Dalla sostenibilità alla tecnologia, le sfide HR del 2020

Insieme con la digitalizzazione, le nuove aspettative delle giovani generazioni stanno cambiando il lavoro dei manager HR. Così, mentre il tema dell’engagement dei lavoratori diventa centrale nelle strategie delle Risorse Umane, i manager HR sono portati a focalizzarsi sempre di più su employer branding e gestione dei talenti, con una particolare attenzione verso l’esigenza di flessibilità, nei modelli organizzativi e nei flussi di lavoro, che oggi è rappresentata in larga parte dall’attivazione di policy legate allo Smart Working.

Le esigenze dei Millennial e della Generazione Z 

A segnalare questo trend sono i Direttori Risorse Umane interpellati per la ricerca Future of work and HR Tech 2020 realizzata da Business International (divisione Fiera Milano Media – Gruppo Fiera Milano) e Osservatorio Imprese Lavoro Inaz, presentata il 28 novembre 2019 a Roma.

Lo Smart working viene ancora indicato come prima priorità fra le iniziative da introdurre in ambito HR, poi in crescita troviamo il welfare (indicato dal 60% dei rispondenti), il Performance management e il Digital learning.

Le imprese devono confrontarsi sempre di più con richieste quali un migliore equilibrio fra vita personale e lavorativa, maggiore attenzione alla diversity, necessità di strumenti di lavoro e collaborazione basati su web e cloud, nuove piattaforme per il welfare, percorsi di life-long learning e metodi migliori per valutare, riconoscere e valorizzare le competenze.

Questo significa rendere fluidi i processi, abilitare la collaborazione in ogni sua forma, navigare i dati e trarne indicazioni strategiche, mettere a disposizione strumenti che supportano lo Smart working e la conciliazione vita-lavoro, che sono tutte leve importantissime per favorire engagement e stimolare i collaboratori.

Poche aziende sfruttano le potenzialità della tecnologia 

Più di 120 aziende del network ESTE hanno elencato le loro priorità riguardo ai temi HR nel 2020. Al primo posto è collocata l’analisi delle soft skill, seguita subito dopo dall’analisi dei dati HR: un ulteriore segnale che un buon utilizzo della digitalizzazione richiede competenze umane, in un’ottica di collaborazione continua. Grazie a piattaforme digitali, software specifici o cloud, la Direzione HR ha potenzialmente una grande mole di dati e informazioni digitali sui collaboratori, ma la nostra inchiesta ha evidenziato che il 55% circa delle aziende non ha ancora gli strumenti per analizzarli.

La terza priorità è il welfare aziendale, poi lo Smart working, che a volte ne è parte integrante. La metà delle aziende intervistate, infatti, ha già implementato soluzioni di lavoro agile. Stesso risultato per i piani di welfare aziendale on top, utilizzati da 64 aziende su 124. Se si parla di piano di welfare aziendale ‘negoziato’ (accordi di secondo livello-premio di risultato), le percentuali scendono leggermente: lo possiede il 47,6 % delle aziende intervistate.

Agli ultimi due posti della classifica delle priorità figurano la formazione digitale e l’Intelligenza Artificiale nell’HR. Quest’ultima, già usata nelle grandi aziende e multinazionali, si sta affacciando ora nel panorama delle piccole e medie imprese italiane. Solamente il 31,5 % degli intervistati, infatti, ha previsto di introdurre soluzioni di Intelligenza Artificiale in ambito HR nel 2020.

Anche in ambito formazione continuano i trend ‘classici’: le aziende investiranno maggiormente nella formazione in aula (47,6%), poi blended (30,6%) e infine digitale (21,8%). La tipologia di formazione nel 2020 verterà sia sulle hard skill che sulle soft skill.

Buona notizia per gli investimenti in ambito HR: il 2020 sarà un anno in cui il 40% delle aziende intervistate li aumenterà, e 85 rispondenti hanno affermato di avere in programma assunzioni di personale, anche se per meno del 50% del totale.

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Elisa Marasca

Elisa Marasca

Elisa Marasca è giornalista professionista e consulente di comunicazione. Laureata in Lettere Moderne all’Università di Pisa, ha conseguito il diploma post lauream presso la Scuola di Giornalismo Massimo Baldini dell’Università Luiss e ha poi ottenuto la laurea magistrale in Storia dell’arte presso l’Università di Urbino. Nel suo percorso di giornalista si è occupata prevalentemente di temi ambientali, sociali, artistici e di innovazione tecnologica. Da sempre interessata al mondo della comunicazione digital, ha lavorato anche come addetta stampa e social media manager di organizzazioni pubbliche e private nazionali e internazionali, soprattutto in ambito culturale.

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