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Dalla produzione alle competenze, l’AI accelera la digitalizzazione

L’Intelligenza Artificiale (AI) è oggi realtà in molte imprese. Non solo per aumentare la produttività, ma anche per velocizzare i processi e migliorare le relazioni con fornitori, dipendenti e clienti. Ma quali soluzioni di AI hanno già adottato le imprese italiane? E in quali settori le nuove tecnologie avranno il maggior impatto?

Sistemi&Impresa ha intervistato manager e responsabili appartenenti a settori diversi (Manufacturing e Servizi, Food e Finance, Pubblica amministrazione e Logistica) per conoscere il loro approccio al mondo dell’AI. La quasi totalità delle aziende intervistate considera l’AI una leva preziosa per accelerare il processo di digitalizzazione.

“Se per digitalizzazione intendiamo l’affrancamento dalla gestione tradizionale dei processi e la possibilità di essere assistiti e supportati dalla tecnologia, c’è sicuramente una correlazione positiva”, spiega Pier Luigi Cavicchi, Supply chain Director di De’Longhi.

“L’Intelligenza Artificiale ha un forte potenziale in ambito Supply chain allargato in tutta l’area del back office: gestione ordini e clienti, paper flow reale e virtuale, shipping, amministrazione e fatturazione. È un’area enorme e l’impatto organizzativo lo sarà altrettanto”.

Le imprese hanno aperto le loro porte a soluzioni che sfruttano tecnologie intelligenti, sia attraverso la creazione e lo sviluppo in-house (52,3%) sia mediante l’acquisto presso terzi (47,7%). In questo secondo caso, prevale la scelta a favore di soluzioni customizzate in cloud (28,4%) rispetto a quanti optano per l’installazione del prodotto sui propri server (19,3%).

“Forse non ce ne siamo ancora accorti, ma l’Intelligenza Artificiale è già entrata a far parte della nostra vita aziendale”, conferma Stefano Peverelli, Responsabile Privacy e Produzione di Peverelli, azienda di Como specializzata in progettazione e manutenzione del verde.

“Nel nostro settore, per esempio, significa acquistare software per l’analisi delle immagini in materia di progettazione. Abbracciare il mondo AI significa ridisegnare la struttura della propria azienda e definire investimenti tecnologici per la gestione del cambiamento, anche se l’AI non potrà sostituire in toto le potenzialità dei nostri operatori. Ancora oggi due società su tre non possono beneficiare di soluzioni basate sull’AI per ragioni di natura economica ed è per questo che bisogna valutare attentamente le spese e fare investimenti mirati”.

Nella metà dei casi l’impatto è sulla produzione

In base al settore di appartenenza e all’utilità che l’azienda si aspetta di ricevere dall’investimento programmato, diversi sono gli ambiti di sperimentazione e applicazione. Se la maggioranza ritiene che il più alto impatto derivante dall’uso delle nuove tecnologie si concentrerà nell’ambito della Produzione (56%), l’AI è considerata un importante fattore di cambiamento anche per le aree Progettazione (36,7%) e Customer care (34,9%).

I manager intervistati si aspettano minori effetti su Marketing (28,4%) e Logistica (23,9%) e stimano un’influenza ancora più bassa su Risorse Umane (15,6%) e Finance (8,3%). “L’AI ci sta aiutando su tre versanti diversi”, racconta Gianluca Tesolin, Amministratore Delegato di Bofrost.

L’azienda, che vende surgelati e gelati a domicilio, impiega l’analisi di grandi masse di dati per ottenere insight sui comportamenti d’acquisto dei clienti. “Queste informazioni possono essere gestite solo da strumenti che integrano i dati in nostro possesso con quelli del mercato e individuano relazioni che sfuggono all’occhio umano.

L’AI ci sta aiutando anche nel determinare le quantità ottimali da produrre per evitare resti di magazzino. Infine, stiamo lavorando sul personale: nella vendita diretta è fondamentale la relazione tra cliente e venditore, perciò sono utili algoritmi che sappiano prevedere se una persona ha intenzione di lasciare l’azienda nei prossimi mesi, per poter intervenire in tempo attraverso il supporto e la formazione”.

L’AI non sostituirà dipendenti e collaboratori in tutte le mansioni, ma sarà in grado di semplificare molte delle loro attività. Cobo, società di Leno (Brescia) specializzata nella produzione di componenti e accessori per Automotive, Elettronica e Sistemi, sta sperimentando le potenzialità dell’AI con Ingenius, progetto human-centric che punta a inserire un assistente virtuale nelle cabine delle nuove generazioni di veicoli industriali. “Non si tratta solo di portare l’AI in azienda, ma direttamente sul posto di lavoro”, spiega Gino Mainardi, Responsabile Innovation and Advanced Engineering gruppo COBO.

“In questo ambito l’AI permette di estrapolare ed elaborare informazioni e di compiere azioni conseguenti nel momento e nel modo giusto. Si ricorre alla guida assistita quando il lavoro da compiere richiede una precisione superiore a quella dell’operatore, per esempio processando le immagini che arrivano da telecamere 3D per superare i suoi limiti di osservazione. L’assistente virtuale non sostituisce l’uomo, né in termini di responsabilità né di attenzione. Ricorrere all’AI, però, vuol dire aiutare il suo lavoro e garantire la massima sicurezza agli operatori”.

Cambia il dialogo con il cliente e crescono le competenze

Oltre a semplificare la vita dei lavoratori, le macchine intelligenti cambieranno anche l’esperienza dei clienti: previsioni attendibili dei bisogni, gestione rapida degli ordini, chatbot che rispondono in tempo reale. L’AI promette di instaurare nuove forme di dialogo tra azienda e consumatori, così come tra Pubblica amministrazione (Pa) e utenti.

Ne è convinto il 95% degli intervistati. “La digitalizzazione nel mondo della Pa è vista sia come facilitatore di processi interni sia come erogatore di servizi pubblici al cittadino e alle imprese. E, su questo secondo fronte, si stanno facendo più passi in avanti”, assicura Gianpiero Ruggiero, Esperto in valutazione e processi di innovazione del CNR. “La Pa può creare valore pubblico solo riducendo i costi amministrativi e burocratici e aumentando il benessere delle persone.

Lo chiamo ‘lavoro a umanità aumentata’: la tecnologia dev’essere un alleato del lavoro e, in ottica di performance di filiera, si devono scaricare a terra questi benefici nel servizio diretto alla cittadinanza”. Manager e lavoratori saranno, dunque, chiamati a sviluppare nuove competenze per stare al passo con l’innovazione tecnologica e guidare il cambiamento.

Secondo i partecipanti all’inchiesta, per gestire l’AI occorreranno agilità di pensiero e visione strategica, ma anche conoscenza dei processi e competenze in ambito Digital. “La produttività passa dalla possibilità di spendere in nuove tecnologie, ma anche dalla capacità di tenersi aggiornati. E non è detto che tutti i nativi digitali siano ‘maturi digitali’”, continua Ruggiero.

“Non è sufficiente confidare in un cambio generazionale: occorre sviluppare cultura digitale, modelli di ragionamento, capacità cognitive nuove. Oggi la tecnologia ci mette di fronte alla possibilità di studiare l’infinitamente complesso: abbiamo bisogno di competenze e persone in grado di farlo”.

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Giorgia Pacino

Articolo a cura di

Giornalista professionista dal 2018, da 10 anni collabora con testate locali e nazionali, tra carta stampata, online e tivù. Ha scritto per il Giornale di Sicilia e la tivù locale Tgs, per Mediaset, CorCom - Corriere delle Comunicazioni e La Repubblica. Da marzo 2019 collabora con la casa editrice ESTE. Negli anni si è occupata di cronaca, cultura, economia, digitale e innovazione. Nata a Palermo, è laureata in Giurisprudenza. Ha frequentato il Master in Giornalismo politico-economico e informazione multimediale alla Business School de Il Sole 24 Ore e la Scuola superiore di Giornalismo “Massimo Baldini” all’Università Luiss Guido Carli.

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