Donne in equilibrio

Wanda Miletti sposa Salvatore Ferragamo a soli 19 anni. Sono entrambi di Bonito, un paesino dell’Irpinia, e nel 1940, anno del loro matrimonio, Ferragamo è già uno stilista affermato negli Usa e rientrato in Italia. Emigrato in America a soli 16 anni, riuscirà a far apprezzare le sue creazioni alle più grandi dive di Hollywood. Dal loro matrimonio nasceranno sei figli, ma la storia d’amore si interrompe nel 1960, quando Salvatore muore a soli 62 anni. Wanda rimane sola con i bambini, il più piccolo ha solo tre anni, e un’eredità da gestire: l’azienda del marito. Scriverà: “Non avevo mai lavorato prima in vita mia e quindi non sapevo da che parte cominciare, oltretutto non avevo nessun tipo di preparazione per farlo. […] Ora la famiglia e l’azienda avevano un solo capo, che ero io”. Queste sono le parole che leggiamo all’ingresso della mostra Donne in equilibrio, allestita nel Museo Salvatore Ferragamo a Palazzo Spini Feroni a Firenze, dove lo stilista trasferirà la sua attività nel 1935 e che acquisterà tre anni dopo.

La mostra è dedicata alle donne del decennio dal 1955 al 1965: sono gli anni del boom economico, inizia il loro impegno fuori casa e il guardaroba si deve adeguare. La mostra ripercorre un cambio d’epoca testimoniato non solo dalle tendenze che dettano una moda pensata per donne che lavorano, ma anche dagli utensili e prodotti alimentari pensati per far guadagnare tempo. Nelle sale del museo mi torna alla memoria un episodio che mi raccontò Giovanni Rana. L’idea che ha mosso la sua attività imprenditoriale è stata di mettere sul mercato un prodotto che facesse guadagnare tempo alle donne: il tortellino cuoce subito, un piatto perfetto per coloro che rientrano dal lavoro. Sono le donne ad aver contribuito alla fortuna dell’imprenditore veronese, che ha saputo cogliere l’evoluzione degli stili di vita.

Ma torniamo a Wanda che, presa la decisione di portare avanti l’azienda, lascerà scritti illuminanti, a testimonianza del suo pensiero, valorizzati in questa mostra: “Sono convinta dell’idea che una donna debba avere un impiego a cui dedicare le sue energie. Per questo ho incoraggiato le mie figlie a intraprendere un percorso di lavoro…”. Le donne devono valorizzare se stesse al di fuori della famiglia, ma devono studiare perché “cultura e arte fanno comprendere e superare i tanti momenti difficili della vita”. Wanda non aveva chiaro come prendere in mano le redini dell’azienda e iniziò applicando le sue doti organizzative perché una casalinga, come ha raccontato, deve tenere i conti come un ragioniere, cucinare come uno chef e organizzare la casa come un CEO. Quando diciamo che le skill sviluppate organizzando la gestione della famiglia sono preziose anche in azienda stiamo rubando il copyright dalla signora Ferragamo, che si fece consegnare ogni giorno il report con le entrate e le uscite della società fino a quando è mancata, all’età di 97 anni.

La mostra testimonia l’evoluzione del ruolo femminile in una società che, con il boom economico, sperimenta forse i più grandi cambiamenti del secolo. Le fabbriche si popolano di forza lavoro femminile e le donne iniziano a occupare sempre più ruoli all’interno di una società che fatica a togliersi di dosso un’anima profondamente patriarcale. Divorzio e aborto arriveranno nel decennio successivo, rispettivamente nel 1974 e 1978, ma dovremo attendere il 1981 per togliere il delitto d’onore dal nostro ordinamento. Sono date che testimoniano un percorso culturale lentissimo, che nel nostro Paese deve fare molti passi avanti ancora oggi.
L’Osservatorio sull’empowerment femminile di The european house – Ambrosetti registra un miglioramento per l’Italia, che si posiziona al quinto posto nel G20 nel rapporto donne e potere. La legge sulle quote nei board, quella per la riduzione del divario salariale e la certificazione di genere stanno portando risultati. La partecipazione delle donne al mercato del lavoro rimane, invece, un problema, tanto che scivoliamo al 13esimo posto della classifica. Peccato non avere incontrato Wanda, un colloquio con lei sarebbe stato molto più illuminante di tante letture manageriali: “Se non ci si comporta con disciplina e amore tutto si disintegra”, scriveva. Un principio che vale per la famiglia e che rappresenta il caposaldo del welfare aziendale.

Sarà possibile visitare la la mostra a Palazzo Spini Feroni a Firenze sino al 18 aprile 2023

work life balance, lavoro femminile, Wanda Miletti Ferragamo


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Chiara Lupi

Articolo a cura di

Chiara Lupi ha collaborato per un decennio con quotidiani e testate focalizzati sull’innovazione tecnologica e il governo digitale. Nel 2006 ha partecipato all’acquisizione della ESTE, casa editrice storica specializzata in edizioni dedicate all’organizzazione aziendale, che pubblica le riviste Sistemi&Impresa, Sviluppo&Organizzazione e Persone&Conoscenze. Dirige la rivista Sistemi&Impresa e governa i contenuti del progetto multicanale FabbricaFuturo sin dalla sua nascita nel 2012. Si occupa anche di lavoro femminile e la sua rubrica "Dirigenti disperate" pubblicata su Persone&Conoscenze ha ispirato diverse pubblicazioni sul tema e un blog, dirigentidisperate.it. Nel 2013 insieme con Gianfranco Rebora e Renato Boniardi ha pubblicato il libro Leadership e organizzazione. Riflessioni tratte dalle esperienze di ‘altri’ manager. Nel 2019 ha curato i contenuti del Manuale di Sistemi&Impresa Il futuro della fabbrica.

Chiara Lupi


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