Intelligenza_Artificiale_donne

Intercettare le disuguaglianze con l’Intelligenza Artificiale

L’ambiente nel quale vivremo nel futuro sarà il risultato di un lavoro progettuale al quale le donne devono oggi partecipare, soprattutto per affrontare nuovi fenomeni planetari la cui dinamica non può essere vissuta da spettatrici. Il presidio delle più avveniristiche tecnologie che caratterizzeranno lo scenario del futuro, dovrà necessariamente vedere un’equa co-progettazione di genere. Sappiamo intuire, analizzare o, perché no, anche misurare le conseguenze di una mancata partecipazione femminile ai grandi temi di sviluppo tecnologico e del suo impatto nel quotidiano?

L’Intelligenza Artificiale (AI), nella sua crescente pervasività e nelle questioni etiche che solleva, può essere l’occasione per individuare i valori che vogliamo trasferire nel futuro della nostra evoluzione tecnologica per una società più giusta, che tenga conto delle peculiarità di genere e del contributo della diversità. Non è possibile differire la discussione su questi temi ed è per questo che il 13 luglio 2021 la casa editrice ESTE ha organizzato una mattinata di approfondimento.

Ora che l’AI indirizza le nostre vite in modo molto di più marcato di quanto non ci sia lasciato percepire, come pensiamo di intervenire? Creare un quadro di riferimento per normare il mercato europeo dell’AI è una sfida della Commissione europea che si è concretizzata in una proposta di regolamento presentata il 21 aprile 2021: l’obiettivo è stabilire regole armonizzate sull’AI e modificare alcuni atti legislativi dell’Unione europea.

La tecnologia non è neutra

Un passo importante è prendere consapevolezza del fatto che la tecnologia non è neutra: dietro a ogni algoritmo che apprende automaticamente ci può essere un bias, un pregiudizio che può condizionare, in maniera sempre più invasiva, la nostra vita professionale e personale. Uno dei temi più sensibili riguarda i processi di selezione, sempre più spesso affidati all’AI, e conviene sapere che donne e uomini hanno un approccio diverso: le prime nei cv si focalizzano sui risultati, mentre i secondi sul potenziale; e, poiché le selezioni sono spesso influenzate dagli indici di leadership, le donne risultano svantaggiate. Nella progettazione di nuovi prodotti, invece, non sono proprio considerate: l’auto è un esempio eclatante, e ciò è sorprendente visto che poi, come ha bene argomentato Roberta Palazzetti, Ad di British American Tobacco Italia, sono spesso le donne a orientare gli acquisti. La tendenza è quella di riprodurre dinamiche del passato, ma tutto ciò è miope, anche da un punto di vista di sviluppo del business.

Risulta evidente che l’AI, e con essa la costruzione di algoritmi come basi decisionali, non è tema che può essere considerato solo da un’ottica tecnica, ma deve coinvolgere aspetti umanistici e soprattutto etici. Per questo le donne non possono rimanere escluse da un campo di gioco dove i giocatori sono prevalentemente maschi. Le macchine apprendono dai dati – per questo la loro qualità è fondamentale – e agiscono di conseguenza: intervenire affinché apprendano in maniera ‘pulita’, priva pregiudizi, e non cedere al determinismo tecnologico è anche una nostra responsabilità.

È urgente evitare che sia proprio la tecnologia a remare contro l’inclusività. Ma il rischio c’è, per questo bisogna partecipare, per arricchire con lo sguardo femminile i nuovi orizzonti della scienza. È anche necessario integrare la dimensione di genere nei contenuti scientifici dell’innovazione per evitare bias di unilateralità. L’innovazione gender-responsible può aumentare la qualità della vita in modo paritario, ma bisogna entrare nel merito. E iniziare a utilizzare l’AI, come uno specchio: gli algoritmi analizzano dati, dunque dovremmo iniziare a utilizzarli per intercettare le disuguaglianze.

Serve quindi trasformare l’AI da potenziale nemica ad alleata per contrastare più velocemente alcune storture, come il pay gap o la difficoltà ad accedere a finanziamenti. I problemi complessi della nostra società non possono essere risolti da un algoritmo, ma l’AI può farli emergere in superficie. E se l’immagine che vediamo nello specchio non ci piace, dobbiamo cambiarla.

I materiali del convegno dedicato a Intelligenza artificiale e impatti di genere organizzato il 13 luglio sono disponibili a questo link

Intelligenza artificiale, etica, disuguaglianze di genere, bias


Chiara Lupi

Articolo a cura di

Chiara Lupi ha collaborato per un decennio con quotidiani e testate focalizzati sull’innovazione tecnologica e il governo digitale. Nel 2006 ha partecipato all’acquisizione della ESTE, casa editrice storica specializzata in edizioni dedicate all’organizzazione aziendale, che pubblica le riviste Sistemi&Impresa, Sviluppo&Organizzazione e Persone&Conoscenze. Dirige la rivista Sistemi&Impresa e governa i contenuti del progetto multicanale FabbricaFuturo sin dalla sua nascita nel 2012. Si occupa anche di lavoro femminile e la sua rubrica "Dirigenti disperate" pubblicata su Persone&Conoscenze ha ispirato diverse pubblicazioni sul tema e un blog, dirigentidisperate.it. Nel 2013 insieme con Gianfranco Rebora e Renato Boniardi ha pubblicato il libro Leadership e organizzazione. Riflessioni tratte dalle esperienze di ‘altri’ manager. Nel 2019 ha curato i contenuti del Manuale di Sistemi&Impresa Il futuro della fabbrica.

Chiara Lupi


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