Coronavirus, in Sud Corea sotto accusa la cultura del lavoro

Dichiararsi malati non è ben visto in Sud Corea, dove lavorare bene equivale a trascorrere lunghe ore in ufficio. Tutti i dipendenti temono che prendersi un giorno di riposo disturbi i colleghi e dia una brutta impressione ai superiori. In un Paese in cui non esiste il congedo per malattia, la cultura locale raccomanda al suo posto l’arte del noonchi: la capacità di ascoltare e misurare gli umori degli altri e comportarsi di conseguenza.

Secondo alcuni osservatori, dunque, sarebbe proprio questa tipica attitudine, combinata con la profonda convinzione che nessuna malattia possa esonerare dal lavoro né da impegni sociali o religiosi, ad aver contribuito alla rapida diffusione del coronavirus in Sud Corea.

Nel focolaio più grande di Seul, alcuni dipendenti di un call center, che avevano sviluppato i primi sintomi già alla fine di febbraio, hanno continuato a recarsi al lavoro fino a quando non sono risultati positivi al test. Dei 207 impiegati del call center di Sindorim, Sud Ovest di Seul, almeno 100 sono stati contagiati.

La legislazione sudcoreana in materia di lavoro garantisce a ciascun dipendente 11 giorni di congedo annuale retribuito, ma non prevede espressamente assenze per malattia. Così, mentre i dipendenti pubblici godono di un congedo retribuito per i comuni malanni, molte compagnie private coprono soltanto i casi più gravi, come patologie oncologiche e operazioni chirurgiche.

La situazione attuale ha spinto il governo a dettare nuove linee guida per gli uffici più angusti, maggiormente vulnerabili all’infezione, e a raccomandare l’adozione di misure che consentano di lavorare da casa o di applicare una turnazione negli orari di lavoro. Sperando di contrastare anche la prassi del noonchi.

Fonte: The Straits Times

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Giorgia Pacino

Giornalista professionista dal 2018, da 10 anni collabora con testate locali e nazionali, tra carta stampata, online e tivù. Ha scritto per il Giornale di Sicilia e la tivù locale Tgs, per Mediaset, CorCom - Corriere delle Comunicazioni e La Repubblica. Da marzo 2019 collabora con la casa editrice ESTE. Negli anni si è occupata di cronaca, cultura, economia, digitale e innovazione. Nata a Palermo, è laureata in Giurisprudenza. Ha frequentato il Master in Giornalismo politico-economico e informazione multimediale alla Business School de Il Sole 24 Ore e la Scuola superiore di Giornalismo “Massimo Baldini” all’Università Luiss Guido Carli.

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