Dal coaching all’auto-coaching

Quando ho letto il titolo dell’ultimo libro di Enzo Soresi – Come ringiovanire invecchiando – ho avuto un sobbalzo e mi sono chiesto: è una boutade? È uno slogan pubblicitario? È un’improbabile promessa di eterna giovinezza?

Leggendo il libro ho, invece, scoperto che in quelle tre parole trovano espressione il senso e lo scopo di tutte le mie esperienze di coach e di emotional trainer. “Ringiovanire invecchiando” è, infatti, la sintesi estrema, in chiave personale, di ciò che propone, in chiave professionale, il titolo di uno dei miei più recenti progetti di coaching: “performare sempre meglio”.

Non solo. Grazie alla Pnei (Psico-neuro-endocrino-immunologia), disciplina integrata e ormai consolidata che ne costituisce il fondamento scientifico, il libro di Soresi ci indica un percorso, praticabile a qualsiasi età, che può durare per tutta la vita.

Nel 1997 ho scelto come professione la formazione del personale, che poi, nel 2004, ho riconvertito in coaching individuale. Ma essere – e fare – il coach di altre persone è impossibile se non si sa essere – e fare – il coach di se stessi. Migliorare se stessi è la condizione per permettere ad altri di fare altrettanto. Coaching personale-professionale e auto-coaching permanente-progressivo sono uno la condizione dell’altro.

Il metodo delle 10 “S”

Per migliorare continuamente è sufficiente interiorizzare questi 10 passaggi chiave e dare risposte meditate a domande semplici, ma impegnative.

  1. Sé reale (identità). Le domande essenziali sono: chi sono io? Qual è la mia storia personale e professionale? Quali sono i miei punti di forza? Quali sono i miei punti di debolezza?
  2. Sé ideale (visione-missione). Qui le domande diventano: qual è lo scopo, il senso, la direzione, la prospettiva della mia vita personale e professionale? Dove voglio andare? Qual è la mia stella polare?
  3. Sistema degli obiettivi. Quali e quanti sono gli obiettivi smart (specifici, misurabili, ambiziosi, realistici, temporalmente definiti), che, in quanto coerenti con la mia visione-missione, mi propongo di raggiungere?
  4. Sistema dei pensieri, delle emozioni e dei sentimenti. Quali e quanti sono i pensieri ricorrenti che caratterizzano il mio dialogo interiore? Come posso trasformare questi pensieri per influenzare in modo sempre più positivo le mie emozioni e i miei sentimenti?
  5. Sistema delle convinzioni. Quali e quante sono le mie convinzioni potenzianti, che mi danno energia e facilitano il raggiungimento dei miei obiettivi? Quali e quante sono invece le mie convinzioni limitanti, che mi demotivano e mi inducono a desistere? Come posso rinforzare le mie convinzioni potenzianti e circoscrivere, trasformare, riconvertire quelle limitanti?
  6. Sistema dei valori. Quali e quanti sono i miei valori di riferimento attuali? Quali e quanti sono quelli che mi propongo di acquisire nel prossimo futuro? In quale relazione di priorità stanno, tra loro, questi miei valori?
  7. Sistema delle sperimentazioni e delle realizzazioni. In quale misura ciascuno degli obiettivi smart che mi sono dato è stato perseguito, sperimentato e realizzato?
  8. Sistema delle nuove abitudini acquisite. Quali e quante sono le mie nuove abitudini acquisite, che, grazie alla definizione di obiettivi smart, alla sperimentazione e all’allenamento, si sono definitivamente affermate come mie buone abitudini, da continuare ad allenare e migliorare?
  9. Sé reale integrato (nuova identità). Quanto più numerose e differenziate saranno le mie nuove abitudini acquisite, trasformate in buone abitudini, tanto più esse impatteranno positivamente sulla mia identità personale e professionale, contribuendo a integrarla, riplasmarla e migliorarla.
  10. Sé ideale arricchito (nuova visione-missione). E a questo punto, grazie al percorso scandito da questi dieci passaggi, avrò la possibilità di integrare e rinnovare anche la mia visione-missione.

“Ringiovanire invecchiando per contribuire a generare ben-essere e bell-essere in me e nelle persone con cui entro in relazione”: nel 68esimo anno della mia vita, e dopo 50 anni di differenziate attività professionali, questa è appena diventata la mia nuova visione-missione.

La grande musica e la grande orchestra sinfonica

Il metodo delle 10 “S” può essere utilizzato individualmente, ma può anche essere praticato collettivamente, nei piccoli come nei grandi team. Il progetto Come un’orchestra. Coaching e intelligenza musicale, che ho elaborato insieme con il maestro Giorgio Fabbri, si fonda proprio sull’integrazione tra coaching individuale e team coaching musicale.

L’esperienza musicale, l’esperienza del fare musica, insieme e da soli, rappresenta, infatti, una straordinaria occasione per mettere alla prova quel metodo, che del resto può essere applicato in modo consapevole, intenzionale, oppure in modo inconscio, spontaneo.

Affrontare il grande repertorio sinfonico, facendo parte di una grande orchestra sinfonica, non permette soltanto di sperimentare il valore della cooperazione, della complicità, della collaborazione. Fare musica insieme ci costringe anche a studiare, per affinare conoscenze e competenze individuali. Fare musica insieme ci costringe soprattutto a performare sempre meglio: a gestire la complessità cognitiva ed emotiva, a lavorare e ad agire con la testa e con il cuore, con la ragione e con l’emozione, con i neuroni concentrati nel nostro cervello e con tutte le cellule del nostro corpo.

Dunque, fare musica insieme ci costringe a “ringiovanire invecchiando”, come ho personalmente sperimentato negli ultimi 15 anni durante i quali ho frequentato il palco dell’Auditorium di Milano, suonando violino insieme con i miei quasi 100 colleghi dell’Orchestra Sinfonica Amatoriale ‘laVerdi per tutti’. Ma proprio come si suona qualsiasi strumento musicale utilizzando tutto il corpo e non soltanto alcune sue parti, così mettere al centro della nostra attenzione la salute e il ben-essere di tutto il corpo diventa, con il passare del tempo, una condizione decisiva per performare, e per vivere, sempre meglio.

Il segreto di Arlecchino

Già. E gli imprevisti? E il Covid-19? E gli incidenti di percorso? Saper gestire gli imprevisti, trasformandoli in opportunità, è una competenza assolutamente decisiva, che sarà sempre più decisiva. L’indimenticabile lezione offertaci da tutti gli atleti paralimpici ci dice che anche l’imprevisto più drammatico può essere affrontato, gestito e riconvertito, almeno fino a quando avremo vita cosciente.

Ferruccio Soleri, l’attore che fino a 80 anni ha interpretato Arlecchino nello spettacolo teatrale Arlecchino servitore di due padroni, ci ha inoltre insegnato che, grazie all’allenamento quotidiano, è possibile performare in modo straordinario anche in tarda età.

Il segreto di Pulcinella è qualcosa che tutti sanno e fingono di non sapere. Il segreto di Arlecchino è, invece, qualcosa che tutti sanno e pochi realmente fanno. Allenamento quotidiano del corpo, della mente e del cuore: questo è il segreto di Arlecchino ed è anche il segreto per… ringiovanire invecchiando.

Da tempo dedico quotidianamente quattro ore ad attività fisiche intense e differenziate, tre ore allo studio e due ore all’esercizio con il violino. Risultato? Normalizzazione di tutti i valori pressori, glicemici e lipidici, eliminazione del dolore fisico, dei farmaci e del grasso viscerale, grazie anche a un’alimentazione variegata, ma soprattutto acquisizione di una condizione di ben-essere complessivo mai sperimentata prima.

Ringiovanire invecchiando sembra un miraggio. Praticando il segreto di Arlecchino, può, invece, diventare il modo più vantaggioso, e divertente, per vivere il tempo che abbiamo di fronte a noi.

coaching, auto-coaching, ringiovanire invecchiando

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