Leadership al tempo del covid

Covid-19. Su questo virus si è detto un po’ di tutto. Si è parlato della sua insidiosità, della veloce capacità di propagazione, dell’attitudine a comportarsi subdolamente, del fatto che colpisca soprattutto le persone anziane. Poi si è notato che neanche i giovani e i bimbi ne sono tanto immuni. In mancanza di informazioni certe – sempre che l’essere umano possa avere certezze… quindi potremmo dire, in assenza di indicazioni solide – ognuno ha detto la sua, in modo più o meno competente. Gli effetti sono stati definiti in 1.000 modi. Sono stati fatti paragoni con le grandi epidemie del passato. La situazione è stata accostata alla guerra.

Si è detto che il Covid era ormai finito, dopo si è parlato di prima ondata, di seconda ondata. Ora si attende la terza e chissà quante altre ancora. Così la metafora dello tsunami non si è fatta attendere. Proprio perché queste modalità di analisi della realtà mi sembrano riduttive, se non confusive, mi astengo dall’approfondire. Mi attengo a quello che appare evidente. Il Covid è stato il protagonista del 2020 e probabilmente lo sarà ancora per un po’, tant’è che bivacca, come ‘argomento unico’, nelle news, subito seguito dalla terribile situazione economica conseguente. Ci costringe a cambiamenti importanti, forzandoci ad adeguare ogni giorno, quasi ogni ora, il nostro modo di vivere e lavorare insieme.

A uno come me, che si interessa di comportamenti organizzativi, il Covid pone una domanda: questa situazione cosa ha fatto emergere? Cos’è significativo per chi si occupa di persone? Possiamo rispondere che la pandemia è stata un‘accelerante’ per lo Smart working, per la digitalizzazione, per la centralità dei Big data, per lo sviluppo delle competenze trasversali, tra cui la flessibilità, la resilienza e la capacità di lavorare in gruppo. Tuttavia, la prima risposta che mi è venuta in mente è un’altra. L’attuale frangente ha messo sotto la lente d’ingrandimento il tema della leadership in generale, e, in particolare, della leadership di chi si occupa di HR. Il Covid fa paura. Molti parlano di “incertezza”, ma questa parola mi pare offra una coloritura un po’ troppo tenue, una versione edulcorata, dell’attuale circostanza.

“Paura” mi sembra il termine adatto. Penso che, una volta tanto, facciamo bene a usarlo. La pandemia non è un dilemma teorico. Tante persone sono morte, molti hanno perso i propri cari, tanti hanno dato la vita nello svolgimento del loro dovere, tanti, ancora, si sono trovati più poveri e senza lavoro. Questo è un problema molto concreto, che determina paura. La paura è utile, è ‘pensata’ per proteggerci. Ci fa affrontare il pericolo in modo che non ci soverchi.

Eppure, per consentirle di svolgere la sua funzione, il più delle volte, è importante che le soluzioni passino attraverso il pensiero, favorendo una disposizione riflessiva. Qui si gioca il compito della leadership in ambito HR. È diverso rispetto al passato? Non credo. È un nuovo modo di esprimere lo stesso compito. Ricordo una frase di uno studioso della leadership: “Leader è una persona capace di gestire la propria paura e in grado di aiutare gli altri a gestire la propria”. Il possesso di questa abilità non è scontato.

Deve essere formata e fatta oggetto di costante manutenzione. Chi ne è manchevole si riduce all’esercizio di potere. La soluzione più semplice per chi ha potere, ma è privo di leadership, sta nel ‘costringere gli altri’, spaventandoli ancora di più, usando ricatti, resi possibili dallo squilibrio tra chi è in posizione di forza e chi è debole. Chi invece ha coltivato la propria leadership e vi ha lavorato ogni giorno, con la cura di un umile contadino, annaffiandola, potandola, nutrendola, è capace di trasmettere un forte modello di ruolo, onestà, congruenza, trasparenza, competenza specialistica, scopi e ideali alti, e sarà in grado di fronteggiare l’elevato grado di stress dei collaboratori, in un contesto che fa paura.

Spesso ci ripetiamo che la vita umana è caratterizzata dall’incertezza, perché, per sua natura, è una porta aperta sull’ignoto e sull’inesplorato. Quindi dovremmo essere predisposti a navigare in acque insicure. Nonostante ciò, è sempre una prova. Talvolta ci illudiamo che strutture, ruoli, mansionari, procedure e riti organizzativi possano bastare. La realtà però compie le sue incursioni e scompagina i nostri giochi. È allora che viene il momento della leadership, per gli altri, ma soprattutto per noi stessi.

Mauro De Martini cura la rubrica “Risonanze formative” sulla rivista Persone&Conoscenze.
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leadership, Covid, paura


Mauro De Martini

Consulente e formatore, gestione risorse umane e comportamenti organizzativi.


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