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La filosofia di sviluppo Saep per software innovativi e affidabili

Minimizzare i rischi che potrebbero derivare dall’introduzione di un gestionale in azienda, procedure e metodologie standardizzate e consolidate nel tempo per garantire affidabilità nello sviluppo, ma anche capacità di innovare velocemente con un basso margine di errore. Si tratta della filosofia di sviluppo del Gruppo Saep, software house di Como specializzata da oltre 40 anni nell’implementazione e sviluppo di software gestionali per le aziende; a raccontarlo è Marco Cattaneo, Responsabile Programmatore Senior del Software C8 – Contabilità di Saep Informatica: “Nel caso dello sviluppo di soluzioni, se non sono mantenuti determinati criteri standard, il software diventa ingestibile e questo si ripercuote sull’affidabilità di tutta la suite delle soluzioni”.

Questa filosofia è orientata a minimizzare i rischi che derivano dall’introduzione di un software, ma pure di garantire la massima efficienza nelle fasi di upgrade (gli aggiornamenti) e release (la diffusione di nuove versioni) a chi dispone già del software Saep: “Il cliente deve sapere che se si sta procedendo, per esempio, con l’installazione di un aggiornamento, non deve avere la preoccupazione che ci potrebbero essere blocchi o interferenze alle attività quotidiane”, riferisce Cattaneo.

Utilizzando gli standard, l’affidabilità risulta così continua nel tempo e tutte le figure all’interno dell’organizzazione sono allineate per lavorare in sinergia. Nello specifico, i programmatori, sia junior sia senior, seguono una sintassi comune che facilita lo sviluppo e la fase di test; questo permette di consolidare una procedura standardizzata. Su questo aspetto, dice Cattaneo: “Di solito le figure senior trasmettono la metodologia a quelle junior; in questo modo, tutti sono in grado di agire sul codice del sorgente per apportare modifiche o procedere con implementazioni senza difficoltà”.

Lo standard offre fondamenta solide per innovare

Gli standard sono procedure scritte ed ereditate nel tempo (talvolta anche da programmatori che non lavorano più in azienda, ma che hanno lasciato la loro ‘impronta’). “Sono trasmesse le modalità a tutte le persone, che si aggiornano comunque anche in base alle necessità del mercato; proprio per questo, sono state introdotte basi per sviluppare e interfacciarsi con le nuove tecnologie”, commenta il manager. Uno dei vantaggi che deriva da questo modello è legato alla replicabilità nel corso del tempo. Racconta Cattaneo: “La prima versione del pacchetto Saep è nata agli inizi degli Anni 80; ormai i programmatori dell’epoca sono stati sostituiti da persone junior, ora diventate senior; di volta in volta, dunque, si trasmette il know how alle nuove generazioni”.

Dunque, per chiarire, lo standard replicabile coincide con una base consolidata – che si adegua nel tempo – da cui si inizia per estendere le funzionalità, che consente di avere fondamenta solide da cui partire. “Quando si lavora a un’innovazione, poi c’è la validazione da parte dell’intero team, definendo gli standard, per esempio, a livello di nomenclature, di disposizione delle icone… Si valuta se sono stati rispettati i requisiti del prodotto Saep in modo che si adatti alle esigenze del cliente, ma che, allo stesso tempo, possa rientrare nella suite standard del pacchetto”, specifica Cattaneo. Ecco che poi, in questo modo, lo standard si può applicare a più clienti: “Lo sviluppo è orientato non solo a risolvere l’esigenza specifica, ma anche nell’ottica di ‘conservarlo’ e inserirlo nel nostro pacchetto; risulta quindi attivabile da chiunque possa avere necessità”.

La semplificazione per una migliore esperienza dell’utente

Anche per quanto riguarda lo sviluppo di nuove applicazioni, disponendo già di una base di programmazione, chi progetta focalizza l’attenzione soltanto sull’aspetto ‘nuovo’ dello sviluppo. “C’è un risparmio di tempo notevole; la fase di test e di rilascio sono svolte in tempi molto più brevi perché ci si occupa soltanto della parte innovativa che si integra con la soluzione precedente”. Oltre che a una riduzione degli sprechi, anche il processo è semplificato.

Questa logica, tuttavia, non irrigidisce la struttura ‘creativa’. A questo proposito Cattaneo spiega: “Anche il programmatore può utilizzare la ‘fantasia’; un’implementazione può essere fatta in modi diversi e condurre comunque a un risultato corretto”. Serve avere attenzione pure per gli utenti perché se si cambia l’interfaccia, occorre farlo nell’ottica di migliorare la user experience: “Per esempio, dai ‘tasti funzione’ si è passati alle icone, il cui uso è più facilmente intuibile. Chi sviluppa il codice deve mettersi anche nei panni ‘dell’utente utilizzatore’ in modo da soddisfare al meglio le sue necessità e agevolarlo nell’utilizzo delle nuove funzionalità”.

I risvolti pratici si riconoscono nell’applicazione delle soluzioni. A questo proposito, Cattaneo fa un esempio: “Qualche anno fa un cliente ci ha esposto la necessità di avere un pacchetto gestionale contabile tradotto in lingua per far partire un nuovo plant produttivo all’estero. In questo caso, dato che le nomenclature all’interno del database seguono uno standard, lo sforzo richiesto per soddisfare il cliente è stato minimo”. Si tratta dunque di avere un quadro di riferimento per agevolare i processi e avere un buon supporto per conciliare le esigenze specifiche con la creatività.

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Federica Biffi

Laureata magistrale in Comunicazione, Informazione, editoria, classe di laurea in Informazione e sistemi editoriali, Federica Biffi ha seguito corsi di storytelling, scrittura, narrazione. È appassionata di cinema e si interessa a tematiche riguardanti la sostenibilità, l'uguaglianza, l'inclusion e la diversity, anche in ambito digital e social, contribuendo a contenuti in siti web. Ha lavorato nell'ambito della comunicazione e collabora con la casa editrice ESTE come editor e redattrice.

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