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Globalizzazione e robot, il lato poco umano del lavoro

L’emergenza Covid-19 influenzerà il processo, già in atto negli ultimi anni, di ridefinizione e ripensamento delle logiche interne al mondo del lavoro? È difficile comprendere allo stato attuale di diffusione del virus il suo reale impatto. Tuttavia alcune prime considerazioni si possono già fare.

Se da un lato la pandemia ha mostrato quanto ormai sia necessario per tutti i settori (politica, salute, economia, ecc.) ragionare in un’ottica globale, dall’altro l’inevitabile crisi economica che ci attende spinge a domandarsi come ripartirà la vita economica dei singoli Stati e quali saranno le modalità di impiego della forza lavoro. Soprattutto alla luce delle recenti previsioni del Fondo monetario internazionale, per cui il Pil italiano nel 2020 cadrà del 9,1% e del 4,8% nel 2021.

Si sente spesso parlare della necessità impellente di far ripartire le produzioni e l’attività lavorativa. Raramente però si correla il giusto discorso alla considerazione di tutti i radicali cambiamenti che la trasformazione digitale sta attuando. In primis a livello industriale, ma non solo.

Automazione, robotica, Intelligenza Artificiale, Blockchain stanno infatti rivoluzionando la nostra vita e con essa una sua parte essenziale, cioè il lavoro. Ed è per questo che comprendere pienamente la fase storica che stiamo vivendo è sempre più necessario per chi detta le linee politiche dei diversi Stati.

Un libro che ci permette di definire il quadro della rivoluzione in atto è il recente Rivoluzione globotica. Globalizzazione, robotica e futuro del lavoro, edito da Il Mulino. L’autore è Richard Baldwin, Professore di International Economics presso la Graduate School di Ginevra e caporedattore di VoxEU.org, portale del Centre for Economic Policy Research.

Il libro affronta il tema di come sta diventando – e diventerà sempre di più – la nostra società guidata dalla tecnologia digitale, che si baserà su due punti cardine, globalizzazione e robotica (da cui il neologismo “globotica”). E che avrà un fortissimo impatto non solo sul settore industriale, ma anche su quello dei servizi.

Il futuro dominato da globalizzazione e robotica

Rispetto al passato, individua Baldwin, il cambiamento è molto più rapido: “L’automazione e la globalizzazione sono processi vecchi di secoli. La globotica se ne distingue per due ragioni fondamentali: sta arrivando con una rapidità inimmaginabile e sembra tremendamente ingiusta”.

E questa ‘ingiustizia’ è da vedere in primo luogo nella pressione che la globotica mette su un sistema socio-politico-economico non ancora in grado materialmente di assorbire il suo impatto in termini di ricollocazione dei posti di lavoro.

“Il vero problema non è l’automazione del settore dei servizi in sé, che nel lungo periodo è inevitabile e ben accetta, bensì il radicale disallineamento fra la velocità del dislocamento e la velocità della creazione di posti di lavoro sostitutivi”, rivela infatti l’autore.

“Nel capitalismo attuale, centrato sul posto di lavoro, la prosperità si basa su occupazioni che garantiscono sicurezza e un buon livello retributivo, nonché su comunità stabili imperniate su di esse. Molti di questi posti di lavoro appartengono a settori che verranno sconvolti dall’avvento dei globot. E stiamo parlando di tantissimi posti di lavoro”, prosegue.

Che destino ci attende allora, sconvolto pure dalla crisi del coronavirus che per certi aspetti è figlia della globalizzazione stessa? Difficile poter comprendere appieno un fenomeno così complesso. Ma un punto di partenza ce lo offre Baldiwin stesso, quando sottolinea come “la chiave d’accesso alla comprensione del futuro va ricercata nelle lezioni della storia”.

Ed è per questo che il suo libro ci fornisce un puntuale e approfondito quadro delle precedenti rivoluzioni (quella industriale del XVIII-XIX secolo e quella dei ‘servizi’, a partire dagli Anni 70 del XX secolo, fino a quella odierna, la rivoluzione globotica, appunto), individuando i punti comuni e le differenze.

Rivoluzione globotica ci offre quindi  l’indicazione delle strategie di adattamento che l’uomo ha a disposizione per trovare nuove possibilità in ambito lavorativo, dove il valore umano è preponderante rispetto a quello dei globot. La base è partire da quello che una macchina non può replicare: creatività e pensiero indipendente.

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