Dal Project management al ProjectMind

Nelle organizzazioni lavorare a progetto è una sfida che richiede abilità individuali e di gruppo che spesso non sono chiare e, tanto meno, sono incentivate: a confermarlo è uno studio della società di consulenza Kpmg, secondo il quale circa il 60% dei progetti avviati in azienda fallisce. Nonostante esistano certificazioni di Project management e ci siano ormai tecniche e strumenti standardizzati, gli ostacoli più frequenti hanno natura ‘umana’, in particolare dovuti alla mancanza di competenze tecniche e soprattutto di soft skill adeguate.

Per Roberto Pozza e Massimo Soriani Bellavista, rispettivamente Ingegnere aeronautico e Psicologo del lavoro, entrambi formatori in ambito Project management e ideatori del modello ProjectMind, per eccellere nelle varie fasi di gestione di un progetto, accanto alla visione strategica occorre integrare la conoscenza e il miglioramento dei propri stili di pensiero. “ProjectMind è frutto dell’esperienza di 25 anni nel campo del Project management integrato con strumenti evoluti del funzionamento del cervello. I contributi più significativi a cui ci siamo ispirati derivano dagli studi sulle neuroscienze, da quelli sulle brain dominance e dalle evoluzioni del pensiero laterale”, spiega Soriani Bellavista.

I due esperti, infatti, si sono formati con Edward de Bono, psicologo maltese ideatore del metodo dei “Sei cappelli per pensare”, un modello che consente di utilizzare uno stile di pensiero alla volta. Il metodo sviluppato da de Bono insegna a interpretare dei ruoli (utilizzando come metafora visiva, appunto, i ‘cappelli’) che incarnano diversi punti di vista e permettono di svincolarsi da un solo stile di pensiero (aspetti positivi, aspetti negativi, dati, ecc.) e quello che de Bono ha chiamato “pensiero parallelo” è un metodo per il quale tutte le persone coinvolte in uno stesso progetto utilizzano, nello stesso momento, lo stesso stile di pensiero.

ProjectMind è il frutto dell’esperienza trentennale come Project manager in diversi progetti di cambiamento strategico e organizzativo di Pozza, unito al know how nell’ambito della creatività e della gestione dei conflitti sviluppate in 20 anni di esperienza da Soriani Bellavista. “Il nostro modello è una evoluzione del pensiero parallelo di de Bono, al quale abbiamo integrato altri stili di pensiero”, prosegue Soriani Bellavista.

L’Ingegneria Gestionale incontra la Psicologia Cognitiva

Il concetto di Project management è stato introdotto in azienda abbastanza recentemente, quando le organizzazioni italiane si sono ritrovate a lavorare in un contesto internazionale. “La mia esperienza nella gestione dei progetti comincia a metà degli Anni 90, quando il Project management nel nostro Paese non esisteva ancora”, commenta Pozza. I primi fondamenti per la modellizzazione nascono attraverso schemi gestionali di tipo ingegneristico, ma è interessante notare come siano poi divenuti sofisticati, incorporando sistemi relazionali e cognitivi: “In questo, ProjectMind è allineato con molti modelli internazionali”, evidenzia Pozza. “È una grande soddisfazione per noi sapere di aver interpretato in anticipo una tendenza che ha visto il comportamento e la relazione di processi cognitivi come centrali, diventando persino più importanti dei modelli ingegneristici”.

La teoria ideata da Pozza e Soriani Bellavista si differenzia da quella originale di de Bono per tre aspetti: l’aggiunta di nuovi stili di pensiero; l’applicazione specifica per la gestione dei progetti; la dimensione psicometrica, ovvero la presenza di misurazioni psicologiche per poter individuare le dominanze cerebrali che le persone possono migliorare, ma senza presumere di stravolgere la propria identità (al contrario del modello dei ‘Sei cappelli’, che ha definito una metodologia generale, con parametri raggiungibili da chiunque). In totale, quindi, il modello ProjectMind individua 10 stili di pensiero che, fondamentalmente, si possono riassumere in cinque ‘brain’: Brainanalytics, Brainstorming, Braincommunication, Brainorganization e Brainlearning.

Il gruppo fa la differenza

La realizzazione di un progetto è legata a quattro fasi precise: analisi, design, implementazione e controllo. Il modello trova riscontro in qualsiasi stadio dell’esecuzione e si può applicare a progetti complessi, tanto quanto a singole task. “Il nostro intervento è volto a potenziare la parte umana, che comprende la creatività, la risoluzione dei problemi, la comunicazione, l’analisi e l’apprendimento, che sono gli elementi distintivi del Project management”, sottolinea Pozza. L’aspetto umano rimane al centro, ma può essere potenziato dalle tecnologie. “L’Intelligenza Artificiale dà immensi contributi al Project management, bisogna solo saper chiedere il giusto supporto”, riflette Soriani Bellavista.

Oltre a liberare il potenziale del Project management, il nuovo approccio riporta il focus sulla bellezza e la ricchezza del lavoro di gruppo: “A poco a poco le organizzazioni stanno decostruendo la convinzione che da soli si possa fare tutto”, aggiunge Soriani Bellavista. “Ora invece è posta l’attenzione sulla complementarità degli stili di pensiero e i team risultano rafforzati dai singoli punti di forza e dalle diverse competenze che ciascuno porta con sé”, conclude Pozza. Questa visione rappresenta una novità importante, perché dimostra quanto la diversità di stili di pensiero e di ‘braindominance’ rappresenti una risorsa dalla quale attingere per raggiungere in modo più efficace gli obiettivi e, di conseguenza, sia una carta vincente.

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Martina Midolo

Martina Midolo

Classe 1996, Martina Midolo è giornalista pubblicista e si occupa di social media. Scrive di cronaca locale e, con ESTE, ha potuto approfondire il mondo della cultura d’impresa: nel raccontare di business, welfare e tecnologie punta a far emergere l’aspetto umano e culturale del lavoro.

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