Burocrazia

Fare business dimenticando le complessità della burocrazia

Meno del 5% delle aziende italiane intraprende un percorso di internazionalizzazione. Lo riferisce un’analisi Cribis, società che fornisce strumenti di analisi e targeting sulle aziende in Italia e parte del Gruppo Crif, specializzata in informazioni economiche e commerciali e parte del Dun & Bradstreet Worldwide Network. Eppure i vantaggi di espandersi all’estero sono ormai noti e, soprattutto a seguito dell’emergenza sanitaria che stiamo vivendo, gli esperti concordano che l’apertura oltre confine è l’unico modo con cui le aziende possono crescere.

Ne è consapevole, tra gli altri, il Ministero per lo Sviluppo Economico, che ha attivato diverse misure a sostegno delle aziende di piccole e medie dimensioni intenzionate esportare il proprio business. E anche il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) ha stanziato fondi per incentivare le Piccole e medie imprese (PMI) a evolversi in tale direzione. Inoltre il processo potrebbe rivelarsi più semplice del previsto.

Secondo la Banca Mondiale, la complessità burocratica italiana figura fra i principali ostacoli all’avvio di una nuova impresa; al contrario, in altri Paesi il problema non è così insormontabile. Per esempio, il Regional competitiveness index elaborato dalla Commissione europea, che misura la capacità degli Stati di offrire un ambiente attrattivo e sostenibile per imprese e persone, evidenzia il Nord Europa come un territorio virtuoso: Finlandia, Danimarca e Olanda sono considerate – in tema di semplificazione amministrativa – gli Stati europei da prendere a esempio.

La semplificazione è alleata del business

Nella graduatoria mondiale stilata dal World economic forum (Burden of government regulation) l’Italia si posiziona al 136esimo posto su 140 Stati analizzati, proprio per il peso della burocrazia. Un ritardo che pesa anche sull’attrattività del nostro Paese per le grandi aziende che vogliono espandersi: lo studio Annual monitoring of Italy’s appeal overseas, redatto dall’Associazione italiana banche estere con il supporto del Censis, ha determinato un calo di interesse nel 2019, da parte dei mercati esteri, rispetto al 2018. E le cause sono da ricercare proprio nella lentezza della giustizia e negli elevati oneri amministrativi.

Nonostante le lungaggini burocratiche e il nostro calo di ‘fascino’ a livello di attrattività, l’Italia continua a rappresentare una meta molto ambita dalle multinazionali. E proprio per questo è importante lavorare per semplificare i processi e la burocrazia. Ma laddove snellire questi aspetti si rivela più complicato del previsto, allora serve l’aiuto di partner in grado di occuparsi di queste questioni che possono frenare la crescita stessa o complicarne la gestione in uno Stato diverso da quelli in cui già opera. Vanno in questa direzione le attività di SD Worx, fornitore europeo di servizi di gestione HR e paghe, il cui obiettivo è supportare le aziende che vogliono espandersi in Italia o quelle italiane che hanno intenzione di intraprendere il percorso di internazionalizzazione.

Il potenziale di semplificazione dell’Italia

Semplificare, per la verità è possibile: recenti ricerche indicano che Germania e Regno Unito sono tra i Paesi che hanno più migliorato le interazioni amministrative fra imprese e Pubblica amministrazione. Ma in attesa che anche il nostro Paese possa seguire quelli più virtuosi, serve fare i conti con l’attuale burocrazia. Nel caso di chi arriva in Italia, dunque, lo scenario da affrontare è complicato (nel nostro Paese ci sono, per esempio, oltre 150 contratti collettivi di lavoro, che di fatto impongono logiche amministrative HR profondamente diverse). Ecco che è comodo avere un partner sul territorio per snellire tutti i processi amministrativi legati alla gestione del Personale, lasciando così più tempo per focalizzarsi sul core business.

Con oltre 75 anni di attività (l’azienda è nata in Belgio, ma è presto cresciuta fino a servire 150 Paesi nel mondo), SD Worx di recente ha deciso di aprire una sede in Italia, espandendo così la sua presenza in 18 Stati per concretizzare la strategia ‘local-to-local’ del gruppo. “Essere europei ci consente di ‘parlare’ la stessa lingua dei nostri clienti”, spiega Federico Fedele, Direttore Generale di SD Worx Italy. Nel nostro Paese l’azienda era già presente da tempo, ma secondo una logica di partnership con alcune realtà locali; ora la presenza è diretta e l’attività è già partita, oltre che con i clienti storici, con l’affiancamento di alcune aziende multinazionali alla ricerca di una soluzione unica per gestire gli aspetti HR. Oltre a queste organizzazioni, l’azienda si candida anche per affiancarsi alle imprese italiane che vogliono andare all’estero, senza preoccuparsi degli aspetti burocratici.

“L’Italia ha un enorme potenziale di semplificazione”, prosegue Fedele. “Se è vero che ci sono Paesi come la Francia che sulla complessità della gestione del payroll sono ancor più complicati di noi, è pur vero che ne esistono altri, come il Regno Unito, dove la busta paga si realizza con pochi passaggi. Per chi fa impresa questo è un grande vantaggio”. Inoltre l’internazionalizzazione è, oltre che la principale priorità per restare competitivi sul mercato, anche una importante leva di ingaggio delle persone, sempre alla ricerca di aziende stimolanti. Avere un partner che consente di ‘dimenticare’ la burocrazia è un enorme passo in avanti.

PMI, SD Worx, HR, internazionalizzazione, burocrazia


Dario Colombo

Articolo a cura di

Giornalista professionista e specialista della comunicazione, da novembre 2015 Dario Colombo è Caporedattore della casa editrice ESTE ed è responsabile dei contenuti delle testate giornalistiche del gruppo. Da luglio 2020 è Direttore Responsabile di Parole di Management, quotidiano di cultura d'impresa. Ha maturato importanti esperienze in diversi ambiti, legati in particolare ai temi della digitalizzazione, welfare aziendale e benessere organizzativo. Su questi temi ha all’attivo la moderazione di numerosi eventi – tavole rotonde e convegni – nei quali ha gestito la partecipazione di accademici, manager d’azienda e player di mercato. Ha iniziato a lavorare come giornalista durante gli ultimi anni di università presso un service editoriale che a tutt’oggi considera la sua ‘palestra giornalistica’. Dopo il praticantato giornalistico svolto nei quotidiani di Rcs, è stato redattore centrale presso il quotidiano online Lettera43.it. Tra le esperienze più recenti, ha lavorato nell’Ufficio stampa delle Ferrovie dello Stato italiane, collaborando per la rivista Le Frecce. È laureato in Scienze Sociali e Scienze della Comunicazione con Master in Marketing e Comunicazione digitale e dal 2011 è Giornalista professionista.

Dario Colombo


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