Accettare l’imperfezione per imparare a gestire la fiducia

Il distanziamento causato dall’emergenza coronavirus ci ha spinti a ragionare sul nostro spazio di autonomia, soprattutto nel mondo del lavoro. Per occupare questo spazio, abbiamo bisogno di una maggiore fiducia in noi stessi. Se non coltiviamo la fiducia in noi stessi, non possiamo coltivarla negli altri (dipendenti, colleghi, clienti, ecc.).

Parole di Management è Media Partner dell’edizione 2020 de Il Convivio di Persone&Conoscenze, il più grande evento dedicato ai temi HR organizzato dalla casa editrice ESTE e dalla sua rivista Persone&Conoscenze, il cui tema portante è proprio la fiducia in se stessi. Ma come si attiva questa fiducia? Alla domanda hanno cercato di rispondere i relatori dell’evento che hanno condiviso le loro diverse esperienze.

La fiducia come algoritmo di sentimenti

La fiducia è “il sentimento più importante per vivere bene e anche per fare mercato, pensiamo per esempio al Miracolo economico del Dopoguerra”, afferma Oscar Farinetti, imprenditore e fondatore di Eataly e Unieuro e autore del libro Serendipity, che racconta 50 storie di successo e che ha proprio la fiducia in se stessi tra i suoi spunti principali.

Farinetti definisce la fiducia in sé e negli altri “un algoritmo di sentimenti”. Ma come si gestisce? “Sapendo accettare l’imperfezione umana, prendendo atto che non possiamo decidere tanti aspetti fondamentali della nostra vita”, spiega l’imprenditore. Di fronte all’imperfezione, c’è chi cerca la perfezione ma non raggiunge la fiducia e chi, invece, impara a relazionarsi con l’imperfezione e acquisisce fiducia. “Copiare dagli altri (non imitare) con curiosità e studiare” sono le ‘ricette’ della fiducia secondo Farinetti.

Non bisogna però avere fiducia illimitata solo in se stessi senza averla negli altri: “Bisogna imparare dai nostri errori, avere rimorsi e rimpianti, perché riconoscere di aver sbagliato ci dà coraggio”. Un esempio è la capacità degli artigiani di saper ‘scaricare a terra’ la propria arte combinata con valori matematici che permettono loro di crescere.

Verso orizzonti che cambiano, secondo Farinetti bisogna “navigare in modo coraggioso sulla stessa barca, costruendo relazioni umane e dando fiducia agli altri”. L’imprenditore cita infine alcuni dati negativi sul tasso di fiducia degli italiani per sostenere che bisogna avere più ottimismo e sentimenti diversi, cercando di avere voglia di lavorare sia per migliorare se stessi sia per fare il bene degli altri. L’invito è quello di passare dal dovere al piacere, “from duty to beauty”.

Il confine è l’auto-imprenditorialità

L’esperienza vissuta durante l’emergenza coronavirus ha rischiato di farci perdere fiducia in noi stessi. “Noi siamo il portato della nostra storia umana, professionale e delle generazioni che ci hanno preceduto”, sostiene Marina Salamon, Presidente di Alchimia, che cita una vicenda personale per dire che “questa esperienza mi ha fatto crescere, perché non ho mai smesso di fidarmi e di avere voglia di trasmettere fiducia”.

Senza ricostruire fiducia non c’è futuro, secondo Salamon: “L’atteggiamento di chiusura, invece, è la punta dell’iceberg di problemi inespressi che però vanno affrontati. Dovremmo convertirci alla fiducia negli altri”.

Nel corso del lockdown, il digitale ha portato “grandi benefici alle persone che hanno lavorato da remoto dal punto di vista della continuità delle relazioni umane“. Per la Presidente di Alchimia, “testimoniare ‘vita’ in situazioni difficili permette di accrescere la fiducia”.

Oggi viene meno una serie di certezze e le persone hanno bisogno di una guida. “Abbiamo una responsabilità educativa, nella vita come genitori e nel lavoro come manager”, conclude Salamon. “Il confine è l’auto-imprenditorialità in rapporto a se stessi e agli altri, perché ognuno deve prendersi le sue responsabilità portando avanti il proprio ruolo”.

La fiducia dipende da dimensioni interne ed esterne

Andrea Zhok, filosofo e Professore associato di filosofia morale dell’Università degli Studi di Milano, distingue tra una dimensione endogena e un’altra esogena. “Da un lato, c’è la fiducia legata alla sicurezza personale, alla genetica, a ciò che viene da noi stessi; dall’altro, ci sono fattori esterni che influiscono sulla nostra fiducia”.

Secondo Zhok, ciò che consente a un lavoratore di dare senso alla propria iniziativa e di avere fiducia “è la capacità di portare a termine dei progetti e la possibilità di avere un riconoscimento”. Questa però non è un’attività individuale, ma comprende altre persone alle quali si chiede riconoscimento.

“In ogni lavoro, bisogna chiedersi quanto l’ambiente circostante permetta il compimento del proprio progetto e il relativo riconoscimento”. In ambito aziendale, il riconoscitore ideale è il Direttore del Personale, che ha una delicata responsabilità per garantire l’equilibrio tra le esigenze di business aziendali e quelle di riconoscimento delle persone.

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Gabriele Perrone

Gabriele Perrone, giornalista professionista con oltre 10 anni di esperienza, è redattore della casa editrice ESTE. Nel corso della sua carriera ha lavorato per importanti gruppi editoriali, dove ha maturato competenze sia in ambito redazionale sia nelle pubbliche relazioni. Negli anni si è occupato di economia, politica internazionale, innovazione tecnologica, management e cultura d'impresa su riviste cartacee e giornali online. Ha presentato eventi e ha moderato tavole rotonde con protagonisti manager di aziende di fronte a professionisti di vari settori in location di alto livello. Tra le sue esperienze lavorative precedenti, ci sono quelle al quotidiano online Lettera43.it e in LC Publishing Group, oltre a numerose collaborazioni con testate italiane e straniere, da Pambianco all'Independent. Laureato in Lettere moderne presso l'Università degli Studi di Milano, ha conseguito un postgraduate diploma alla London School of Journalism.

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