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Ecommerce, quelli che sfidano Amazon (e vincono)

Amazon, eBay, AliExpress. I tre online retailer sono solo alcuni dei player che popolano la costellazione dello shopping in Rete. Negli ultimi anni, la potenza economica e l’influenza finanziaria di questi colossi sono cresciute a dismisura, arrivando ad assorbire, all’interno dei propri network, milioni di imprese che si affidano a queste piattaforme per vendere i propri prodotti; secondo il portale e-Marketer, per esempio, Amazon offre i suoi servizi a 1,7 milioni di aziende e detiene il 38% dell’ecommerce totale degli Usa. Questo predominio assoluto, però, sta vivendo momenti di incertezza: la società di Jeff Bezos sta convivendo con costi organizzativi altissimi e un minore flusso di entrate (dovuto anche all’allentamento della pandemia, momento, quello dell’emergenza sanitaria, che aveva visto prosperare gli affari di Amazon).

Si stanno inoltre registrando abbandoni della piattaforma da parte di alcuni piccoli e medi distributori: il canale statunitense Cnbc ha raccontato la storia di Automatic Gold, ‘giovane’ azienda con sede a New York che produce gioielleria non per un target specifico e per questo è definita Lgbtq+ friendly. Al Sandimirova, fondatrice dell’impresa, ha spiegato come, dopo aver lasciato le piattaforme di Amazon e Walmart, i ricavi siano passati da 3,4 a 4,8 milioni di dollari dal 2019 al 2021. L’imprenditrice ha deciso di apportare questo importante cambio di politica per due motivazioni: i costi eccessivi dovuti alle commissioni – dall’8% al 15% – e l’intento di raggiungere meglio il proprio target.

La sottile linea che divide idealismo e business

L’intuizione di Sandimirova è stata quella di intercettare i sentimenti della sua clientela: il 2020 è stato l’anno in cui Black lives matter, movimento attivista impegnato nella lotta contro il razzismo nei confronti delle persone nere, è diventato centrale nel dibattito pubblico statunitense, portando linfa vitale anche a tutte le altre correnti di tipo woke (termine che indica un atteggiamento di consapevolezza verso le ingiustizie sociali in generale). Decidendo di vendere solo tramite il proprio sito internet e rinnegando la super distribuzione di Amazon, Automatic Gold si è fatta portatrice e interprete dei valori condiviso dal suo target.

Come afferma la stessa Sandimirova, la spinta sulla componente idealistica non è stata l’unica ragione di quell’aumento di 1,4 milioni sui ricavi: nel 2021 l’azienda ha investito 580mila dollari in pubblicità su Facebook e Instagram, dimostrando ancora una volta l’importanza della veicolazione della brand reputation tramite i social media. Questa vicenda mette in luce due aspetti fondamentali che potrebbero essere alla base delle strategie imprenditoriali del futuro: l’esistenza di un’alternativa ai grandi player dell’ecommerce e l’enorme potenziale del marketing rivolto alle questioni sociali, a prescindere dal reale attaccamento agli ideali. Anche questo aspetto, perciò, apre una serie di interrogativi sui risvolti etici dei modelli di business delle big tech e dei loro partner: affidarsi ad Amazon (che ha in programma circa 10mila licenziamenti) per la distribuzione potrebbe non essere etico e allontanare i clienti, perché allora fare pubblicità su Meta (che ha già tagliato 11mila posti), invece, lo è?

ecommerce, reputation marketing, etica del business

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