Il welfare è la risposta delle aziende al Coronavirus

La traduzione letterale della parola inglese “welfare” è benessere. Fino a gennaio 2020 abbiamo vissuto nella convinzione che nulla o quasi potesse intaccare le nostre vite. Tanto meno il nostro benessere, il sistema economico e, di conseguenza, quello del welfare, inteso più a livello nazionale che aziendale: tutti quei servizi messi a disposizione del singolo da parte della collettività.

Con l’arrivo del Covid-19, sembra profilarsi un’epoca nuova, quella delle comunità, del territorio e dell’attenzione al prossimo. È il pensiero di Riccardo Zanon, avvocato e titolare dello Studio Zanon, specializzato in consulenza del lavoro e autore del libro Welfare terapia. Rilanciare le aziende e prendersi cura dei collaboratori nell’era Covid-19, il primo testo edito dalla casa editrice Tuttowelfare, di cui ESTE – editore del quotidiano Parole di Management – è socio.

Zanon presenta un’idea e un progetto – quello del nuovo welfare di prossimità – che, in realtà, hanno più di 2mila anni, ma che si affacciano con più evidenza ora, nel mezzo di una crisi globale, in un momento in cui il welfare statale ha dimostrato di essere incapace a reagire con velocità ed efficienza. In questo panorama, molti imprenditori, pur nella difficoltà del momento e non potendo permettersi di aspettare, si sono rimboccati le maniche e hanno agito, mettendo al riparo i propri dipendenti, la salute delle proprie famiglie e l’azienda stessa nella sua interezza. Chi con più successo, chi meno.

Prendersi cura delle persone con l’ascolto e la comunicazione

In questo nuovo contesto, in cui prende sempre più corpo il concetto che l’azienda è prima di tutto una comunità, il welfare aziendale si presenta ancora di più come lo strumento indispensabile per poter affrontare e vincere insieme le sfide del futuro. Il libro di Zanon, infatti, parte dall’analisi della situazione attuale e dei problemi incontrati dalle organizzazioni nei mesi della pandemia.

Sottolinea quindi l’importanza della comunicazione da parte del management verso i dipendenti, nell’ottica del prendersi sempre più cura delle persone, per un benessere aziendale a tutto tondo. Si citano servizi di baby-sitting, di assicurazioni, di Smart working, di possibilità per riattivare il turismo e tante altre forme di welfare aziendale che non si esauriscono con la fine delle fasi emergenziali.

Le parole d’ordine per la ripresa, quindi, sono due: “comunicare”, nel senso di far conoscere, spiegare, illustrare, far circolare; e “creatività”, per ideare nuove proposte di welfare aziendale o riscoprirne le potenzialità. Il Covid-19, infatti, ci ha messi alla prova e sollecitati a trovare soluzioni che integrino la necessità della tutela del bene salute, dentro e fuori gli ambienti e i tempi di lavoro, con la sostenibilità di un mondo produttivo che potrebbe subire altri fermi forzati, o situazioni inedite.

Il saggio propone alcuni spunti per un rilancio forte del welfare, più basato sulla comunità e sul territorio. Rileggere l’emergenza e l’applicabilità del welfare aziendale in tempi più sereni, secondo l’autore, può aprire nuove dinamiche e opportunità.

Interessante l’immagine del coltellino svizzero con cui si conclude il libro: uno strumento indispensabile per chi ama passeggiare in montagna, che ha al proprio interno più accessori pronti a rispondere a diverse necessità (il seghetto, la lente, la forbice, la lima e il coltello). Che vanno utilizzati a seconda delle esigenze del momento. Così è anche per il welfare aziendale, e questa crisi sanitaria lo ha dimostrato e lo dimostrerà ancora di più nel tempo. L’importante, per Zanon, è avere gli strumenti a disposizione e capirne le potenzialità, in relazione alle necessità dell’azienda, dei lavoratori, del territorio e – soprattutto – del momento storico che si sta vivendo.

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Elisa Marasca

Elisa Marasca è giornalista professionista e consulente di comunicazione. Laureata in Lettere Moderne all’Università di Pisa, ha conseguito il diploma post lauream presso la Scuola di Giornalismo Massimo Baldini dell’Università Luiss e ha poi ottenuto la laurea magistrale in Storia dell’arte presso l’Università di Urbino. Nel suo percorso di giornalista si è occupata prevalentemente di temi ambientali, sociali, artistici e di innovazione tecnologica. Da sempre interessata al mondo della comunicazione digital, ha lavorato anche come addetta stampa e social media manager di organizzazioni pubbliche e private nazionali e internazionali, soprattutto in ambito culturale.

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