Il remote working cambia il dress code

L’hanno già ribattezzata Zoom shirt, ovvero la camicia pronta per le videocall. L’Urban Dictionary riporta una definizione precisa: è la camicia o la blusa che si tiene sulla spalliera della sedia da lavoro per rendersi presentabili velocemente in caso di video conference. Ad averne una, secondo un sondaggio condotto da LinkedIn, sarebbe il 42% di chi lavora da casa.

La pandemia ha cambiato, infatti, radicalmente il work dress code. Soltanto il 10% delle persone si veste per lavorare da casa all’inizio della giornata per poi indossare abiti più comodi una volta conclusa l’attività. Dal momento che l’unico contatto visivo con i colleghi è rappresentato dalle riunioni virtuali, la Zoom shirt è diventata l’unico capo indispensabile nel guardaroba dello smart worker. Le nuove abitudini vanno nella direzione di un look più semplice ed essenziale, superando la cultura dell’outfit of the day a favore di una divisa più casual e rilassata.

Il cambiamento, per altro, era già in atto prima della pandemia. Persino istituzioni finanziarie come Goldman Sachs avevano pian piano abbandonato l’obbligo di indossare giacca e cravatta e già una ricerca del 2018 indicava che solo una persona su 10 conservava l’abitudine di andare al lavoro nel più classico dei completi . Ha contribuito al diffondersi di una moda più casual anche la moltiplicazione di spazi di lavoro condivisi: negli open space e tra le scrivanie condivise non solo l’attitudine al lavoro, ma anche l’abbigliamento si fa più rilassato.

Infine, c’è la questione spostamenti: sempre più persone attente all’ambiente vanno al lavoro a piedi, in bicicletta o in monopattino e questo influenza ciò che decidono di indossare la mattina. Anche dopo la riapertura degli uffici, molti continueranno a lavorare da remoto: si prevede che lo spazio di lavoro e con esso anche il dress code diventeranno ancora più fluidi di un tempo.

Fonte: The Guardian

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Giorgia Pacino

Articolo a cura di

Giornalista professionista dal 2018, da 10 anni collabora con testate locali e nazionali, tra carta stampata, online e tivù. Ha scritto per il Giornale di Sicilia e la tivù locale Tgs, per Mediaset, CorCom - Corriere delle Comunicazioni e La Repubblica. Da marzo 2019 collabora con la casa editrice ESTE. Negli anni si è occupata di cronaca, cultura, economia, digitale e innovazione. Nata a Palermo, è laureata in Giurisprudenza. Ha frequentato il Master in Giornalismo politico-economico e informazione multimediale alla Business School de Il Sole 24 Ore e la Scuola superiore di Giornalismo “Massimo Baldini” all’Università Luiss Guido Carli.

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