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Dalle quote rosa alle aliquote rosa

Le donne non lavorano perché mancano gli asili. Le donne non lavorano perché le loro competenze non rispecchiano le esigenze del mondo del lavoro (vedi carenze nelle discipline STEM). Le donne non lavorano perché manca il welfare di prossimità. È tutto vero. Ma i fondi che l’attuale versione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) stanzia per potenziare l’infrastruttura di sostegno alle famiglie è considerata insufficiente. Al Pnrr si sta lavorando e al Presidente del Consiglio incaricato Mario Draghi stanno arrivando da più parti appelli per tenere conto dell’impatto di genere in tutte le questioni rilevanti. Detto in sintesi, ci si aspetta che le donne siano più presenti ai tavoli dove si decide.

La metafora del ‘tavolo’ – il tavolo delle trattative, il tavolo tecnico – l’ho sempre trovata irritante. Perché alla fine l’unico tavolo dove le donne sono certamente presenti è il tavolo della cucina, anche nella sua variante asse da stiro, utilizzato dalla funzionaria dell’Onu Melissa Fleming nel salotto di casa come scrivania per testimoniare quanto lo Smart working non sia una passeggiata di salute.

La questione che abbiamo affrontato nella puntata del 5 febbraio 2021 di PdM Talk è la seguente: per aumentare l’occupazione femminile – pesantemente colpita anche dalla pandemia – basta incentivare l’infrastruttura di sostegno, vedi gli asili, o bisogna agire anche ad un altro livello e cioè sulla leva fiscale? Finché per le donne non sarà conveniente lavorare, saranno sempre loro che andranno a prendere il figlio all’asilo alle 4 del pomeriggio. Allora il problema non è l’asilo, ma chi ci va.

Se conviene stare a casa

Nel nostro Paese, busta paga alla mano, alle donne con figli lavorare non conviene e, come sostiene Andrea Ichino, Professore Ordinario di Economia Politica all’Università di Bologna, si mettono in atto provvedimenti che non funzionano, o che si sa a priori che funzioneranno poco, per dare un contentino.

In Italia si va avanti con la politica dei bonus incentivanti per le aziende che assumono donne. Una politica che l’imprenditrice Stefania Brancaccio considera offensiva. Come se lo Stato chiedesse alle imprese di fare il sacrificio di assumere le donne. Da qui la richiesta, avanzata dall’Ucid (l’Unione cristiana imprenditori dirigenti) al W20 (che avrà un ruolo chiave all’interno del G20 per sostenere le questioni femminili ed è presieduto da Linda Laura Sabbadini), di perseguire una rivoluzione culturale: dalle quote rosa alle aliquote rosa.

La proposta chiede di riconsiderare l’efficacia delle politiche dei bonus e porre invece l’attenzione sulla busta paga e quindi sul valore netto della retribuzione. Brancaccio mette in risalto il punto di vista di una sua dipendente che ha affermato che se si vedesse aumentato il netto in busta potrebbe organizzare la sua vita in tutt’altro modo. Le donne italiane sono le meno aiutate in Europa e tutti i servizi, a parità di prelievo fiscale, sono eccessivamente onerosi. La famiglia, a fronte dell’entità dei prelievi, non ha nulla in cambio perché l’asilo, se c’è, va pagato, e profumatamente.

La tesi è chiara: se fino a qui le cose non hanno funzionato, perché insistere nel cercare di migliorare qualcosa la cui inefficacia è sotto gli occhi di tutti? Meglio guardare il problema da un’altra angolazione. Ma cambiare lo sguardo su un problema è un esercizio faticoso.

Le Contemporanee, un network di confronto co-fondato da Cristina Silvieri Tagliabue, propone di intervenire su due fronti, cura e lavoro, dotando le donne di welfare con asili nido gratuiti, full time scolastico e sostegno all’imprenditoria femminile; tutto ciò nelle intenzioni del Governo e nella prima stesura del Pnrr non si vede e per questo hanno collaborato alla scrittura del manifesto Donne per la salvezza.

I cambiamenti partono dalla famiglia

Il vero tema è metterle nelle condizioni di lavorare: le donne hanno bisogno di flessibilità per modulare la prestazione lavorativa in maniera più compatibile con le responsabilità familiari. Il lavoro per obiettivi, dall’esperienza in Cigierre testimoniata dal Direttore Risorse Umane e Organizzazione Daniele Marotta, incrementa complessivamente l’efficacia del lavoro. Il tema, quindi, è l’organizzazione più che l’incentivo.

Ma anche la mentalità dove il retaggio dell’uomo breadwinner non si è affatto sradicato e lo conferma Mariella Amoretti, CEO di Amoretti Armatori, un business da capitani. È nelle famiglie che deve cambiare la cultura perché, ancora oggi, il bimbo gioca e la bimba aiuta in cucina. Le distorsioni nascono lì e se le sovvenzioni si innestano in questa cultura, non avranno speranza di essere efficaci. E la risposta alla domanda ‘chi va all’asilo?’ è scontata.

Il problema è culturale e, proprio perché i cambiamenti sono lenti, c’è bisogno di una terapia d’urto. Occorre un acceleratore e la Gender Tax inciderebbe anche negli equilibri delle coppie: le donne sono pagate di meno perché sono percepite come meno produttive mentre con una tassazione differenziata (abbassando l’aliquota delle donne e alzando quella degli uomini) si darebbe loro un incentivo a lavorare di più. Tradotto: se il netto in busta paga è maggiore le donne saranno meno incentivate a rinunciare al lavoro e più propense, eventualmente, a ‘comprare’ servizi di cura. O a spingere il compagno a una condivisione meno sporadica. Dal papà che aiuta al papà che condivide il passo non è breve.

Le agevolazioni date alle imprese, peraltro temporanee, per assumere donne non funzionano perché è dimostrato che il sussidio è indiretto e non contribuisce a modificare dinamiche distorsive che vedono le donne sempre e comunque più impegnate nei lavori di cura. Occorre perciò intervenire sulla famiglia e non sull’azienda.

Gli asili, che alleviano il dolore, ma non debellano la malattia, vanno in realtà nella direzione opposta e su questo la posizione di Ichino è netta: le infrastrutture, se pure utili, non modificano il quadro. Raggiungere il 60% di occupazione femminile sarà impossibile se non diventerà più conveniente per le donne stesse lavorare. Il tema non è solo la riforma fiscale quanto la riforma della sua filosofia.

Nel Sessantotto le donne hanno lottato, e ottenuto. Serve quello slancio. Chi è salito sulle barricate allora quella forza ce l’ha. Le nuove generazioni avranno altrettanta forza?

Pnrr, Andrea Ichino, Stefania Brancaccio, Gender Tax, Mariella Amoretti, Cristina Silveri Tagliabue, Daniele Marotta


Chiara Lupi

Articolo a cura di

Chiara Lupi ha collaborato per un decennio con quotidiani e testate focalizzati sull’innovazione tecnologica e il governo digitale. Nel 2006 ha partecipato all’acquisizione della ESTE, casa editrice storica specializzata in edizioni dedicate all’organizzazione aziendale, che pubblica le riviste Sistemi&Impresa, Sviluppo&Organizzazione e Persone&Conoscenze. Dirige la rivista Sistemi&Impresa e governa i contenuti del progetto multicanale FabbricaFuturo sin dalla sua nascita nel 2012. Si occupa anche di lavoro femminile e la sua rubrica "Dirigenti disperate" pubblicata su Persone&Conoscenze ha ispirato diverse pubblicazioni sul tema e un blog, dirigentidisperate.it. Nel 2013 insieme con Gianfranco Rebora e Renato Boniardi ha pubblicato il libro Leadership e organizzazione. Riflessioni tratte dalle esperienze di ‘altri’ manager. Nel 2019 ha curato i contenuti del Manuale di Sistemi&Impresa Il futuro della fabbrica.

Chiara Lupi


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