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Economia digitale e circolare: il ‘laboratorio Toscana’ delle imprese

Alessio Marco Ranaldo, Presidente di Confindustria Toscana, lancia la campagna #ImpattoToscana.

Industria 4.0 e digitale, ma anche infrastrutture, economia circolare, capitale umano. Sono solo alcune delle proposte lanciate da Confindustria Toscana con la campagna #ImpattoToscana, online dall’11 settembre 2020. Frutto di uno studio commissionato all’Istituto di Management della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, la piattaforma programmatica si propone di individuare alcune direttrici di sviluppo indispensabili per il futuro delle imprese del territorio.

Secondo i dati forniti a Parole di Management dell’Osservatorio sulle imprese elaborato da Cribis, società del Gruppo Crif specializzata in informazioni commerciali su aziende italiane ed estere, in Toscana sono attive 354.188 imprese. Di queste, appena il 6,2% ottiene ottimi punteggi sul fronte della digital attitude, parametro che misura gli investimenti in Digital marketing e per la Digital transformation, ma anche la copertura della banda larga nel Comune in cui ha sede l’azienda e l’utilizzo del canale Internet per il business.

Numeri simili anche sul fronte internazionalizzazione, con 20.622 imprese (il 6,2%) particolarmente forti sul fronte estero. L’analisi di Cribis tiene conto, in questo caso, di differenti fonti informative, dalle Camere di Commercio a certificazioni e bandi del Mise, dall’appartenenza a un gruppo societario ai rapporti con la Pubblica amministrazione, passando anche per l’uso di social network ed ecommerce rivolti a clienti stranieri.

Ripartire da innovazione, economia circolare e attrattività della Toscana consentirebbe, quindi, di scommettere sul rilancio delle imprese del territorio. E magari di riportare questi temi al centro della discussione pubblica. “Nell’ultimo periodo l’impresa è rimasta fuori dal dibattito politico toscano”, dice Alessio Marco Ranaldo, Presidente di Confindustria Toscana. Pratese, classe 1987, Ranaldo produce moquette, tessuti per allestimenti fieristici, da arredamento e tecnici negli stabilimenti di Capalle (Firenze) delle imprese di famiglia Alma Spa e Pointex Spa. Da tre anni alla guida di Confindustria Toscana, è convinto che per ripartire serva mettere al centro le aziende. “Senza imprese che creino lavoro la Toscana non ha futuro”.

Turismo ai minimi, export che fatica a rialzarsi. Il vostro centro studi prevede una flessione dei fatturati del 38%, rispetto alla media nazionale del 24,5%, e le stime sul Pil parlano di un crollo dell’11%. Qual è la situazione attuale delle imprese toscane?

La situazione si spiega da sé. I numeri non sono certo positivi, anzi spesso sono addirittura peggiori rispetto alla media italiana. La Toscana è una terra di esportatori e di settori precisi – Moda, Tessile, Pelle, Agroalimentare, Meccanica – e siamo importatori di Turismo. Tutto quello che succede nel mondo ci tocca più di quanto faccia con altre Regioni. In questo momento di totale incertezza, stiamo provando a fare tutto quello che è in nostro potere per ripartire, ma cambiare modelli e riferimenti oggi è ancora più complicato. Ragionando in positivo possiamo dire: la prospettiva è sfidante. Se riusciremo a gestire bene questa fase con un’attenzione maggiore alle imprese, potremo recuperare quello che abbiamo perso. Se perdiamo l’occasione adesso, saremo davvero in difficoltà.

Le misure adattate finora dal Governo – rifinanziamento delle agevolazioni, voucher per Innovation Manager, blocco dei licenziamenti, proroga della cassa integrazione – le considerate soluzioni soddisfacenti?

Sono servite in un momento iniziale per tamponare l’emergenza. Adesso però si continua, sia a livello centrale sia a livello regionale, a dare un colpo al cerchio e uno alla botte, invece di avere un piano ben preciso su cosa fare nei prossimi cinque anni. Le risorse, che pure sono notevoli – parliamo di circa 200 miliardi di euro a livello centrale – sono state gestite finanziando singoli fondi che non vanno a toccare strutturalmente il sistema: sono tutte ‘micro misure’ che alla fine si perdono e non hanno un impatto strutturale sulle aziende. Si parla di Green New Deal e poi ci si ferma al bonus per biciclette e monopattini: come possa risollevare l’economia di un Paese ancora non mi è ben chiaro…

Con la campagna #ImpattoToscana proponete otto direttrici di sviluppo molto chiare: Economia Circolare, Ricerca e Innovazione, Sanità Salute e Benessere, Industria 4.0 e Digitale, Transizione energetica, Infrastrutture, Mobilità e Sviluppo, Agroalimentare, Formazione e Capitale umano. Come immaginate la ripartenza e quali azioni proponete per il rilancio delle imprese toscane? 

La campagna nasce per riportare l’attenzione su questi temi. Le elezioni regionali dovrebbero essere un momento di ascolto e riflessione, perciò abbiamo deciso di investire tempo e risorse per far sentire la voce dell’impresa, che nell’ultimo periodo era rimasta fuori dal dibattito politico toscano. Non ci siamo inventati niente: infrastrutture, sanità, semplificazione sono tutti punti su cui dobbiamo lavorare se vogliamo far ripartire la Regione. La nostra idea è che il nuovo governo regionale debba avviare una nuova fase di ascolto. Va superata l’idea che Confindustria parli per aumentare i profitti: lo fa per mettere in sicurezza un mondo imprenditoriale che genera lavoro per le persone e per il territorio.

Tra le direttrici proposte ci sono il digitale e l’Industria 4.0, aspetti che si sono rivelati determinanti per la continuità del business di molte aziende durante il lockdown. Che ruolo avranno nel prossimo futuro?

La chiusura ha evidenziato una carenza infrastrutturale significativa. Una rete forte serve alle aziende e non è più una libera scelta: chi vuole lavorare deve partire da una nuova base che dev’essere digitale. L’Industria 4.0 è un punto di partenza, non di arrivo. Le imprese dovranno adeguarsi a questo nuovo modo di lavorare, che sta già diventando la normalità.

Come Presidente di Confindustria Toscana ha più volte richiamato l’attenzione sulla necessità di investire sulle infrastrutture. Quali sono le più urgenti per il vostro territorio?

Sicuramente strade, autostrade, collegamenti ferroviari interni alla regione, così come l’infrastruttura aeroportuale che aspetta da vent’anni di essere rimodernata. Abbiamo un problema strutturale di smaltimento dei rifiuti, soprattutto industriali. È vero che in base alla normativa sono di competenza delle aziende, ma è da quando sono diventato presidente, tre anni fa, che propongo alla parte pubblica di trovare un accordo per investire in economia circolare e trovare posto a quei rifiuti che, per natura o perché non esiste ancora modo di riciclarli, devono essere smaltiti nei termovalorizzatori. È assurdo che in Toscana oggi alla fine si ricorra maggiormente al conferimento in discarica che alla termovalorizzazione. La mancanza di impianti per noi è diventata un problema, perché costringe le imprese a mandare i rifiuti in altre regioni o in altre nazioni arricchendo qualcun altro.

Proponete anche un Green New Deal toscano per innescare nuova crescita e benessere diffuso, sul modello del progetto varato dalla Commissione Europea. Proprio dall’Europa dovrebbero arrivare risorse importanti per il rilancio post Covid: come andranno usati i fondi in Toscana e su quali leve è necessario agire subito?

I fondi devono servire per creare lavoro, in tutte le sue forme. La Toscana potrebbe diventare un laboratorio privilegiato per l’Italia: vanta distretti di eccellenza, dalla conceria alla carta, e un’offerta culturale e turistica molto sviluppata. Ci piacerebbe che si abbracciasse la concezione del Green New Deal in modo da far vedere che questi due aspetti possono convivere ed essere portati avanti insieme. Un equilibrio esiste, si può trovare e può essere d’aiuto a tutto il Paese. Perché sia realizzabile, è importante che il dialogo tra le parti sociali e la Regione sia strutturato e costante: ognuno deve fare la sua parte.

 

Green New Deal, ripartenza, Confindustria Toscana, Alessio Marco Ranaldo


Giorgia Pacino

Giornalista professionista dal 2018, da 10 anni collabora con testate locali e nazionali, tra carta stampata, online e tivù. Ha scritto per il Giornale di Sicilia e la tivù locale Tgs, per Mediaset, CorCom - Corriere delle Comunicazioni e La Repubblica. Da marzo 2019 collabora con la casa editrice ESTE. Negli anni si è occupata di cronaca, cultura, economia, digitale e innovazione. Nata a Palermo, è laureata in Giurisprudenza. Ha frequentato il Master in Giornalismo politico-economico e informazione multimediale alla Business School de Il Sole 24 Ore e la Scuola superiore di Giornalismo “Massimo Baldini” all’Università Luiss Guido Carli.

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