Leader più vicini… a distanza

Lo Smart working pone una sfida ai manager. Il trend chiave è la comunicazione aperta.

La nuova normalità dettata dalla pandemia di Covid-19 impone di ripensare la catena di comando aziendale. Un manager rinchiuso nel proprio studio che interagisce con il team, applicando la gerarchia verticale, non ha più spazio in uno scenario in cui l’azienda ha allargato i suoi confini. Secondo i dati dell’Organizzazione del lavoro dell’Onu, durante la pandemia più del 80% dei dipendenti in tutto il mondo sono stati messi in Smart working con orari flessibili. Un cambiamento che andrà oltre l’emergenza Coronavirus, stima BCG, per cui più del 10% di tutti gli occupati continueranno a lavorare da remoto, e tra gli impiegati di uffici questa cifra potrebbe addirittura raggiungere il 30%.

Questa rivoluzione pone una grande sfida per i top manager delle aziende che devono trovare nuovi modi per gestire il personale e raggiungere gli obiettivi di business. Il trend chiave nella gestione aziendale degli ultimi anni sono le comunicazioni aperte. A darne evidenza è un recente articolo pubblicato sulla stampa russa, che ha riportato la posizione di esperti e dirigenti.

Il manager di oggi non sfugge al dialogo diretto con la squadra e spiega ai dipendenti la situazione dell’azienda e i suoi progetti. Lo Smart working e la digitalizzazione porteranno a una struttura organizzativa più piatta nelle aziende e alla velocizzazione di processi decisionali, ha spiegato Ekaterina Trofimova, Partner di Deloitte nei Paesi CSI.

Autogestione con regole precise, per favorire l’empowerment

Il lavoro da remoto è in qualche modo una prova d’urto per l’azienda, mette a nudo ciò che non funzionava bene nella gestione. Se non ci sono una strategia e degli obiettivi chiari e se a ogni dipendente non vengono assegnati compiti precisi, è molto difficile mantenere la motivazione e un livello di responsabilità adeguato da parte del personale, ritiene, per esempio, la Direttrice Operazionale del gruppo IT russo Daria Nikolajevskaja.

In questo contesto la disciplina produttiva passa in secondo piano, quello che conta di più è l’efficienza personale di un dipendente focalizzato su un risultato concreto e valutabile, ammettono i manager russi. Qual è il ruolo del manager in questo processo? Deve spiegare bene i compiti e controllare i risultati. E non bisogna cedere alla tentazione del micro management.

Quindi, da una parte, l’autogestione senza una rigida gerarchia che favorisce l’empowerment dei dipendenti, ma dall’altro canto, le regole precise che sono la base del funzionamento efficace di ogni business. Ecco la duplice chiave di successo gestionale all’epoca dello Smart working da pandemia.

E non bisogna dimenticare che il ruolo del manager è anche quello di trasmettere al personale la sensazione di far parte di una squadra e di lavorare per una causa comune. Secondo la ricerca di Deloitte Global Human Capital Trends 2020, il 93% di persone coinvolte nel sondaggio ritengono che questa sensazione influisca direttamente sulla crescita di produttività dell’azienda. Da questo punto di vista, il lavoro da remoto è una sfida perché tanti dipendenti citano la solitudine come uno dei punti più negativi di questa modalità di lavorare. Per superare il problema, sta al manager pensare a forme di comunicazione quotidiane e operative col personale che non siano dichiarazioni ufficiali, ma consentano di interfacciarsi in modo diretto e più umano.

Fonte: RBK

leadership, Smart working, gerarchia organizzativa


Anna Lesnevskaya

Giornalista professionista dal 2015, da sette anni collabora con varie testate sui temi legati alla Russia e all’Europa dell’Est. Dal 2013 scrive sulle tematiche ebraiche per i canali di comunicazione della Comunità ebraica di Milano. Nel 2016 ha avuto una parentesi giornalistica in Francia come stagista presso il settimanale La Vie del gruppo Le Monde e nel 2015 ha fatto parte del team dell’ufficio stampa del Media Centre di Expo Milano. Nel 2014 ha scritto anche per Lettera43.it. È stata allieva della Scuola di giornalismo Walter Tobagi dell’Università Statale di Milano (biennio 2012-14). Prima di trasferirsi in Italia, si è laureata in Lingua italiana e Letterature Europee presso l'Università Statale di Mosca M.V. Lomonosov nel 2011.

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