Relazione_valore

Rimaniamo accesi

Nella lezione dedicata alle radici bibliche della psicanalisi, Massimo Recalcati smonta l’ideologia del patriarcato fin dalle sue origini. Nell’Antico Testamento, spiega lo psicanalista, Dio, dopo aver creato il cielo e la terra dà vita ad Adam, termine che, etimologicamente, significa “essere umano”. Adam, perciò, non è il maschio dal quale la femmina deriva: secondo la scrittura è un essere umano che mal sopporta la sua solitudine. Per questo Dio crea Eva, che costruisce con Adam un rapporto relazionale, senza il quale la vita di ogni persona perde di significato. Questo è un passaggio interessante, perché ci costringe a una lettura differente del passo dell’Antico Testamento.

Alla religione cattolica è sempre convenuta un’interpretazione che avvalorasse la supremazia dell’uomo, da cui la donna discende. Dio crea l’uomo e dal suo corpo estrae una costola: la donna esiste come derivato di un corpo maschile e questo ha legittimato una superiorità con la quale, ancora oggi, facciamo i conti. Recalcati mette in discussione questa lettura: Dio non crea un essere ‘derivato’, ma un altro essere umano al fine di costruire una relazione. Ed è su questo concetto che è importante soffermarsi, in un momento nel quale quello di relazione autentica sembra perdere di valore.

Non si tratta di una mia impressione, è l’Istat a rilevarlo. Le famiglie unipersonali oggi rappresentano un terzo del totale e, al contempo, diminuiscono i componenti di quelle con più membri, passati da 2,7 nel biennio 1998-99 a 2,3 nel biennio 2018-19, mentre una famiglia su 10 è costituita da un solo genitore, prevalentemente la madre. Il 2022 registra un record negativo di nascite e questo mette a rischio una serie di fattori: Pil, sostenibilità del welfare e del sistema pensionistico. La via maestra per incrementare la natalità è incentivare il lavoro femminile, detassandolo magari: è stato infatti dimostrato che aumento dell’occupazione femminile e crescita della natalità sono collegati. Il lavoro femminile è stato sacrificato a causa della pandemia e i dati sulle nascite restituiscono immediatamente record negativi. Questo dovrebbe essere il tema al centro della campagna elettorale che volge al termine, mentre la sensazione è che si affronti la questione come accessoria.

Vivere, e lavorare, senza l’altro

Il drammatico calo della natalità ha un’ovvia corrispondenza nella vita reale. I single superano le coppie, mentre ai figli si prediligono amici a quattro zampe. E i fatturati del Pet food volano. Nel disegno divino dell’Antico Testamento ci deve essere stato un cortocircuito se al rapporto con gli umani tendiamo a preferire l’affetto degli animali che, si sa, si conquista con meno sforzo e senza compromessi. Privato della relazione, l’essere umano si spegne, eppure stiamo alimentando la sensazione di poterne fare a meno. Ci illudiamo che gli amici virtuali sulle piattaforme possano riempire la vita, mentre alimentano un vuoto di cui rischiamo di non essere nemmeno troppo consapevoli.

Anche nel mondo del lavoro la relazione è sotto attacco, demonizzata dai paladini dello Smart working che magnificano crescite professionali e soddisfazioni personali, magari conquistate in luoghi ameni o, ancor meglio, su camper attrezzati o in spazi dove il cane può scorrazzare liberamente: se hai un figlio la faccenda si complica un poco. Aspetto questo largamente sottovalutato dagli evangelist che spopolano su LinkedIn e, probabilmente, rientrano nella categoria dei single senza figli. Felice di essere smentita. Se un figlio ce l’hai, tu, genitore, non vedi l’ora di uscire di casa per goderti quell’oasi di pace che è la tua scrivania.

Ma il lavoro si può fare, da soli, ovunque e le sperimentazioni di vita da remoto tendono a legittimare un’esistenza dove la relazione con chi sta vicino a noi non sia poi così essenziale. Oltre all’inverno demografico si sta affacciando anche la stagione invernale e, con la crisi energetica, si ipotizza di chiudere le scuole il sabato, sempre più incuranti del ruolo del compagno di banco, figura quasi mitologica ai tempi della Dad. Forse è tempo di recuperare l’essenza del messaggio biblico: se non entriamo in relazione con l’altro ci spegniamo. Alla lunga il lavoro, e la vita, potrebbero risentirne.

Smart working, lavoro femminile, Massimo Recalcati, demografia


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Chiara Lupi

Articolo a cura di

Chiara Lupi ha collaborato per un decennio con quotidiani e testate focalizzati sull’innovazione tecnologica e il governo digitale. Nel 2006 ha partecipato all’acquisizione della ESTE, casa editrice storica specializzata in edizioni dedicate all’organizzazione aziendale, che pubblica le riviste Sistemi&Impresa, Sviluppo&Organizzazione e Persone&Conoscenze. Dirige la rivista Sistemi&Impresa e governa i contenuti del progetto multicanale FabbricaFuturo sin dalla sua nascita nel 2012. Si occupa anche di lavoro femminile e la sua rubrica "Dirigenti disperate" pubblicata su Persone&Conoscenze ha ispirato diverse pubblicazioni sul tema e un blog, dirigentidisperate.it. Nel 2013 insieme con Gianfranco Rebora e Renato Boniardi ha pubblicato il libro Leadership e organizzazione. Riflessioni tratte dalle esperienze di ‘altri’ manager. Nel 2019 ha curato i contenuti del Manuale di Sistemi&Impresa Il futuro della fabbrica.

Chiara Lupi


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