Imballaggi green e riutilizzabili, il Packaging cavalca la sostenibilità

Il tema della sostenibilità coinvolge sempre più settori industriali. Le aziende sono direttamente coinvolte nella svolta, dal punto di vista ambientale e dell’utilizzo di risorse, promossa dalla Commissione europea con il Green Deal, progetto da 1.000 miliardi di investimenti in 10 anni per l’economia verde.

Anche il settore del Packaging sta cambiando in questo senso, in relazione alle abitudini di acquisto, utilizzo e riciclo dei prodotti da parte dei consumatori. L’industria sta evolvendo infatti verso l’utilizzo di tecnologie per la produzione di imballaggi innovativi e sostenibili.

Se n’è parlato di recente nel Simposio internazionale sul futuro del packaging design, organizzato dall’Advanced Unit del Dipartimento di Architettura-Università di Bologna presso l’Opificio Golinelli. Un’occasione di confronto su sostenibilità e innovazione della progettazione nel Packaging, durante la quale è stata lanciata la proposta di creazione di un Osservatorio permanente sul design di imballaggi innovativi e sostenibili, guidato dall’Università di Bologna, essenziale per accelerare i processi di innovazione e la diffusione delle conoscenze.

L’Osservatorio – la cui nascita è stata promossa da Clara Giardina, Research Fellow dell’Università di Bologna – punta a essere centro di riferimento nel settore su scala nazionale, istituendo un sistema, attraverso una progettazione di relazioni, delle principali realtà (centri di ricerca, consorzi, università, imprese) che si occupano di osservare il fenomeno da diverse prospettive.

L’incontro ha riunito esperti nazionali e internazionali del settore e operatori come Conai, il Consorzio nazionale imballaggi: la Responsabile del Centro Studi-Area Prevenzione Simona Fontana ha sottolineato l’importanza non soltanto del riciclo, ma anche del riutilizzo dei prodotti, per dar vita al modello alternativo di consumo proprio dell’economia circolare.

Il design ecologico è, infatti, uno dei pilastri del nuovo paradigma: progettare imballaggi green permette di ridurre fino all’80% degli impatti e facilita il riuso e la reimmissione sul mercato delle materie. Una valorizzazione del concetto di prevenzione per ridurre l’impatto ambientale delle confezioni, che incidono non solo sulla quantità delle materie prime utilizzate, ma anche sui processi di produzione, utilizzo e fine vita. L’utilizzo di packaging progettati e realizzati secondo questa concezione può, secondo le stime degli addetti ai lavori, consentire un risparmio del 17% di anidride carbonica, una riduzione del consumo energetico pari al 27% e un minor utilizzo di risorse idriche del 29%.

La creazione di nuovi modelli virtuosi

Come spiegato da Giardina, il settore del Packaging deve tenere in considerazione alcuni aspetti come la scarsità delle risorse, i cambiamenti normativi (si attende ancora la plastic tax, per esempio), la rapida evoluzione tecnologica e la sempre maggiore sensibilità ai temi dell’ambiente: oltre a Greta Thunberg sono tanti i giovani che sempre più chiedono di lasciare loro un Pianeta non distrutto.

Queste (nuove) sensibilità e istanze identificano il design come un mezzo di comunicazione, un media tra cultura della sostenibilità e conoscenza. Sostenendo l’industria del Packaging, innovativo e attento a questi temi, quindi, il design diventa motore di modelli virtuosi.

Uno studio su 325 casi aziendali realizzati dall’ateneo bolognese ha individuato, infatti, la sostenibilità come fattore chiave in tutte le aziende. E nel Packaging questo si traduce in un focus sull’impatto ambientale. Non solo. Un nuovo approccio nella condivisione dei valori e una sempre maggiore customizzazione dell’imballaggio ne fanno un elemento della catena del valore aziendale, un veicolo di comunicazione di campagne sociali (a favore di minoranze, per esempio) e un vero proprio strumento capace di rivestire un ruolo di servizio a favore della collettività: basti pensare alle foto dei ragazzi scomparsi sui cartoni del latte negli Stati Uniti (una consuetudine che risale, in realtà, alla fine degli Anni 70).

Lavorare sulle abitudini dei consumatori

Cambia dunque l’approccio al contenitore, ma anche al contenuto. Su questo fronte c’è chi, come di Evrythng, impresa nell’ambito della tracciabilità, mette in campo la sua esperienza nella realizzazione di contenitori riutilizzabili per polveri (detersivi), ma anche nelle tazze riutilizzabili per i liquidi. Dunque, l’azienda crea materiale riutilizzabile e nello stesso tempo abitua il cliente-consumatore a utilizzarle in modo ecologico e a riciclarle.

Ma, secondo alcuni esperti, come Tipa – azienda specializzata nel packaging compostabile – la vera frontiera dell’imballaggio non è il riciclo, ma il compostaggio che meglio interpretano il nuovo concetto dell’economia circolare. Anche l’esperienza dell’azienda finlandese Re-pack è quella di un packaging riutilizzabile per una ventina di volte prima del suo re-invio alla casa produttrice, che ricompensa il cliente che ha semplicemente ‘impostato’ l’imballo a brand Re-pack in una buca delle lettere.

Di certo il cambiamento concreto può avvenire solo se si coinvolgono produttori di packaging, rivenditori di merci e consumatori nell’opera di sensibilizzazione sui temi della sostenibilità. I dati, infatti, indicano che il 99%della plastica è ricavata dal petrolio e di questa il 45% diventa packaging, mentre solo il 20% della plastica globale è riciclato. Per MIWA Minimum Waste, player dell’ambito sostenibilità, c’è ancora problema di percezione: i prodotti green non sono sempre considerati performanti e il loro costo è (spesso) superiore a quello della plastica. La sostenibilità, insomma, implica dei costi, che non tutti possono – o sono disposti – a sostenere. Ma è senz’altro necessario offrire ai consumatori contenitori riutilizzabili e green.

Erik Ciravegna, Adjunct Professor School of Design-Pontificia Universidad Catolica de Chile, ha sottolineato come il packaging abbia anche una funzione di servizio. E ha citato come esempio le taniche per trasportare l’acqua in luoghi che ne sono privi o le sacche di sangue per gli ospedali, riportando al centro l’idea di ripensare e riprogettare il packaging lungo due direttrici: la responsabilità e gli impatti su società e ambiente.

Le esperienze della Packaging Valley

In realtà esistono già aziende impegnate nella produzione di imballaggi sostenibili. La Packaging Valley, il distretto produttivo dell’Emilia-Romagna vanta un’alta concentrazione di queste imprese. Per esempio Aliplast (Gruppo Hera, multiutility operante in oltre 250 città italiane) secondo cui la progettazione ecocompatibile ha un ruolo chiave nel garantire che l’imballaggio in plastica sia effettivamente e ampiamente riciclato.

Occorre tuttavia una grande consapevolezza nel trattare con l’imballaggio nel momento in cui diventa rifiuto. Per questo servono strutture di raccolta e selezione ad hoc, oltre a infrastrutture di riciclaggio innovative. Il design finalizzato al riciclo, quindi alla circolarità, riguarda perciò tutti i diversi aspetti della progettazione dell’imballaggio: dalla forma, ai materiali passando per i sistemi di chiusura, ed etichettatura.

Barilla, altra eccellenza della zona, ha coniato il claim: “Good for you, good for the Planet”. Per l’azienda il cammino verso un packaging sostenibile è iniziato da oltre un decennio, e l’obiettivo dichiarato per il 2020 è di utilizzare per gli imballaggi materiali riciclabili al 100%, utilizzando per produrre materiali di confezionamento anche gli scarti alimentari delle produzioni aziendali.

Sul tema imballaggi sostenibili e innovativi, Amadori sta seguendo tre progetti: The Green Packaging Challenge, un invito a presentare idee per gli esistenti e potenziale fornitore di imballaggi; Matcher, un’iniziativa a livello nazionale, focalizzata sull’innovazione e sulle soluzioni messe a punto da Start-up e, infine, un programma internazionale di accelerazione, rivolto anche ad imprese non operanti in Italia.

Soluzioni digitali per l’utilizzo del packaging anche in chiave marketing: è il trend di Pelliconi, leader mondiale nella produzione di tappi a corona e chiusure per il Food & Beverage, che ha messo a punto il servizio Dapp per offrire ai propri clienti strumenti per digitalizzare il packaging per il consumer engagement.

La startup Leevia è il partner che fornisce il supporto tecnico e legale per i concorsi a premi via QR code presenti nella versione “Dapp Ready”. Nell’offerta anche opzioni che usano la Realtà Aumentata e strumenti digitali per generare attività di marketing e fidelizzazione interattive basate sul prodotto con “Dapp Pro”. L’obiettivo? Avvicinare il consumatore finale con il prodotto sfruttando il vero punto di contatto: il tappo e il packaging.

 

sostenibilità, packaging, economia green

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