Lo Smart working è molto più che lavorare da casa

Negli ultimi mesi, l’espressione “Smart working” è stata usata e abusata in Italia per indicare ogni tipo di lavoro da remoto. In realtà il suo significato è diverso e l’espressione viene usata da anni, ben prima che fosse regolato con un’apposita legge (la numero 81 del 2017). Lo sa bene Dario Villa, partner di Trivioquadrivio e responsabile delle attività di ricerca di HI! ACADEMY, che si occupa di questo tema dalla fine del 2014 ed è autore del libro Smart working per tutti. Molto più che lavoro da casa: raggiungi il tuo benessere, trasforma la tua azienda.

Il primo quesito che si pone l’autore è che cos’è lo Smart working. Questa denominazione è il modo italiano di riconoscere modalità lavorative che in altri Paesi vengono chiamate con termini diversi, per esempio “Remote working” o “activity based working”, cioè lavoro fondato sulle attività. Se applicato all’ambito aziendale, l’aggettivo “smart” (alla lettera, dall’inglese: “agile”, “intelligente”) mostra la differenza tra le nuove modalità e le vecchie abitudini lavorative, rigide e burocratiche, e quelle moderne che puntano a diventare più flessibili e basate sugli obiettivi. Smart diventa, quindi, sinonimo di una reale opportunità di cambiamento per le aziende e, più in generale, per la cultura d’impresa nazionale.

Funzionali a questo progetto sono gli Smart spaces, cioè gli ambienti di lavoro improntati a maggiore dinamicità e coerenti con l’idea che l’ufficio non debba essere l’unico luogo in cui svolgere il proprio lavoro. Nonostante nel dibattito mediatico ci si concentri quasi esclusivamente sul lavoro a distanza, comunque, questo rappresenta soltanto una parte dell’equazione. Nel libro Villa evidenzia che il lavoro smart ha un valore strumentale pari a quello degli spazi e degli strumenti, fisici o digitali, che possono agevolare lo svolgimento delle attività lavorative.

A che cosa serve, quindi, lo Smart working? A offrire maggiore libertà di scelta a ogni persona all’interno dell’organizzazione. L’elemento al centro è proprio la libertà di decidere autonomamente non solo dove, ma anche quando e, soprattutto, come svolgere il proprio lavoro, in coerenza con strategie e obiettivi condivisi. Lo Smart working non è altro che uno strumento al servizio del lavoro per obiettivi, quell’idea di Management by objectives (MBO) che da almeno 60 anni accompagna le imprese italiane.

La correlazione fra libertà di azione e lavoro per obiettivi è chiara: persone orientate ai medesimi scopi diventano più responsabili, indipendenti e libere di decidere autonomamente il modo in cui svolgere il proprio lavoro. Il lavoro per obiettivi, quindi, rappresenta un ottimo mezzo (a oggi ancora non sorpassato) al suo servizio. Fra i vari strumenti di cui il lavoro per obiettivi può giovarsi spicca, appunto, lo Smart working.

Il libro di Villa accompagna il lettore nella scoperta di questo mezzo dalla stretta attualità ai suoi benefici più generali: la prima parte è infatti dedicata a che cosa abbiamo imparato lavorando da casa durante l’emergenza sanitaria da Covid-19. Si passa a poi a una divisione tra “persona smart”, che sa realizzare il proprio benessere lavorativo, e “impresa smart”, che ha uno sviluppo organizzativo ingegnoso e profittevole. Un’organizzazione contemporanea che l’autore associa alla musica jazz, dove la leadership è diffusa e abilita una serie di capacità fondamentali per muoversi all’interno della complessità in maniera coordinata e interdipendente.

dario villa, smart working per tutti, Management by objectives


Elisa Marasca

Elisa Marasca è giornalista professionista e consulente di comunicazione. Laureata in Lettere Moderne all’Università di Pisa, ha conseguito il diploma post lauream presso la Scuola di Giornalismo Massimo Baldini dell’Università Luiss e ha poi ottenuto la laurea magistrale in Storia dell’arte presso l’Università di Urbino. Nel suo percorso di giornalista si è occupata prevalentemente di temi ambientali, sociali, artistici e di innovazione tecnologica. Da sempre interessata al mondo della comunicazione digital, ha lavorato anche come addetta stampa e social media manager di organizzazioni pubbliche e private nazionali e internazionali, soprattutto in ambito culturale.

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