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Forme dell’apprendere

Metto mano alla stesura di un nuovo progetto e mi ritrovo a riflettere su come innovare il processo formativo, soprattutto in quest’era contraddistinta dalla rivoluzione digitale. Ripercorro con la memoria i tanti corsi progettati e quelli a cui ho partecipato come formatore.

Da dove partire? L’esperienza è una risorsa, ma anche un limite. Se una cosa ha funzionato mi chiedo: perché cambiarla? Perché battere altri sentieri quando la realtà ha confermato il valore di ciò che si è già fatto? Allo stesso tempo, cercare conferme è una tentazione a cui non voglio cedere. A un certo punto, forse improvvisamente, quello che ho pensato di aver fatto bene sarà irrimediabilmente vecchio, inadeguato alle richieste del nuovo contesto.

Lo spunto che mi ha attivato è l’aver recentemente sperimentato il cambiamento degli strumenti di apprendimento. Quando ho cominciato ad andare a scuola c’erano l’aula e i libri di testo. Ho proseguito con le superiori e l’università. Quasi senza accorgermi, sono entrato a far parte del mondo della formazione. Anche lì, ho trovato aule e libri di testo. Oggi le cose sono cambiate. I contenuti sono digitalizzati.

L’ultimo corso a cui ho partecipato come allievo, tra l’inverno e la primavera di quest’anno, mi ha fornito dispense, slide, videolezioni, test di verifica di vario genere. Il tutto fruibile tramite Pc e mobile. C’erano anche i tradizionali momenti d’aula, ma la maggior parte dei contenuti potevo guardarli quando e dove volevo (compresi, tra l’altro, i report delle tematiche sviluppate o emerse in aula).

I vantaggi sono evidenti. Oltre alla flessibilità dello strumento, vi è un enorme potenziale di personalizzazione. Il metodo consiste nel concepire parti di corso sotto forma di unità minime, che possono essere ‘montate’ in modo diverso, secondo lo scopo o il target che desideriamo raggiungere. I contenuti sono rintracciabili più velocemente rispetto al passato.

Oggi c’è, infatti, la possibilità di tracciare i legami tra le scelte, mostrare i percorsi che gli allievi intraprendono, proporre informazioni in linea con le attese del partecipante –per somiglianza o differenza con quanto già appreso– prospettando soluzioni formative che il progettista non è in grado di immaginare a priori.

Ma non finisce qui! Ho sperimentato strumenti digitali di valutazione che consentono di stimare, in tempi molto brevi, l’effettiva acquisizione di un contenuto, riproponendo, con soluzioni simpatiche e divertenti, i contenuti poco conosciuti o appresi in modo scorretto. Sulla stessa onda, assistiamo a modalità di erogazione della formazione molto più motivanti.

Se è vero che l’apprendimento ha un importante legame con il piacere e, più in generale, con le emozioni, possiamo pensare che l’uso delle tecniche di gaming e di simulazione possa offrire un importante supporto alle metodologie di apprendimento.

Anche l’integrazione tra vari canali, attraverso piattaforme dedicate, offre occasioni completamente nuove di fare formazione. C’è la possibilità di formare aule virtuali e avere relazioni con persone molto distanti –a bassi costi e in tempi brevi– scambiando informazioni, collaborando nella risoluzione di problemi, condividendo buone pratiche, raccontando storie che generano nuove metafore, costruendo e facendo sedimentare la conoscenza attraverso formati che aumentano l’identificazione con un gruppo in ricerca (pensiamo a un blog o a un wiki).

Questi cambiamenti ci possono indicare il modo in cui può essere letta l’aula oggi, forse ‘per differenza’. L’aula è destinata a perdere la dimensione privilegiata di posto in cui si trasmettono contenuti, per diventare luogo che ricorda all’uomo che ha diritto di essere ‘umano’, con i propri limiti e, contemporaneamente, con i propri punti di forza.

In aula si trovano altre persone, dotate di corpo, per rammentarsi che la realtà non è virtuale e che è bello condividere il sapere, ma anche il sapore del caffè durante le pause. In aula si può ragionare a una velocità propria, perché noi pensiamo più lentamente di un computer e prendiamo decisioni anche sulla scia delle emozioni.

Ci si può prendere il tempo per essere disorientati, per avere dubbi, per contemplare le cose belle, per cercare insieme il senso di ciò che impariamo. In poche parole, con il digitale possiamo imparare meglio e più velocemente gli strumenti di gestione del personale, ma per comprendere quanto siano importanti le persone, dobbiamo farlo insieme con loro, perché non c’è apprendimento profondo senza relazione affettiva.

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Mauro De Martini

Consulente e formatore, gestione risorse umane e comportamenti organizzativi. È inoltre autore del libro Note di formazione (Edizioni ESTE, 2021).


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