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Campus Peroni, il futuro della filiera agricola passa dal digitale

Sostenibilità e trasparenza sono le parole d’ordine per il futuro della filiera agricola italiana. Investire nelle eccellenze del Made in Italy oggi significa puntare sull’innovazione, abbandonando la zappa e scommettendo su tecnologie di precisione amiche dell’ambiente e del consumatore.

Ne è convinta Birra Peroni, storico marchio italiano con oltre 170 anni di storia. Nel 2018 ha dato vita al Campus Peroni, un centro di eccellenza dedicato all’innovazione nel settore agricolo e cerealicolo. Nato per promuovere la ricerca scientifica e diffondere buone pratiche e modelli di sostenibilità, il campus è un luogo aperto a cui partecipano i 1.500 agricoltori della filiera Peroni, la Malteria Saplo, i ricercatori del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (Crea), e le Università della Tuscia, di Teramo, Firenze, Perugia, Salerno e Padova.

Dopo i seminari in ateneo e le esperienze sui campi d’orzo, istituzioni, imprese e parti sociali si sono incontrate a Roma in un convegno dal titolo L’eccellenza italiana dalla filiera agricola al consumatore: la trasformazione digitale per scelte consapevoli. Un’occasione per mettere insieme le due anime del settore: le imprese che si occupano di agricoltura e trasformazione e i centri di ricerca che lavorano all’innovazione.

“Investire nella formazione e nel trasferimento delle conoscenze verso i fornitori e le aziende agricole è una scelta lungimirante”, ha sottolineato Teresa Bellanova, Ministra per le Politiche Agricole. “È questa la nostra sfida comune: lavorare bene in filiera e informare il consumatore, che con il suo acquisto completa e valorizza la filiera stessa. Siamo sulla strada giusta per rimettere l’agricoltura al centro delle scelte politiche, economiche e sociali del Paese e per dare valore a migliaia di imprese che credono nella filiera, investono in Italia e fanno dei nostri territori un presidio anche contro la crisi climatica”.

Mettere in pratica il concetto di sostenibilità, per la ministra, significa fare in modo che tecnologia ed ecologia viaggino insieme, puntando sulla modernità. Da qui l’idea di istituire presso il ministero, a partire dal mese di gennaio, una Consulta contro la crisi climatica e per le priorità agricole per confrontarsi sul futuro delle filiere. La legge di bilancio ha stanziato 600 milioni di euro in più per il settore agricolo, confermando il bonus terra, la decontribuzione per i giovani agricoltori nei primi tre anni di lavoro, il fondo “donne in campo” da 15 milioni di euro con mutui a tasso zero per le imprese agricole al femminile.

“Solo un produttore su cinque ha meno di 40 anni”, ha continuato la ministra. “Avvicinare ragazzi e ragazze all’agricoltura significa portare innovazione, capacità e competenza. C’è bisogno di tecnici specializzati, ingegneri e persone con una formazione d’eccellenza per rendere grande il Made in Italy nel mondo”.

Nuove tecnologie e sostenibilità per lo sviluppo delle imprese agricole

Dopo la meccanica e la chimica, la terza grande rivoluzione agricola sarà quella digitale. Ecco perché, per assicurare competitività alla filiera, è necessario garantire l’accesso a tecnologie innovative anche alle piccole e medie imprese agricole.

“Oggi solo il 5% delle aziende agricole accede agli Iperammortamenti. Un investimento in innovazione richiede almeno 50 ettari per essere messo a frutto, ma la media delle imprese agricole italiane si estende per circa 7 o 8 ettari di terreno”, ha spiegato Massimiliano Giansanti, Presidente di Confagricoltura.

“Occorre incentivare le piccole imprese agricole e fare rete perché chiunque possa avere accesso alle tecnologie più innovative”. Oggi l’agricoltura di precisione ha ancora un’estensione limitata: contrariamente alle previsioni delle linee guida governative, che indicavano un obiettivo di 1,3 milioni di ettari in cinque anni, siamo ancora fermi al 5% dei territori agricoli italiani, pari a circa 500mila ettari.

“Servono agronomi con competenze ingegneristiche e informatiche, non ingegneri e informatici che si limitino a far simulazioni al computer”, ha esortato Michele Pisante, Professore dell’Università di Teramo. “Occorre un provvedimento legislativo che raccordi le competenze trasferibili e i percorsi di formazione, affinché ricerca e formazione camminino insieme”.

La trasformazione del settore agricolo, infatti, passa anche dall’uso di strumentazioni innovative: satelliti puntati sui campi, sensori in grado di percepire le variazioni del terreno e delle colture, sistemi di supporto decisionale che prevedono fenomeni biologi. Come la piattaforma Orzobirra.net sviluppata da Horta, che affianca la produzione di circa 9mila tonnellate di orzo da birra anticipando il rischio di malattie, il fabbisogno idrico e i tempi di maturazione del raccolto.

L’agricoltura del futuro scommette sul digitale, ma anche sulla transizione energetica. Nel 2021 CNH Industrial lancerà in Europa il primo trattore a metano e biometano che consentirà di azzerare le emissioni di CO2 e ringiovanire il parco macchine. In assenza di un registro pubblico dei trattori, non si conosce l’età media di quelli utilizzati nei campi italiani, che non sono neppure soggetti a obbligo di revisione. In più, l’avanzata del 5G consentirà di slegare l’hardware dal software e di aumentare la capacità di indirizzare l’Internet of Things: in pochi anni arriveremo a circa un milione di dispositivi connessi.

“Le nuove tecnologie renderanno il modo di consumare più consapevole, ma se certe informazioni restano relegate all’ufficio acquisti, i consumatori si indirizzeranno verso altri prodotti”, ha fatto notare Gianluca Di Ascenzio, Presidente di Codacons. Saper comunicare la qualità di materie prime e processi produttivi è fondamentale nel mercato attuale.

Secondo i dati comunicati da pOsti, startup innovativa che certifica ricette e prodotti tipici, il 71% degli italiani apprezza le aziende trasparenti e il 41,6% dei consumatori acquista in base a ragioni etiche e sociali.

“La trasparenza, la sostenibilità e l’attenzione alle materie prime creano il valore del prodotto”, ha assicurato Marco Bellezza, Consigliere giuridico del Ministero dello Sviluppo Economico per le Telecomunicazioni e l’Innovazione digitale. “Al Mise la sperimentazione della Blockchain si sta concentrando sulla Supply chain, utile come certificazione delle informazioni per il consumatore e come vantaggio di competitività per le imprese”.

Tutto il mercato di largo consumo sta verificando già oggi l’impatto che la trasformazione digitale avrà sul modo di lavorare. Per Enrico Galasso, Amministratore Delegato di Birra Peroni, le coordinate da seguire sono tre: autenticità, sostenibilità e responsabilità.

“Chi è trasparente viene preferito dal mercato e ciò non si rispecchia solo nel prodotto, ma anche nel modo in cui l’azienda tratta i propri collaboratori e opera con i propri partner. In un mondo in cui cambia il modo di fare business, la sostenibilità non può che essere un tema di sistema”, ha spiegato l’AD. “Non significa solo eliminare la plastica, ma instaurare relazioni sostenibili con fornitori, clienti e collaboratori”.

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Giorgia Pacino

Articolo a cura di

Giornalista professionista dal 2018, da 10 anni collabora con testate locali e nazionali, tra carta stampata, online e tivù. Ha scritto per il Giornale di Sicilia e la tivù locale Tgs, per Mediaset, CorCom - Corriere delle Comunicazioni e La Repubblica. Da marzo 2019 collabora con la casa editrice ESTE. Negli anni si è occupata di cronaca, cultura, economia, digitale e innovazione. Nata a Palermo, è laureata in Giurisprudenza. Ha frequentato il Master in Giornalismo politico-economico e informazione multimediale alla Business School de Il Sole 24 Ore e la Scuola superiore di Giornalismo “Massimo Baldini” all’Università Luiss Guido Carli.

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