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Attrarre i talenti e gestire il recruiting con il digitale

Le aspettative dei talenti sulle aziende sono in continuo aumento. Nella nuova era caratterizzata dal ritorno dell’Umanesimo – è ritornata l’importanza e la centralità degli esseri umani e del loro benessere – la conciliazione tra vita privata e lavoro e sentirsi sereni sono le priorità delle persone. E questo ha un forte impatto sulle organizzazioni, visto che prima ancora dello stipendio, della carriera e dell’importanza del brand c’è l’ottenere risposta ai propri bisogni.

A confermarlo è la ricerca Talent trend del 2021 di Randstad, che ha individuato cinque criteri nella scelta dell’azienda in cui lavorare: il 53% degli intervistati vuole un buon equilibrio tra vita lavorativa e privata, mentre il 52% preferisce svolgere la propria professione in un’atmosfera di lavoro piacevole. A seguire, si prendono in considerazione retribuzioni e benefit (47%), sicurezza del posto di lavoro (46%) e visibilità del percorso di carriera (37%). In particolar modo è la Generazione Z quella più attenta a metodi di lavoro flessibili: il 61% lavora da remoto almeno tre giorni a settimana, il 46% vuole continuare con questo assetto organizzativo e il 55% esprime una valutazione positiva sull’esperienza.

Accanto a tutto questo ci sono poi altri aspetti da considerare, come confermato da Claudia Busacca, Business Development Executive di CM.com Italia, società attiva nell’ambito del software cloud focalizzato sul commercio conversazionale, durante l’evento dal titolo Automatizzare i processi HR con WhatsApp Business API che si è tenuto a maggio 2022: “Oggi i dipendenti pretendono una comunicazione trasparente all’interno dell’azienda, per esempio nello scambio di feedback o per conoscere eventi e novità aziendali, acquisti di nuovi software, aggiornamenti vari”.

Applicando questi principi al processo di selezione – la fase in cui i talenti sono individuati e inseriti in azienda – vuol dire anticipare eventuali altre aziende con cui il candidato sta facendo – ipoteticamente – un percorso di selezione, dunque puntando sulla velocità nel processo di recruiting e sulla corretta comunicazione: “Fornire un riscontro in tempo reale è fondamentale per il candidato, nell’ottica di comprendere quanto è importante la sua assunzione per l’azienda”, ha continuato Busacca.

La digitalizzazione come aspetto strategico del recruiting

Riuscire ad attrarre i candidati, selezionarli – e pure trattenerli – sono tra gli obiettivi prioritari della funzione Risorse Umane in uno scenario in cui è sempre più difficile trovare le persone da inserire nell’organizzazione. “Le imprese che non si rinnovano perderanno competitività nel mercato del lavoro. Si punta, da un lato, su caratteristiche soft come empatia, inclusione, ascolto, motivazione, coinvolgimento; e dall’altro, sull’impiego hard della tecnologia e processi data driven”, ha ribadito Cristina Parigi, Country Manager CM.com Italia.

In questo contesto, dotarsi di strumenti che gestiscono meglio il flusso lavorativo diventa strategico per andare incontro alle esigenze delle persone. D’altronde, per le nuove generazioni il digitale è la normalità e quindi è importante conoscere le aspettative dei futuri professionisti. “I giovani sono immersi nel mondo digitale e quello che si aspettano da un’azienda è un’attenzione verso l’informatica. Ecco perché è utile disporre di tecnologie che permettano di svolgere il lavoro in maniera intelligente”, ha precisato Busacca.

È d’accordo chi lavora nell’HR: secondo il report di Kpmg The future of HR 2019 il 66% degli HR manager intervistati concorda sul fatto che la Digital transformation sta cambiando il mondo del lavoro e il 40% ha un piano di digitalizzazione nell’azienda. “Trasmettere novità aziendali, informare su training, comunicare i successi e i traguardi raggiunti, mandare messaggi di benvenuto, magari invitando a presentarsi e conoscersi, chiedere feedback, sono tutte attività che contribuiscono ad aumentare l’engagement delle persone”, è la tesi di Parigi.

WhatsApp Business API, per esempio, è un canale di comunicazione proposto da CM.com che colma il divario digitale e ideale per i processi di recruiting (ma non solo): si configura come una versione più strutturata di WhatsApp business, trattandosi di un prodotto che aiuta a gestire – oltre i processi di selezione – anche la comunicazione aziendale, interna o esterna, unificandola e mantenendo tutti aggiornati; diminuisce così anche il rischio di perdere informazioni perché lo storico delle conversazioni è mantenuto. “Si possono condividere documenti da firmare, inviare comunicazioni relative a nuove posizioni aperte, raccogliere informazioni e curriculum vitae direttamente dall’App di messagistica, organizzare colloqui o riunioni a distanza, inviare feedback, mandare reminder…”, ha spiegato Parigi. La soluzione permette inoltre l’utilizzo della firma elettronica – in conformità con le normative vigenti – proprio per agevolare le procedure HR.

Individuare il target di riferimento

Nella scelta dello strumento, serve considerare il target di persone a cui ci si rivolge. Lo ha chiarito Alberto Varin, Project Manager di Gallas Group, Agenzia del lavoro specializzata nella ricerca e selezione del personale domestico: “La scelta di adottare questo strumento è dipesa dal tipo di candidati che reclutiamo, in particolare gli Under 30”. L’azienda ha creato un percorso volto a guidare il candidato attraverso vari step con l’obiettivo di migliorare il processo e ottimizzarlo, fornendo tutte le informazioni necessarie per completare il processo di selezione. “Questo non vuol dire rendere ‘meno umane’ le procedure, ma intensificare le relazioni nei momenti di maggiore valore aggiunto, che nel nostro caso sono i colloqui, dove concentriamo tutta la nostra energia e capacità di rapportarci con il prossimo”, ha spiegato Varin.

In fin dei conti, è un sistema comodo che permette di sprecare meno tempo possibile e di limitare gli scambi superflui di email; secondo il report State of email del 2019, infatti, in media si ricevevano 180 messaggi di posta elettronica al giorno, dei quali il 40% non era neppure aperto. L’App riduce questa inefficienza e il riscontro da parte delle persone sembra essere positivo: “Nessuno ci ha detto di non voler essere contattato su WhatsApp. Il passaggio importante è trasmettere il messaggio in modo rispettoso, con contenuti di valore e con informazioni precise”, ha concluso Varin. La soluzione, dunque, oltre a consentire una comunicazione più fluida, è considerata come un valore aggiunto.

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Federica Biffi

Laureata magistrale in Comunicazione, Informazione, editoria, classe di laurea in Informazione e sistemi editoriali, Federica Biffi ha seguito corsi di storytelling, scrittura, narrazione. È appassionata di cinema e si interessa a tematiche riguardanti la sostenibilità, l'uguaglianza, l'inclusion e la diversity, anche in ambito digital e social, contribuendo a contenuti in siti web. Ha lavorato nell'ambito della comunicazione e collabora con la casa editrice ESTE come editor e redattrice.

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