Mensa aziendale

Investire sul cibo significa tutelare la salute dell’azienda

Il cibo rappresenta un elemento fondamentale della cultura italiana ed è strettamente legato alla concezione di benessere. Il buon stato di salute, è noto, va di pari passo con una corretta alimentazione: l’adozione di una dieta corretta deve essere possibile in ogni contesto, anche in quello lavorativo. Anzi, è proprio nel lavoro che questi aspetti si complicano: i tempi a volte frenetici della vita aziendale rischiano di porre in secondo piano la cura delle abitudini alimentari; per questo motivo, spesso, le imprese offrono servizi di ristorazione aziendale prendendosi cura delle proprie persone.

La consapevolezza dell’importanza di questi temi ha spinto Cirfood, azienda italiana attiva nel settore della ristorazione collettiva e commerciale, a costruire un nuovo centro di ricerca e innovazione inaugurato a metà ottobre 2022. Il Cirfood District ha di recente ospitato l’evento dal titolo “Nutrire il welfare. Nuovi percorsi per raggiungere il benessere di persone e imprese”, durante il quale si sono confrontati diversi attori del welfare, approfondendo le questioni legate al momento conviviale del pranzo (o cena) in azienda.

Manuela Frasson, HR Director di Mastrotto, gruppo di aziende conciarie che agisce nell’ambito della lavorazione di pelli bovine per l’arredamento, l’industria calzaturiera, la pelletteria e l’automotive, ha spiegato come la sua azienda investa non solo nella qualità del servizio mensa, ma anche sull’educazione alimentare: “Per aumentare la sensibilità delle nostre persone, abbiamo sviluppato tre cicli di incontri non obbligatori, ciascuno basato su diversi ambiti del wellbeing: il primo è inerente alla dieta bilanciata, alla spesa intelligente e alla stagionalità, tutti aspetti fondamentali da curare in azienda e che richiedono territorialità nella catena di ristorazione aziendale, la collaborazione con Cirfood, di fatto, ci aiuta in questo obiettivo. Gli altri due cicli formativi, invece, sono relativi alla salute mentale e a quella in ufficio, partendo dalla postura”.

L’ampio raggio di benefici che deriva dagli investimenti sulla ristorazione aziendale è stato sottolineato anche da Alessia Carradore, Welfare & Wellbeing Director di Valyouness, società del gruppo Cirfood interamente dedicata ai servizi di welfare: “Oltre ai vantaggi legati alla salute, si valorizza la funzione sociale del cibo, rendendo i luoghi di lavoro più conviviali e positivi. Infine, questo tipo di misura porta un beneficio fiscale per le aziende grazie agli sgravi fiscali sulle iniziative di welfare”.

Altro che la carriera, gli italiani vogliono stare bene

Il tema del cibo è, però, solo una parte del complesso tema del benessere aziendale, oggigiorno focalizzato anche su altre esigenze: “Il burnout psicologico causato dalla pandemia di Covid-19 ha portato molte persone a rivalutare le proprie priorità. È aumentato l’interesse rispetto alla salute, al cibo e all’attività sportiva. Ora si presta molta attenzione anche alla possibilità di gestire genitori o parenti anziani, il post pandemia ha consolidato il valore della famiglia”. Queste le osservazioni di Silvia Zucconi, Responsabile Market Intelligence di Nomisma, società di consulenza che ha svolto un’attività di monitoraggio per Cirfood e che ha realizzato un sondaggio proponendo un questionario a 1000 lavoratori e 150 Manager in ambito HR.

La survey aveva come scopo il raggiungimento di un maggior livello di consapevolezza sulle opinioni dei lavoratori e rappresenta un primo passo per lo sviluppo di sistemi di welfare basati interamente sul benessere del personale. I risultati ottenuti dalla rilevazione sono stati chiari: otto persone su 10 ritengono decisiva la presenza di un piano di welfare aziendale nella scelta di una nuova occupazione. Salute, conciliazione vita-lavoro e sostegno economico, queste sono le priorità per i lavoratori, molto diverse rispetto a quelle del passato, una volta più legate alla carriera e al successo lavorativo. Di fronte a queste necessità, come rispondono le aziende? Il sondaggio ha segnalato le tre soluzioni più comunemente adottate dalle imprese: buoni spesa, sanità integrativa e previdenza complementare.

Lo stesso approccio è adottato, con successo, da Mastrotto. Anche in questo ambito, Frasson ha testimoniato le peculiarità della sua impresa: “Il nostro principio cardine è l’ascolto. Abbiamo somministrato un questionario ai lavoratori e, grazie alle risposte, abbiamo ridisegnato il nostro portale welfare che, senza un’appropriata accessibilità diventa semplice marketing, perciò, lo abbiamo reso semplice da utilizzare”. Questo approccio al welfare aziendale – basato sulle necessità delle persone e il loro benessere – non è ancora consolidato nella cultura HR di tutte le aziende italiane e, per questo motivo, eventuali scelte politiche potrebbero influire sull’ azione delle imprese in ambito welfare.

Le politiche aziendali sono, infatti, fortemente influenzate dalle manovre economiche varate dagli Esecutivi e, per questo motivo, sarà cruciale l’osservazione di due aspetti per riuscire a identificare i trend che veicoleranno il welfare aziendale nel prossimo futuro: le azioni che verranno intraprese dal Governo Meloni a seguito della scadenza del tetto a 3mila euro dei fringe benefit prevista per l’inizio del 2023; gli effetti, a lungo termine, del dimezzamento (al 5%) dell’aliquota dell’imposta sostitutiva applicabile ai premi di risultato. Molti operatori del settore si sono detti scettici nei confronti di queste misure introdotte dal Governo, tra questi, anche Carradore ha espresso le sue perplessità. Ciò che è evidente è che il welfare secondario stia vivendo un momento di evoluzione: in quale direzione sarà il tempo a dirlo.

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