessità – suggerirmi qualche accertamento medico. Ma dormite sonni tranquilli: sarebbe troppo complicato trasformare i numeri in informazioni. E ai piani alti hanno altri problemi da risolvere. Dunque, chiudere tutto resta la soluzione più facile. Buone corse sul posto a casa.

coronavirus, covid-19, pandemia, lockdown, app corsa


Dario Colombo

Articolo a cura di

Giornalista professionista e specialista della comunicazione, da novembre 2015 Dario Colombo è Caporedattore della casa editrice ESTE ed è responsabile dei contenuti delle testate giornalistiche del gruppo. Da luglio 2020 è Direttore Responsabile di Parole di Management, quotidiano di cultura d'impresa. Ha maturato importanti esperienze in diversi ambiti, legati in particolare ai temi della digitalizzazione, welfare aziendale e benessere organizzativo. Su questi temi ha all’attivo la moderazione di numerosi eventi – tavole rotonde e convegni – nei quali ha gestito la partecipazione di accademici, manager d’azienda e player di mercato. Ha iniziato a lavorare come giornalista durante gli ultimi anni di università presso un service editoriale che a tutt’oggi considera la sua ‘palestra giornalistica’. Dopo il praticantato giornalistico svolto nei quotidiani di Rcs, è stato redattore centrale presso il quotidiano online Lettera43.it. Tra le esperienze più recenti, ha lavorato nell’Ufficio stampa delle Ferrovie dello Stato italiane, collaborando per la rivista Le Frecce. È laureato in Scienze Sociali e Scienze della Comunicazione con Master in Marketing e Comunicazione digitale e dal 2011 è Giornalista professionista.

Dario Colombo


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