ESG

Creare ambienti sostenibili con l’interdisciplinarietà

Un progetto architettonico per la realizzazione di un nuovo distretto aziendale non rappresenta semplicemente la creazione di una struttura edilizia che si inserisce, in modo dicotomico, in un determinato spazio fisico. È, piuttosto, un’operazione complessa, dai risvolti anche simbolici ed economici, che va a ridisegnare l’intero assetto di un territorio, grazie al lavoro sinergico di diversi professionisti.

Un esempio è il Diesel Headquarters, la sede della multinazionale italiana della Moda, realizzato da Pierpaolo Ricatti in un’ex area industriale di Breganze, nell’Alto Vicentino, che si estende su una superficie di 90mila metri quadrati, inaugurato nel 2010. Questo edificio rimane ancora oggi un esempio innovativo di progettazione edilizia per la scelta di soluzioni costruttive e tecnologiche all’avanguardia, per l’attenzione alla sostenibilità e all’efficienza energetica dell’intero insediamento e per gli elevati standard di sicurezza durante i lavori. Ecco perché, nonostante siano trascorsi oltre 10 anni dalla sua realizzazione, abbiamo voluto ripercorrere, insieme con Ricatti, il ‘dietro le quinte’ del progetto, in particolare in tempi nei quali c’è un inseguimento costante del rispetto dei parametri Environmental, social and governance (ESG).

Nella sede di Diesel il concetto più tradizionale di ‘villaggio’ è stato abbinato a quello moderno di polo tecnologico all’avanguardia, con l’idea di dare vita a un centro nevralgico per il territorio. Non a caso, come spiega l’architetto, il sostrato concettuale che ha fatto da sfondo a questo progetto è stato quello di un “sistema rizomatico e policentrico”, che ha visto l’innesto di un nuovo centro di produzione in un arcipelago urbano contraddistinto da una forte dispersione. Per dare vita a una struttura così complessa è stato fondamentale il senso di squadra tra i vari professionisti coinvolti, in un contesto di condivisione e proposte che ha reso le elevate e diverse specializzazioni non un’occasione di attrito, ma un perno su cui far leva per raggiungere sempre migliori risultati.

Puntare sulla sostenibilità ambientale

In questo scenario multisettoriale, un aspetto ampiamente valorizzato è stato sicuramente quello della sostenibilità ambientale. Una questione che, allora come oggi, non deve essere imbrigliata, secondo Ricatti, nei limiti di una semplice attività di greenwashing, ovvero un ecologismo di facciata che sfrutta la tutela della natura esclusivamente per finalità di marketing. La sfida, in questo senso, è piuttosto quella di valorizzare il concreto contributo delle tecnologie alla progettazione, declinandolo come un’evoluzione di un’attenzione all’ambiente che, da sempre, è connaturata alla stessa idea di architettura.

Tuttavia l’elemento chiave, che ha permeato tutti i lavori, è stato il rapporto creatosi tra i professionisti coinvolti: per dare vita a questa iniziativa, come per tutti i progetti di grandi dimensioni, sono state coinvolte figure provenienti da diversi settori ed è stato necessario adottare un approccio organizzativo trasversale, in favore di una visione corale dove i diversi tecnici hanno trovato nel progettista un regista, cioè quell’elemento catalizzatore di un processo dinamico improntato alla creatività e alla duttilità. Il tutto con l’obiettivo di dare vita a un ambiente altamente performante e innovativo. Per approfondire i punti di maggior innovazione del progetto, Sviluppo&Organizzazione ha incontrato l’architetto.

Qual è stato l’aspetto da cui è nato il progetto di Diesel? 

C’è stata la ricerca di un common ground, intesa come un presupposto ineludibile per far dialogare in modo efficace le ragioni dell’architettura, del territorio e dell’ambiente con quelle dello sviluppo economico. Proprio in virtù di questo approccio trasversale e sinergico, il progetto è stato ospitato, nel 2012, alla Biennale Architettura di Venezia nel Padiglione Italia dal titolo “Architetture del Made in Italy: da Adriano Olivetti alla Green economy”.

In che modo il progetto si è conciliato con l’ambiente circostante?

Nel territorio della pedemontana veneta, in particolare nel segmento dell’Alto Vicentino, dove si trova Breganze, lo sviluppo insediativo è contraddistinto dalla dispersione e quello produttivo dalla forma distrettuale. In questo scenario, l’immagine che meglio descrive il fenomeno urbano veneto non è più semplicemente quello di una città diffusa, ma di un vasto arcipelago metropolitano. Uno degli elementi chiave del progetto è quello di riconoscersi all’interno di questo arcipelago, rappresentandone una delle isole più importanti, condensando dentro i propri confini un’alta concentrazione di programma capace di esercitare una magnetica forza gravitazionale, innescando nuove gerarchie su di un territorio vasto intorno. Queste zone rappresentano le nuove centralità di un sistema rizomatico e policentrico.

In che modo il territorio ha influenzato la progettazione dello spazio?

Consapevole di questo contesto, il progetto è nato interrogandosi sulla migliore strategia per garantire una forte riconoscibilità alla personalità aziendale e allo stesso tempo una perfetta organizzazione del programma. La nuova Diesel doveva essere una vera e piccola cittadella creativa, il riferimento a un nuovo modello di sviluppo da innestare nel territorio. Il committente e l’architetto hanno lavorato per creare un great place to work, cioè un progetto capace di interpretare contemporaneità e innovazione interrogandosi sul rapporto tra architettura e luoghi del lavoro.

Come sono organizzati gli ambienti?

Un elemento di complessità legato a questo progetto è sicuramente la concentrazione di una serie di servizi in un unico manufatto. Lo si comprende bene se si passano in rassegna le varie parti del complesso. Superata la guardiania, infatti, è possibile camminare tra le strade interne dell’headquarter, trovando il magazzino di ricevimento e spedizione e l’archivio storico (vero e proprio museo del brand). Proseguendo si arriva, invece, al blocco uffici organizzato attorno alle due grandi corti interne, al fitness center, al campo da squash e ai campi di calcetto, per poi finire con il ristorante aziendale, lo showroom‐auditorium multifunzionale, il foyer per eventi, il centro di elaborazione dati e la struttura che ospita l’asilo nido e la scuola materna.

Sul fronte ambientale sono state compiute scelte con grande lungimiranza: ci racconta?

Progettare e realizzare oggi, come ieri, un nuovo edificio non può prescindere dalla valutazione del suo impatto sull’ambiente per le risorse che impiega per la sua realizzazione, dell’utilizzo di materie prime, del confort che deve assicurare agli utenti e dell’energia che consuma per il suo funzionamento. Traducendo questi concetti in una parola, l’edificio deve essere pensato come sostenibile

L’articolo integrale è pubblicato sul numero di Luglio-Agosto 2022 di Sviluppo&Organizzazione.
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ESG, greenwashing, Pierpaolo Ricatti, Biennale Architettura di Venezia, Diesel Headquarters

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