Intelligenza emotiva, resilienza e comunicazione per gestire ogni emergenza

Secondo Daniel Goleman, psicologo e giornalista americano, l’intelligenza emotiva risponde ad un modo diverso di comprendere l’intelligenza, che va al di là degli aspetti cognitivi. L’intelligenza emotiva si riferisce alla capacità di riconoscere i propri sentimenti e quelli degli altri, di motivarsi e di gestire positivamente le proprie emozioni, tanto interiormente quanto nelle relazioni sociali. In un momento di crisi e emergenza sanitaria, queste caratteristiche sono indispensabili.

“Quello che sta accadendo oggi con il Covid-19 è un evento molto emblematico, definito da Nassim Taleb il ‘cigno nero’, perché inaspettato e inimmaginabile e che non rientra in alcuna statistica o previsione precedente”, illustra Rosanna Gallo, Amministratrice Delegata di Eu-tròpia. In questi casi si mette alla prova l’intelligenza emotiva delle persone, cioè la capacità di non perdere la testa e affrontare le emozioni come, in questo caso, la paura. “La paura ha il sopravvento e, per fronteggiarla, gli esseri umani mettono in atto comportamenti di lotta (a volte contro nemici immaginari) o di fuga dall’incertezza, spesso con conseguenze drammatiche, come possiamo osservare in questi giorni con l’assalto ai supermercati o le fughe di massa dalla Lombardia o le proteste dei carcerati”, aggiunge Gallo.

Rosanna Gallo, Amministratrice Delegata di Eu-tròpia
Rosanna Gallo, Amministratrice Delegata di Eu-tròpia

La resilienza è una risorsa per tutta la società e si può imparare

A fronte di scenari di crisi si evidenziano chiaramente, come una cartina di tornasole, anche le persone resilienti e quelle no. La resilienza in psicologia è la capacità umana di far fronte in maniera positiva alle difficoltà, coltivando le risorse interiori, ripristinando l’equilibrio psico-fisico precedente alla crisi, con la possibilità di migliorarlo. La resilienza è una competenza che mettiamo in atto al bisogno. Di fronte a situazioni che ci mettono a dura prova scopriamo risorse interne che non avremmo immaginato. Studi sulla resilienza hanno evidenziato i fattori che contribuiscono a sostenerla: l’autoefficacia (la sensazione di essere in grado di affrontare nuove situazioni), il locus of control (il senso di responsabilità), la dimensione etica (i valori), il pensiero positivo (l’ottimismo, che si può allenare) e il supporto sociale. Quest’ultimo è il fattore di maggior peso, il più importante per la resilienza.

“La bella notizia è che tutto questo si può apprendere, e praticare la solidarietà è la risposta”, afferma Gallo. Le persone resilienti e che sanno usare l’intelligenza emotiva riescono ad aiutare gli altri a recuperare il proprio equilibrio attraverso l’empatia e il networking positivo. Garantire il supporto sociale e non far sentire sole le persone nei momenti difficili è fondamentale, anche a livello lavorativo. “Se il leader in primis non è allenato a gestire le proprie emozioni, nei momenti di crisi la capacità decisionale viene meno e la situazione di stallo si ripercuote sul clima lavorativo” avverte Gallo. L’AD di Eu-tròpia ritiene che attualmente chi ha potere decisionale, anche a livello politico, stia facendo del proprio meglio, in questa crisi, ma rischia di trovare soluzioni ‘tampone’, di corto respiro, che richiedono ulteriori decisioni per il medio periodo. Le situazioni dilemmatiche che non hanno risposta nella casistica precedente, infatti, mettono le persone di fronte a scelte immediate. “È chiaro che noi ci aspettiamo che i leader mantengano lucidità, ma non è sempre così facile se non si è supportati da un team che valorizza contributi e prospettive diverse”, ammette Gallo.

I benefici della solidarietà e della comunicazione nelle crisi aziendali

La flessibilità è un’altra caratteristica fondamentale nelle situazioni di emergenza, perché l’assenza di stabilità richiede una forma mentis diversa per prendere decisioni in situazioni cruciali. Gestire e valorizzare le altre persone al meglio è possibile con uno stile di leadership coinvolgente, che faciliti l’emersione dei conflitti e delle emozioni per poterle affrontare e gestire. “Ora c’è una paura dilagante, le persone si sentono sole”, osserva Gallo. “Per evitare che le persone si richiudano in sé stesse è utile nominare la paura, perché fa tirare un sospiro di sollievo e condividere un’emozione fa sentire meno soli e crea senso di appartenenza”. Allo stesso modo, durante le crisi l’azienda dovrebbe imparare a comunicare e analizzare i problemi, senza nasconderli.

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Elisa Marasca

Elisa Marasca

Elisa Marasca è giornalista professionista e consulente di comunicazione. Laureata in Lettere Moderne all’Università di Pisa, ha conseguito il diploma post lauream presso la Scuola di Giornalismo Massimo Baldini dell’Università Luiss e ha poi ottenuto la laurea magistrale in Storia dell’arte presso l’Università di Urbino. Nel suo percorso di giornalista si è occupata prevalentemente di temi ambientali, sociali, artistici e di innovazione tecnologica. Da sempre interessata al mondo della comunicazione digital, ha lavorato anche come addetta stampa e social media manager di organizzazioni pubbliche e private nazionali e internazionali, soprattutto in ambito culturale.

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