Il valore della cultura aziendale per resistere alle emergenze

In un momento complesso come quello che stiamo vivendo, la cultura aziendale può rappresentare, ancora una volta, un asset strategico. Tanto più per un’azienda come Red Hat, che dei concetti di comunità e condivisione, che vanno ben oltre il tradizionale ambito di impresa, ha fatto un punto di forza.

Essere abituati a lavorare per obiettivi e non per micro-task, avere la fiducia e la delega da parte dei manager, avere uno spirito di collaborazione così forte sono tutti fattori che ci hanno consentito di continuare a lavorare senza interruzioni dall’inizio dell’emergenza sanitaria. La flessibilità che abbiamo anche in situazioni ‘normali’, ci consente oggi di aiutare tutti gli associate (in Red Hat non li chiamiamo ‘dipendenti’) a trovare il bilanciamento che meglio si adatta alle loro esigenze di conciliazione tra vita privata e vita professionale.

In questo momento, essere una community – e non una semplice azienda – fa la differenza: alcuni di noi hanno affrontato momenti molto difficili in queste lunghe settimane a casa, ma ci siamo supportati a vicenda, condividendo ansie e preoccupazioni, così come momenti di ilarità e spensieratezza, con coffee break o aperitivi virtuali. Red Hat ha scelto di lavorare da casa il 22 febbraio 2020, di fatto all’inizio dell’emergenza e prima che arrivassero le indicazioni del Governo. La decisione è stata presa molto velocemente e nessuno ha avuto paura di perdere il controllo sull’attività del suo team o di ridurre la produttività.

A rendere possibile questo passaggio è stata la cultura aziendale, che si può definire come l’insieme di credenze, di norme e di valori condivisi dai lavoratori di un’azienda, a partire dai responsabili aziendali fino all’ultimo dipendente. È qualcosa di diverso dalla somma delle sue parti, ovvero la cultura delle singole persone che costituiscono l’organizzazione, proprio perché il nostro organismo non è semplicemente l’unione di testa, braccia, torace e gambe. E proprio perché ogni elemento dell’organizzazione ha influenza sulla sua creazione, ogni azienda ha la sua cultura aziendale, diversa da ogni altra.

Stimolare la creazione di una comunità

In Red Hat, la cultura aziendale è un elemento fondante, esattamente come la base tecnologica sui cui l’azienda è nata, ovvero l’open source. La nostra cultura nasce e si basa sui principi dell’open source: transparency, collaboration, meritocracy, community. In particolare, l’idea di essere davvero una comunità è molto forte.

Il livello di engagement, che viene misurato regolarmente tramite survey dedicate, e il senso di appartenenza sono davvero altissimi. Come conseguenza diretta la collaborazione tra colleghi dello stesso team, ma anche cross-funzionale, è uno dei nostri punti di forza. Essere una comunità vuol dire essere inclusivi: offriamo a chi gestisce persone training ad hoc che li aiutino ad affinare le loro competenze manageriali, abbiamo una community di People manager sempre pronti a offrire un suggerimento oppure a condividere best practice. Essere una comunità vuole dire anche costruire obiettivi comuni e per farlo serve comprendere il contesto e porre (tantissime) domande.

Dal mondo del software, da cui siamo nati, derivano molte delle nostre modalità operative, come il principio release early and often oppure i Red Hat Open Innovation Labs che utilizziamo anche in campi molto distanti da quelli in cui e per cui sono nati. Questo ci consente estrema flessibilità e adattabilità, due competenze fondamentali per essere vincenti in un mondo che definiamo Vuca, caratterizzato cioè da volatilità, incertezza, complessità e mancata chiarezza.

Valorizzazione dei singoli per fare la differenza

La presenza in azienda di una cultura del genere rivoluziona le tradizionali gerarchie. Ognuno può essere leader, a prescindere dalla posizione che occupa nella struttura: valorizziamo e incentiviamo il contributo di tutti e promuoviamo costantemente percorsi di enablement & empowerment delle sue risorse.

Con la Red Hat University disponiamo di una risorsa dedicata alla formazione interna e offriamo un catalogo davvero ampio di percorsi formativi che viene costantemente aggiornato e arricchito (ci sono numerosi programmi di mentoring e di coaching). Nello specifico, poi, non abbiamo percorsi di carriera fissi e definiti, ma ognuno ha la responsabilità di guidare la sua carriera e la sua crescita in azienda, sulla base alle sue aspirazioni.

Quando chiediamo ai nostri dipendenti che cosa trovano di realmente speciale nell’organizzazione, l’attenzione si sposta proprio sulla cultura. È un fattore che gioca un ruolo fondamentale anche nella retention dei talenti. Come sul mercato non si compete solo sul prezzo, anche per i talenti si può andare oltre il fattore economico.

Investiamo sulle persone, perché sono proprio queste che creano la differenza, nel business e non solo. La cultura aziendale deriva da chi compone l’organizzazione, ma va ben oltre le stesse persone, per estendersi ad ambiti ancora superiori, che possono davvero rendere l’azienda del tutto differente dalle altre che la circondano. Per noi “people first” non è uno slogan da utilizzare nelle occasioni istituzionali, è qualcosa in cui crediamo profondamente. Le persone fanno la differenza, tutti lo dicono. Ma noi lo sappiamo davvero.

* Aurora Simonetti è HR Country Manager di Red Hat Italia

cultura aziendale, Red Hat, collaborazione, comunità, people first

Federico Isenburg

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